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Martedì, 15 Ottobre 2019

Piccole imprese muoiono. "Urgono incentivi fiscali"

Parla Nunzio Bevilacqua, vicepresidente dell’Associazione nazionale per lo studio dei problemi del credito.

Le piccole e medie imprese rappresentano il 98% del tessuto imprenditoriale italiano, la spina dorsale del nostro sistema di sviluppo ed il bacino di tenuta occupazionale e sociale. Della dinamica del sistema economico e produttivo, delle sue criticità e dei suoi fattori di rilancio ne abbiamo parlato con Nunzio Bevilacqua, componente il direttivo dell’Anspc, composto da numerose figure di calabresi illustri.

Nunzio Bevilacqua, vicepresidente dell' Associazione nazionale per lo studio dei problemi delle Pmi


Dell’Associazione, presieduta da Ercole P. Pellicanò,  fanno parte docenti universitari, banchieri e imprenditori, tra i quali Andrea Monorchio, Fabio Cerchia e Pietro Ciucci. Bevilacqua, avvocato, direttore e coordinatore scientifico di importanti riviste quali “Notarilia” e  “Tempo Finanziario” è anche vicepresidente della Fondazione Atlante per l’Etica in Economia.

Tra la restrizione del credito, i maggiori costi di finanziamento e la contrazione del Pil  si rischia il default per le piccole e medie imprese italiane, un situazione molto grave. Quali misure adottare?
La crisi finanziaria ha dimostrato che l'economia non è in grado di rimettersi in moto da sola, dal momento che i mercati finanziari non solo non funzionano bene in modo automatico, ma non sono in grado di auto correggersi. L'economia nazionale va ristrutturata, utilizzando, in modo mirato, il denaro pubblico ed indirizzando le risorse liberate verso i settori strategici, in primis il comparto produttivo. La riduzione degli oneri burocratici sulle imprese - in materia di lavoro, appalti, tutela della riservatezza e dell’ambiente - e la semplificazione, quella vera, consentirebbero di ridurre la durata effettiva dei procedimenti amministrativi e, al contempo, di migliorare la qualità della regolazione dell’attività d’impresa e dei controlli pubblici sulle attività economiche. Sarebbe opportuno ridiscutere il meccanismo dell’IVA e le tempistiche con cui gli enti effettuano i pagamenti ai privati, in modo da sostenere l’equilibrio economico finanziario monetario  di molte imprese del Paese, in bilico per carenza di liquidità, da Nord al Sud, anche in considerazione del diffuso credit crunch.  Se si vuole rilanciare la crescita attraverso un programma di rafforzamento strutturale del Paese che possa contare su industria, agricoltura, turismo e servizi, il problema maggiore da risolvere è costituito proprio dal blocco burocratico a livello istituzionale. Tutto ciò ostacola lo sviluppo, l'occupazione e la crescita, frenando la produttività e gli investimenti. La creazione di idonee infrastrutture in aree economicamente depresse del Paese costituisce un'occasione unica e preziosa da cogliere quanto prima, in modo da favorire la nascita e lo sviluppo di nuove start up e supportando Pmi esistenti, vero volano dell’economia, impalcatura dell’intero tessuto produttivo italiano.

Veniamo alla realtà produttiva del Mezzogiorno e della Calabria in particolare. Cosa si può fare concretamente per dare ossigeno allo specifico sistema economico di tali aree?
Per gli investimenti privati sarebbe opportuno varare una politica di incentivi fiscali, che premi le imprese, piccole e grandi, che investono, patrimonializzano e si consolidano con processi di acquisizione e fusione. Mai come oggi bisogna usare la leva fiscale per accelerare il principale motore della crescita e dell'occupazione, rappresentato dalla competitività delle imprese.  Il Mezzogiorno ha sempre più bisogno di Amministrazioni Pubbliche che, in un quadro di maggiore autonomia, siano in grado di adottare strategie e strumenti per il governo del cambiamento, rispondendo in modo puntuale  ai bisogni dei cittadini. L’obiettivo consiste nel migliorare la comprensione dei fenomeni di cambiamento, supportando ed indirizzando le Amministrazioni ad ottimizzare le performance e la qualità dei servizi.

