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Giovedì, 24 Maggio 2018

Amore viscerale per la Calabria, “ma vorrei vederla più combattiva”. Conversazione con Luciano Regolo, condirettore di “Famiglia Cristiana”

Una vita affascinante, tutta da raccontare quella di Luciano Regolo col quale basta parlare un’ora per essere catapultati da corti, regge e patinato jet–set, alle esperienze di più profonda intensità emotiva. 


Luciano Regolo con i suoi racconti riesce a incantare e trasportare gli astanti da una realtà all’altra; non c’è argomento che non riesca ad affrontare con interessanti aneddoti, divertenti e a volte commoventi.
Un fiume in piena. Regolo è padre, giornalista e scrittore; ieri direttore di Novella 2000, Eva 3000, Vip, l'Ora della Calabria, Mate (rivista matematica). Ha lavorato per Repubblica, Oggi, Chi (di cui è stato caporedattore), e adesso è condirettore di Famiglia Cristiana. Un cambiamento interiore profondo che lo porta a dare una svolta drastica alla sua vita e che lui esterna, indirettamente, attraverso una interessantissima e copiosa produzione letteraria.
Ci regala messaggi vitali, attraverso i sui scritti che riguardano testimonianze importanti e luminose. Un’ esistenza ricca e variegata la sua, piena di grandi soddisfazioni professionali e personali, che affascina e conquista, pur con qualche delusione che, immancabilmente, costella la vita di ognuno di noi.

Per motivi professionali ha dovuto lasciare la sua terra, che rapporto ha con la Calabria?
“Ho un rapporto d’amore viscerale anche se, a volte, la società calabrese mi fa soffrire; vorrei vederla più combattiva e meno disinteressata, ma questa indifferenza è una reazione della quale non va colpevolizzata. I calabresi sono soprattutto persone accoglienti, con valori ben radicati e inestimabili che appartengono anche a me, che in questa terra sono cresciuto e della quale conservo i ricordi più belli: quelli legati alla mia infanzia, ai miei genitori, morti precocemente, che mi hanno permesso di essere ciò che oggi sono, come padre, innanzi tutto, per il quale i figli vengono prima di ogni cosa”.

Questo suo forte legame con la nostra regione le avrà regalato affetti particolarmente importanti…
“Si. Ho avuto legami importanti in Calabria, a parte la famiglia, con persone che hanno contribuito molto alla mia formazione, come per esempio don Dante Sabinis sul quale ho anche scritto un libro edito da Rubbettino. Un papà spirituale, sacerdote della gioia, che mi ha trasferito valori sopiti nel corso della vita e oggi riscoperti veri e autentici”.

Lascia la sua amata Calabria per motivi di lavoro e si ritrova catapultato a Corte, tra personaggi noti e famiglie reali, divenendone un vero e proprio esperto. Da dove ha inizio questo percorso?
“Nasce quando iniziai la mia esperienza come stagista di Repubblica. Era il 1993, anno in cui arrivavano i documenti dei Savoia all’Archivio di Stato di Torino e si scopriva che, in realtà, erano incompleti. Mi trovai a seguire la vicenda per la testata ed entrai in contatto con Maria Jose di Savoia che lesse i miei articoli e mi contattò ironizzando: ‘Io sono la regina, non posso che parlare con la Repubblica’. La incontrai stringendo con lei un legame. Questa fu l’opportunità che, ventiseienne, mi catapultò nel mondo dei reali. Anche su di lei scrissi un libro ‘La regina incompresa. Tutto il racconto della vita di Maria José di Savoia’. Da lì iniziai ad incontrare e scrivere di reali, ho conosciuto Alberto di Monaco in Arabia Saudita, poi Carlo d’Inghilterra, Lady Diana…”

Luciano Regolo condirettore Famiglia Cristiana

Ha avuto a che fare anche con personaggi del mondo dello spettacolo?
“Si. Quelli erano gli ambienti che frequentavo. Lavoravo per delle riviste che necessariamente presupponevano rapporti con personaggi noti, ma non ho mai abbandonato l’idea che non bisogna perdere di vista la missione di informare, quindi dobbiamo essere distaccati e mai coinvolti per non diventare strumenti di qualcuno”.

