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Sabato, 17 Agosto 2019

Venti città calabresi con più di 15mila abitanti e il rebus della tassazione locale per progettare lo sviluppo. Numeri, percentuali e grafici per saperne di più

Nella nostra regione in poco meno del 5% dei comuni vivono il 42% dei calabresi. Si tratta delle venti città con oltre 15mila abitanti in cui si dovrebbero localizzare la gran parte dei fattori di sviluppo grazie alle dimensioni istituzionali Nella nostra regione in poco meno del 5% dei comuni vivono il 42% dei calabresi. Si tratta delle venti città con oltre 15mila abitanti in cui si dovrebbero localizzare la gran parte dei fattori di sviluppo grazie alle dimensioni istituzionali in grado di sfruttare le economie di scala e di specializzazione.
Tutte le moderne teorie economiche considerano l’intervento pubblico locale fondamentale per assecondare i processi di crescita e competitività: per il ruolo di  valorizzazione dei territori, viabilità, riassetto urbano, patrimonio storico architettonico; per la fornitura dei servizi di welfare locale complementare agli interventi di sostegno alle imprese e al lavoro; per gli interventi rivolti allo sviluppo del capitale umano, educazione primaria e istruzione in primis; per la spesa corrente locale che dovrebbe favorire l’economia urbana.sammel becken kapitalismus
Si tratta, in sostanza, di tutti quegli interventi del lato spesa che necessitano di una efficiente macchina amministrativa comunale e di una altrettanto efficace struttura di norme e regolamenti affinché producano i loro risultati.
A loro volta la realizzazione di tali interventi locali richiede forme di finanziamento basate su una significativa autonomia finanziaria soprattutto da quando i trasferimenti statali hanno assunto un ruolo marginale rispetto alle entrate comunali proprie. Ciò significa una forte assunzione di responsabilità politica da parte degli amministratori chiamati a dedicare particolare attenzione agli strumenti impositivi e agli effetti dei gettiti comunali volti al finanziamento di attività orientate alla crescita.
E’ il tema della tassazione delle città, ostaggio, nel nostro Paese, della non conclusa oscillazione in cui si trovano i processi di decentramento che lascia nell’indeterminatezza la fondamentale tematica della optimal local taxation che, allo stato, sembra orientata verso lo sviluppo di una imposizione propria dei livelli territoriali di governo che rende strettissimo il legame tra finanza locale e territorio in particolar modo con gli immobili che vi sono collocati.
I dati sulla tassazione e sullo stato di salute delle città calabresi sono desunti dai rendiconti 2015 con la dovuta avvertenza di una compilazione spesso dissimile dei certificati consuntivi che ha costretto ad alcuni aggiustamenti statistici. Una situazione che inoltre non può non considerare le città che hanno dichiarato il dissesto (Paola e Vibo Valentia 2012; Siderno 2013; San Giovanni in Fiore 2014; Acri 2016; Gioia Tauro 2017) e quelle in pre dissesto (Castrovillari, Cosenza, Lamezia Terme e Reggio Calabria).
L’importanza delle venti città è desumibile dal dato che il 45% della somma totale delle entrate correnti del sistema dei comuni calabresi è appannaggio di questi enti locali. Se poi consideriamo la percentuale solo sulle entrate proprie (accertato delle entrate tributarie ed extratributarie) esse rappresentano una percentuale leggermente maggiore, il 47% di tutte le entrate proprie dei comuni calabresi, una cifra che vale 779 milioni di euro.
Riguardo al contributo percentuale (grafico 1) l’IMU e la TARI forniscono alle città calabresi il contributo più ampio sulle entrate proprie, con una media attorno al 19% per entrambe. La prima ha il suo massimo nella città di Rende (27,6) e il minino in quella di Taurianova (9,12); la seconda ha il suo massimo nella città di Corigliano (39,29) e il minimo ad Isola di Capo Rizzuto (7,48).
Se si considera anche la TASI, la cui quota è attorno al 4%, mediamente, circa il 42% delle entrate proprie comunalidelle città calabresi si basano sulle componenti dell’IUC, sebbene la variabilità, come già evidenziato sia molto ampia da comune a comune.
Il FSC offre un contributo importante, attorno al 16% con il massimo del valore percentuale a Palmi (28,54) e il minimo a Isola di Capo Rizzuto (5,92).
L’addizionale IRPEF contribuisce per un valore di poco inferiore al 7% delle entrate proprie con Siderno che fa registrare il valore massimo del 18% e Isola di Capo Rizzuto il minimo con il 1,19.
Le sanzioni sul codice della strada valgono l’1,5% del totale ma molte città hanno zero nei loro certificati consuntivi e il massimo lo registra Cosenza con il 3,83. Lo stesso vale per il totale di imposta di soggiorno (solo 4 comuni hanno accertato in bilancio), pubblicità e aree pubbliche con poco più dell’1% e il massimo nella città di Crotone con l’1,73.