Ottimizzazione delle perfomance e la qualità dei servizi. Nei vostri studi sul Mezzogiorno, sui problemi delle piccole e medie imprese riservate ampio spazio al “settore trainante”: l’economia del turismo. Se l’Italia ed il Mezzogiorno erano le mete privilegiate dei viaggiatori del Gran Tour, oggi l’Italia intera fatica, raccogliendo il 4, 5% del turismo globale, mentre, dieci anni fa, era attestata sul 6, 1%.
L'Italia  vanta un patrimonio inestimabile. Una dote che comporta onori ma anche oneri. Urge un programma di valorizzazione delle coste, con piani a basso impatto ambientale, che non lascino “scoperta” nessuna regione o tratto costiero. Valorizzazione non vuol dire necessariamente urbanizzazione, ma, in primis, tutela e salvaguardia. Occorrono strutture contestualizzate che offrano una ricezione turistica correlata alla capacità di sopportazione del territorio e, soprattutto, creazione di vivace indotto turistico. Oggi la bellezza dell'Italia continua ad attrarre ma dobbiamo considerare la dura concorrenza da parte dei Paesi mediterranei, che sopperiscono alle loro carenze naturalistiche con servizi e competitività di offerte. Non si è ancora raggiunta la consapevolezza dell’importanza dell'economia del turismo. Quando parliamo di sviluppo economico non si può ignorare che il settore turismo, con la sua “trasversalità” operativa, costituisce uno snodo imprescindibile. Turismo oggi è tecnologia, creazione “sartoriale” in risposta ad una domanda sempre più esigente. Economia del turismo è fare sistema affinché la cooperazione tra tutti i professionisti dello scacchiere turistico sia efficace ed efficiente. In questo scenario, il peso del comparto lo si avverte quando si valuta anche l'indotto. Oltre alle strutture alberghiere ed enogastronomiche, penso a quelle balneari, portuali e di svago. Fondamentale, poi, è che parte della ricchezza derivante dal turismo ricada sul territorio per la sua manutenzione. Nel panorama italiano, la valorizzazione costiera delle regioni del Mezzogiorno dovrebbe avvenire considerando la crescita del flusso turistico non come “costo espropriativo”, ma come opportunità, che, in un'era di offerta globale, potrebbe non riproporsi.

Per la competitività delle imprese di cui parla, uno dei nodi centrali, specie nel Mezzogiorno, è rappresentato dall’ inadeguatezza delle infrastrutture...
Il rilancio delle infrastrutture, infatti, può rappresentare uno dei presupposti per lo sviluppo economico e sociale della Calabria e per l’attuazione di politiche di riequilibrio territoriale adottate dall'Unione Europea. In Italia, la situazione nel campo delle infrastrutture non risulta adeguata né quantitativamente, perché il livello risulta inferiore a quello degli altri Paesi Ue - soprattutto nei settori dei trasporti, dell'energia e delle telecomunicazioni - né qualitativamente, a causa dell'obsolescenza tecnologica e del deperimento fisico di molte opere e della non perfetta corrispondenza con le mutate esigenze della domanda e alle necessità di rispetto ambientale. La questione centrale è il reperimento delle risorse finanziare necessarie per gli investimenti pubblici in infrastrutture, stante l’esigenza di arricchire le dotazioni tecnologiche e di rinnovare gli impianti esistenti. Gli investimenti pubblici, se ben progettati, possono essere considerati un eccezionale motore per un rapido rilancio del Paese. Da un lato, è prioritaria la mission di risanare il bilancio, dall’altro, è doveroso porre solide basi su cui costruire una ripresa economica, con tempi di reazione molto più stringenti rispetto agli attuali: la sostenibilità dei conti pubblici deve procedere di pari passo con l’abbattimento del debito. Oggi è giusto pensare anche alla Cassa Depositi e Prestiti come protagonista dell’economia.
Eduardo Meligrana