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Giovedì, 21 Novembre 2019

"Calabria, unica regione in recessione, ma ci sono le condizioni per un suo rilancio". Intervista all'economista Vittorio Daniele

Vittorio Daniele, rappresenta per la Calabria una eccellenza, indubbiamente come tante, con alle spalle un curriculum di spessore culturale. Tanti i libri e articoli da lui scritti su riviste sia a carattere nazionale che internazionale, non ultimo il libroIl divario Nord-Sud in Italia 1861-2011”, con Paolo Malanima.

Prof. Daniele, dopo la grande crisi degli anni scorsi, la ripresa economica in Italia appare molto lenta. Oggi il paese è quasi in stagnazione. Qual è stato l’andamento dell’economia della Calabria nell’anno appena trascorso?

Secondo gli ultimi dati della Svimez, nel 2018, la Calabria è stata l’unica regione italiana in recessione. Il Pil regionale è, infatti, lievemente diminuito (-0,3%), mentre la crescita del Mezzogiorno e del Paese nel suo complesso è stata positiva, anche se molto debole. La deludente performance dell’economia calabrese nello scorso anno è spiegata da un significativo decremento della produzione agricola (-12%) e dell’industria (-5%). Positivi, invece, gli andamenti delle costruzioni e dei servizi, in particolare del turismo, cresciuto in tutto il Sud. È da ricordare che nell’ultimo decennio, a causa della grande recessione che ha colpito il nostro Paese, il Pil della Calabria è diminuito del 13%. Le regioni meridionali, Calabria inclusa, duramente colpite dalla recessione del 2009-2014, non hanno ancora raggiunto i livelli di produzione e occupazione pre-crisi. Ciò è accaduto invece al Nord, dove la ripresa è stata più sostenuta. Sotto il profilo della crescita, l’Italia rimane un paese e a “due velocità”. Il divario, già molto ampio, tra Nord e Sud di conseguenza aumenta.

Un divario economico, quello della Calabria, che si misura anche sotto il profilo occupazionale.

Naturalmente, il rallentamento in atto si è riflesso sul mercato del lavoro. Nel primo trimestre di quest’anno, il tasso di disoccupazione in Calabria è nuovamente aumentato, raggiungendo il 24,3%.  Si tratta del valore più elevato tra tutte le regioni.  In Calabria, come in altre regioni del Sud, accanto alla disoccupazione esiste poi un’ampia fascia di lavoratori precari, sottoccupati e irregolari. Che le condizioni del mercato del lavoro siano critiche, soprattutto per la componente giovanile, lo dimostrano i dati sull’emigrazione. La Calabria sta perdendo abitanti, sia per il basso tasso di natalità, sia per l’emigrazione. Un andamento che rispecchia quello più generale del Sud. Come ricorda la Svimez, in quindici anni, tra il 2002 e il 2017, sono emigrati oltre 2 milioni di meridionali. Il saldo migratorio del Sud, al netto dei rientri è stato di 832 mila persone. Buona parte degli emigrati sono giovani laureati. Alcune aree, si pensi ai centri montani della Calabria, sono a rischio di “desertificazione” demografica oltre che economica. 

Ma perché la nostra regione stenta a recuperare il ritardo economico, quali fattori pesano?

Sulla ripresa pesano fattori congiunturali e strutturali. Come accennato, il rallentamento che ha interessato l’economia italiana già negli ultimi mesi del 2018 si è avvertito maggiormente, come spesso accade, nelle regioni meno sviluppate.  Negli ultimi anni, l’economia calabrese è stata interessata da alcune dinamiche positive: oltre all’aumento delle presenze turistiche, si è avuta un’espansione di alcuni settori, come l’agroindustria, e una crescita significativa delle esportazioni. Come rileva la Banca d’Italia nell’ultimo Rapporto annuale sull’economia regionale, anche in Calabria esistono imprese innovative e a rapida crescita in settori a elevata tecnologia. Ma, al di là di questi aspetti, pur importanti, sono i tratti strutturali a pesare sulle prospettive economiche e occupazionali della regione. La base industriale regionale è storicamente gracile: l’industria contribuisce ad appena l’8% del Pil, a fronte del 12% del Mezzogiorno e del 23% del Nord. Quella calabrese è un’economia largamente basata sui servizi, settore da cui proviene l’80% dei redditi da lavoro dipendente, buona parte dei quali, direttamente o indirettamente, dalle pubbliche amministrazioni. Nonostante le positive dinamiche degli ultimi anni, le esportazioni calabresi rimangono esigue: rappresentano appena l’1,5% del Pil regionale, che è di 33,4 miliardi di euro. La Calabria è, poi, la regione con più elevata incidenza dell’economia sommersa e illegale (delle sole componenti rilevanti ai fini statistici) che, secondo le stime, rappresenta il 21% del valore aggiunto regionale, a fronte del 14% medio nazionale.

Quali prospettive e quali politiche per il Sud e la Calabria?

Nell’ultimo quindicennio, per ragioni diverse, lo sviluppo del Sud ha avuto un ruolo molto marginale, se lo ha avuto, nelle agende dei governi. Ne è prova il fatto che la spesa pubblica per investimenti è progressivamente diminuita, e ciò ha avuto un impatto negativo sull’economia meridionale. A causa della riduzione della spesa statale, gli investimenti nel Mezzogiorno vengono ormai finanziati, quasi integralmente, attraverso i fondi europei. Ma questi fondi, per avere un impatto significativo sullo sviluppo locale, dovrebbero aggiungersi, non sostituirsi, a quelli nazionali come invece avviene. Il loro impatto è, dunque, molto modesto, nonostante si stiano raggiungendo buoni risultati in termini di spesa. Nel caso della Calabria, si registrano ritardi nella realizzazione d’infrastrutture importanti, come quelle a servizio del porto di Gioia Tauro e per lo sviluppo del retro porto. Andrebbe, poi, avviata la Zona economica speciale (Zes) che stenta a decollare. Se guardiamo al quadro politico nazionale le prospettive non sono incoraggianti. Preoccupa, in particolare, l’autonomia differenziata che, se dovesse essere attuata nei termini proposti dalle tre regioni del Nord che ne hanno avanzato richiesta, produrrà certamente conseguenze negative per il Sud. Il rischio è che, con le autonomie, si aggravino le disuguaglianze economiche e sociali tra Nord e Sud, anche in ambiti come l’istruzione e la sanità.