Ha vissuto il mondo patinato delle celebrity, della moda, quindi di tutto ciò che è più materiale e di facciata. Poi accade qualcosa dentro di lei. Che cosa?La sofferenza nella sua vita che ruolo ha avuto in questo profondo cambiamento?
“È stato un processo graduale che parte da un disagio già presente dentro di me, non metabolizzato forse, ma presente. Mi sono trovato a vivere questo mondo, partecipavo a feste e serate di gala ma tornato a casa mi sentivo tutt’  altro che bene. Sentivo che tutto questo non mi apparteneva e che per me rappresentava solo lavoro. Poi l’avvento nella mia vita di episodi drammatici come la morte di mio padre, le minacce subite come direttore di Novella 2000, un matrimonio crollato… Molto provato, inizio a prendermi cura dei miei figli da solo, a fargli da scudo, e loro se ne sono perfettamente resi conto; ho iniziato ad organizzare la mia vita in base alle loro esigenze. A quel punto cerco Natuzza Evolo, che avevo conosciuto già in passato, che mi era stata vicina spiritualmente, e mi aveva colpito, ma non attraversato il cuore fino in fondo, almeno fino a quel momento; avevo già avuto prova personalmente delle sue opere incredibili,aveva guarito mia cugina, inspiegabilmente, a detta dei medici. La ricerco nella primavera del 2009, le dedico una trasmissione tv e le faccio incontrare tante persone, tra cui Alfonso Signorini che voleva conoscerla da tempo. Ma io, in quella occasione, non andai a trovarla. Natuzza mi fece chiamare chiedendo di “chiddu che restau a Milanu”. Così scendo per incontrarla”.

Dopo l’incontro con Natuzza - confida Luciano Regolo - ho cominciato a cambiare prospettiva. Prima ero un ribelle, oggi doso la forza e faccio estrema attenzione a chiedermi se parlo per orgoglio o per verità”.

E questa volta Natuzza le attraversa il cuore?
“Si. Quando la vedo lei mi descrive la mia stanza da letto senza averla mai vista, e mi dice delle cose che non avevo mai rivelato a nessuno: prima di uscire da casa,per fare un esempio, ero solito parlare con la foto del mio defunto padre, alle cui preghiere affidavo i miei figli. E Natuzza prosegue facendo riferimento a miei pensieri, mai rivelati ad alcuno. Dopo questo incontro ho cominciato a cambiare prospettiva. Prima ero un ribelle, oggi doso la forza e faccio estrema attenzione a chiedermi se parlo per orgoglio o per verità”.

La chiamano a Famiglia Cristiana per rinnovare la rivista. Servono nuove idee e progetti. È lei la figura che può ben coniugare tradizione e modernità?
“Credo di si. Per le mie esperienze in riviste popolari come Bella, Gioia e anche Mate, per i valori che muovono la mia vita, il tutto unito allo spessore del direttore Antonio Rizzolo. La rivista si rinnova dal punto di vista grafico e contenutistico,lasciandone intatta l’autorevolezza e il clima caldo, oltre ai valori, fondamento di Famiglia Cristiana. L’obiettivo del periodico è la diffusione dei valori cristiani, motivo per cui è stata fondata nel 1931, rinunciando però all’ aspetto sensazionalistico; lo slogan ‘informazione mai separata dai valori’ rappresenta, nel contempo, un messaggio bellissimo e una sfida”.

Perché Famiglia Cristiana sente la necessità di un rinnovamento, cosa è cambiato nella società?
“Si tratta di parlare ai giovani. La rivista deve adattarsi al loro linguaggio e adeguarsi ai cambiamenti della famiglia contemporanea. Anche il Papa si è mostrato al passo con i tempi adottando una comunicazione moderna, parlando anche attraverso twitter. Dobbiamo prendere atto dei cambiamenti, non essere bigotti. Dobbiamo conservare i valori della dottrina, il che non deve significare restare indietro”.


Come dicevo, lei sembra la persona perfetta…
“Grazie. È per me un’esperienza importantissima, una bella sfida, ma anche una provvidenza che mi consente di unire i valori della mia fede ad un importante impegno professionale”.


Fnsi. Cosa mi dice del suo impegno nel sindacato dei giornalisti, al fianco del nostro Segretario Carlo Parisi?
“Nasce da un periodo molto difficile all’Ora della Calabria, chiusa per vicende ormai note a tutti. Lì ho vissuto esperienze molto forti, come un’occupazione della redazione di ben tre mesi, con scarso supporto, a parte pochi messaggi. Chi mi ha sempre dato sostegno e spazio è stato proprio il nostro segretario Carlo Parisi. Nasce da qui una grande amicizia, fraterna, oltre a una grande stima e una collaborazione sul campo. Ho accolto con entusiasmo il suo invito per le attività sindacali. Condivido questo impegno con una splendida squadra, che è quella calabrese, della quale anche tu fai parte, e con la quale si è creato un ottimo rapporto di intesa professionale e personale, conditio sine qua non per il raggiungimento di ambiziosi obiettivi”.

 

Luciano Regolo con i figli