Graf. 1 – Contributo percentuale medio alle entrate proprie delle principali voci nelle città calabresi. Accertamenti 2015 Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015. Graf. 1 – Contributo percentuale medio alle entrate proprie delle principali voci nelle città calabresi. Accertamenti 2015
Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015.


Il grafico 2 mostra invece il gettito pro capite medio e le differenze tra i venti comuni sono ancora più marcati.
In questi termini la TARI rappresenta l’entrata principale nella quasi totalità dei comuni con una media procapite di 192 € (max Paola 246 €; min Taurianova 97 €)
L’IMU vale 184 € pro capite (max Reggio di Calabria 326€; min Taurianova 78 €).
Il FSC è una entrata da 153 € di media pro capite (max Cosenza con 272€ e min Rende con 74 €).
L’addizionale Irpef vale mediamente 65 € di entrate pro capite (max Rende con 92 €; min Isola di Capo Rizzuto con 16 €).
Tutte le altre entrate (sanzioni codice della strada, tassa di soggiorno, pubblicità e aree pubbliche) ammontano a 25 € pro capite di media con il massimo che si registra nella città di Catanzaro (32 €) e il minimo in quella di Acri (6 €).

Graf. 2 – Valore medio pro capite delle principali voci di entrate proprie nelle città calabresi. Accertamenti in € 2015. Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015. Graf. 2 – Valore medio pro capite delle principali voci di entrate proprie nelle città calabresi. Accertamenti in € 2015.
Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015.


Trattandosi di entrate accertate c’è da chiedersi se tali somme sono immediatamente disponibili per le politiche delle amministrazioni comunali e qual è la somma dei residui attivi.
Un indice di efficienza del Comune nel riscuotere le proprie entrate è dato dalla capacità o velocità di riscossione, ossia dal rapporto percentuale fra la somma delle riscossioni delle entrate proprie e gli accertamenti delle stesse entrate. I residui attivi sono anch’essi un indicatore della difficoltà e inefficienza dei Comuni nel riscuotere le entrate.
E qui i dati misurano tutta la difficoltà dei comuni calabresi, ed in particolare di quelli di cui si tratta, nell’affrontare il tema della tassazione locale e di riflesso di dotare le città di un sistema finanziario e fiscale solido ed equo capace di sostenere le politiche di sviluppo locale.
I dati, calcolati solo sulle entrate proprie (Tit I + Tit. III), ci restituiscono una situazione drammatica, con il totale dei residui attivi, ossia i tributi non riscossi delle venti città, che ammontano alla enorme cifra di 918 milioni di euro. Ciò significa che su ciascun residente calabrese in questi centri maggiori pesa un debito medio verso il proprio comune di 1.113 €, con il valore massimo a Reggio Calabria (2.106 €) e il minimo a Siderno (141 €).
Quanto questi crediti siano affidabili, ossia quanta capacità i comuni abbiano di riscuotere effettivamente tali somme è un argomento strettamente connesso alla salute finanziaria dell’ente e al tema dei dissesti già affrontato in un precedente articolo.
Il dato (in negativo) trova conferma dai risultati sulla capacità di riscossione (graf. 3) che vede complessivamente le venti città calabresi con una capacità inferiore alla media regionale e molto lontana dalla media del Paese.

Graf. 3 – Capacità di riscossione (tit. I + tit. III). 2015. Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015. Graf. 3 – Capacità di riscossione (tit. I + tit. III). 2015.
Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015.


La situazione tra i venti comuni è quella visualizzata nel grafico 4. Una sola città ha fatto registrare una capacità superiore a quella media nazionale e in totale solo nove comuni su venti un dato migliore di quello medio regionale che è comunque 17 punti più basso della media nazionale.

Si va dal dato massimo di Palmi, 76,7 a quello minimo di Siderno con appena l’11,4.

Graf. 4 – Capacità di riscossione (tit. I + tit. III). 2015 Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015. Graf. 4 – Capacità di riscossione (tit. I + tit. III). 2015
Fonte: ns. elaborazione su MinInterno certificati consuntivi 2015.


In conclusione è evidente che la questione della tassazione delle città calabresi costituisce una emergenza nel più generale problema della governance del sistema autonomistico.
Servizi non all’altezza se non assenti, difficoltà nell’affrontare i temi dello sviluppo, impossibilità di pensare a programmazioni di lungo respiro sono strettamente connessi alla capacità di dotarsi di un sistema impositivo efficace all’altezza dei compiti e della rappresentatività politica.