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Lunedì, 18 Novembre 2019

Il sogno dell’ultima tessitrice

L’arte del tessere costituisce una delle più antiche tradizioni dell’artigianato  calabrese; una tradizione che è giunta a noi dal lontano Oriente facendo conoscere presso le contrade calabresi l’uso del telaio e la bellezza dei tessuti.
Per molti secoli, quello della tessitrice è stato uno dei mestieri più diffusi che, però, non ha resistito nel tempo. Oggi, infatti, è sempre più raro vedere, soprattutto nei grandi centri della Calabria, tessitrici intente al vecchio telaio.

Eleonora Spataro alle prese con il telaio


Uno dei pochissimi telai ancora attivi è quello della signora Eleonora Spataro, che con tanta passione realizza dei pregiatissimi tessuti in lino, seta e cotone. Sono in tanti a conoscerla nell’antico borgo di Siderno Superiore, paesello del reggino di mille abitanti dove la donna vive.
La signora Eleonora, che tutti descrivono come una signora buona, sempre sorridente e che si fa amare dalla gente, vive da sola in casa. Il suo unico e amato compagno è il preziosissimo telaio, ancora perfettamente funzionante, che custodisce gelosamente all’interno della sua abitazione. Premurosa come una mamma che si prende cura del proprio figlio, la tessitrice del borgo sidernese è sempre pronta a prestare la giusta attenzione per mantenere intatto nel tempo il suo telaio.
Era una bambina quando si avvicinò per la prima volta a quello che lei chiama “tilaru”. Apparteneva ad una anziana signora di nome Maria Stella Bianchini, dalla quale lo ereditò dopo la sua morte. “Avevo solo sette anni quando andai con mia mamma e i miei fratelli a vivere dalla signora Maria Stella- racconta la tessitrice sidernese- ero affascinata da questa particolare e curiosa strutturadi legno circondata da una moltitudine di fili. Mi piaceva osservare quei movimenti, precisi e ripetitivi, che la mia maestra svolgeva nel tessere. Una mattina mi fece sedere al suo posto, quello che ogni giorno osservavo con meraviglia, e sotto la sua guida poggiò le mie mani, tremolanti per la forte emozione, sul telaio. Fu in quell’esatto istante che io capii che quello sarebbe stato il mestiere che avrei voluto fare per il resto della mia vita: la tessitrice”. Sono passati oltre sessant’anni da quel giorno; come molte donne che acquisivano l’arte del tessere in giovanissima età, anche  la signora Eleonora racconta di averla  appresa con “il latte di mamma”. Situato nel piano terra della casa, o spesso in camera da letto, il telaio svolgeva la funzione di aggregazione: lì si riunivano le giovani donne per sognare il futuro, mentre tessevano il proprio corredo matrimoniale, e le anziane raccontavano il passato. La storia della signora Eleonora riflette mille storie di vita di tessitrici che un tempo rappresentavano la linfa vitale della nostra terra, donne capaci di inventare nuove forme, soggetti, disegni dai colori e dalla bellezza incredibile, come del resto, faceva Penelope progenitrice e simbolo delle tessitrici. La tessitrice sidernese dedica solo quattro ore al giorno davanti al telaio, “quando ero più giovane- ricorda la signora Eleonora- iniziavo dalle prime luci dell’alba fino all’imbrunire, finché la luce del sole mi permetteva di lavorare. Ogni giorno non era mai lo stesso perché, con l’avanzare della lavorazione, man mano il tessuto prendeva forma, vedevo venir fuori una mia creazione”. Prima di iniziare un qualsiasi tessuto, la signora Eleonara, si ripete che “il telaio non vuol rabbia, né stizza, né pancia vizza”, perché per tessere bene ci vuole calma, tranquillità e occorre aver mangiato bene.
Per realizzare un lavoro si partiva da molto lontano. La prima fase era quella di dipanare le matasse di cotone e raccoglierle nei “cannoli”, piccoli cilindri di canna. I fili di cotone venivano riuniti con cura ed andavano a formare i “'jjòmmara”, che venivano portati al telaio per avviare la delicata fase della “lurditura”. Subito dopo si procedeva a “linchiri i lizzi" e a "linchiri u pettinu”. Durante la tessitura, i "lizzi", collegati tramite funicelle alla pedaliera, si alzavano e si abbassavano alternativamente, in base al comando effettuato con il rapido e sapiente movimento dei piedi della tessitrice sulla "pedalora". Tale operazione creava, tra i fili dell'ordito, un varco attraverso il quale la tessitrice faceva passare velocemente “a navetta”. Successivamente, il pettine veniva battuto con forza, per fare in modoche i fili della trama fossero il più possibile avvicinati tra loro, formando il tessuto. Man mano che la tessitura andava avanti, sulla tela incominciavano a prendere forma i disegni già in precedenza predisposti.
In questo periodo di forte disoccupazione giovanile è triste vedere scomparire professioni come quella della tessitrice, lasciando scoperte nicchie di mercato potenzialmente redditizie. Sarebbe auspicabile che la signora Eleonora avesse una giovane aiutante che, dopo aver imparato l’antica arte del tessere, riuscisse a vendere le proprie opere, create con un telaio ultracentenario, in Cina, Giappone, Stati uniti e nel resto del mondo attraverso l’e- commerce su internet senza dover mai lasciare la propria terra.