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Domenica, 18 Agosto 2019

Tagli ai finanziamenti e difficoltà operative, l’sos delle province calabresi: “salvateci”

“Salvate le Province”. Il grido di dolore e di allarme che da due anni risuona su scala nazionale diventa ancora più forte in Calabria. Al referendum costituzionale del 4 dicembre la maggioranza degli italianie dei calabresi ha detto no alla “Salvate le Province”. Il grido di dolore e di allarme che da due anni risuona su scala nazionale diventa ancora più forte in Calabria. Al referendum costituzionale del 4 dicembre la maggioranza degli italianie dei calabresi ha detto no alla soppressione degli enti intermedi,PROVINCE VV-KR SIT IN già falcidiati dalla cosiddetta “riforma Delrio”, ma le Province sono rimaste lo stesso in mezzo al guado, strette tra un presente fatto di pesantissimi tagli dei trasferimenti statali e di disattenzione del livello centrale e un futuro a tinte foschissime. Un mix micidiale che si sostanzia nella grave difficoltà operativa – e a volte nell’impossibilità materiale - delle Province a garantire servizi fondamentali in settori vitali come la scuola e la viabilità. Nella nostra regione, che conta quattro enti intermedi dopo la trasformazione di Reggio Calabria in Città Metropolitana, la situazione ha contorni drammatici a Vibo Valentia e Crotone, perché investe anche i dipendenti, non ancora drammatici ma comunque problematici e potenzialmente drammatici a Catanzaro e Cosenza. protesta prov krPer sopravvivere e continuare a operare le Province di tutt’Italia hanno bisogno all’anno di oltre 600 milioni, mentre l’ultima manovra del governo nazionale ne stanzia a malapena 200: una cifra quasi ridicola e quasi beffarda, se si pensa che solo per le quattro Province calabresi sono necessari almeno 50 milioni, che naturalmente non ci sono. Il presidente dell’Upi regionale e presidente della Provincia di Catanzaro, Enzo Bruno, a cadenza ormai quasi quotidiana lancia dal “cuore” della Calabria l’Sos, inquadrando così la vicenda: «A fronte della drammatica situazione finanziaria delle Province, il governo e il Parlamento hanno previsto risorse assolutamente insufficienti a garantire la sicurezza della viabilità, dell’edilizia scolastica e della tutela ambientale. protesta tetto vibo2Abbiamo subito tagli insostenibili, ma abbiamo fatto di tutto per garantire alcuni diritti inalienabili ai cittadini. Ma il nostro senso di responsabilità non può essere calpestato. Le risorse che ci sono state assegnate – spiega Bruno - non risolvono una situazione di emergenza. Molte Province, da Nord a Sud, non saranno nelle condizioni di approvare i bilanci accelerando dissesto e paralisi amministrativa per servizi e territori. Se – conclude Bruno -  infatti  le risorse rimarranno tali saranno inesorabili le decisioni di chiusura di scuole e strade per l’impossibilità di intervenire per la messa in sicurezza». Lo scorso 24 maggio anche i dipendenti delle Province calabresi, come molti colleghi in tutto il Paese, sono scesi in pizza a Catanzaro insieme ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, per sollecitare un intervento concreto del governo nazionale. Nella nostra regione le preoccupazioni maggiori riguardano le due Province più “giovani”, quelle di Vibo Valentia e di Crotone, la prima (oltre 100 dipendenti) in dissesto con un bilancio “in rosso” per oltre 20 milioni e la seconda (150 dipendenti) in pre-dissesto. provincia vibo ingrsso chiusoI dipendenti vibonesi due anni fa occuparono la sededell’amministrazione provinciale e salirono anche sul tetto dell’ente intermedio, lamentando stipendi arretrati nell’ordine dei tre mesi. Oggi la situazione è sostanzialmente identica, e fa paura. «Il quadro è disastroso, non riusciamo a erogare alcun servizio», dice senza mezzi termini il presidente della Provincia di Vibo Valentia Andrea Niglia. «Da due anni – prosegue Niglia - stiamo chiedendo un provvedimento straordinario del governo nazionale ma non si muove nulla, se ci fossimo chiamati Roma o Milano sarebbe stato molto diverso… E scontiamo sulla nostra pelle delle vere e proprie assurdità: non abbiamo i fondi per mettere a posto le strade ma intanto per i nostri tecnici fioccano gli avvisi di garanzia nel caso succede qualcosa sulle strade». Molta sofferenza anche nelle parole del presidente della Provincia di Crotone Nicodemo Parrilla: «Per portare il nostro bilancio in pareggio servono oltre 5 milioni, grazie a una rinegoziazione dei mutui con la Cassa Depositi e Prestiti qualcosa siamo riusciti a “strappare” ma non basta senza un intervento forte dal livello centrale, dove – aggiunge Parrilla – mi sembra che abbiano il classico “prosciutto davanti agli occhi”, restando insensibili  alle esigenze delle Province, che hanno problemi incredibili persino per la sopravvivenza, figurarsi per la gestione…».protesta tetto vibo 4 A differenza di Vibo Valentia e di Crotone le Province di Catanzaro (190 dipendenti) e di Cosenza (500 dipendenti) respirano di più ma anche per loro il fiato rischia di farsi corto.  «Se la manovra del governo non prevede risorse più consistenti – confida il presidente cosentino Franco Iacucci – anche per noi le cose si complicano terribilmente. Già adesso per le strade e le scuole riusciamo a coprire a malapena la manutenzione ordinaria, ma interventi strutturali sono assolutamente fuori dalla nostra portata. Per questo facciamo un appello forte al governo, perché le Province possono avere un ruolo fondamentale, anche come raccordo tra i Comuni e la Regione e come strumenti per rendere più efficace il programma regionale». In ogni caso le Province calabresi restano sul “piede di guerra” e in costante pressing, un  pressing che ha come terminale il governo nazionale anche se non mancano gli appelli alla Regione a definire alcune questioni di sua competenza sul piano legislativo, con riferimento al tema del riordino delle autonomie locali, e sul piano operativo, con riferimento ai servizi residuali rimasti in capo alle Province. Ma ovviamente è soprattutto al livello centrale che la “vertenza” Province assume risvolti estremamente seri:  e già si profila un’altra estate di tensione istituzionale, perché se il governo non aprirà “occhi e orecchie” a settembre strade e scuole potrebbero restare chiuse e l’Italia e la Calabria potrebbero letteralmente - e drammaticamente - fermarsi.