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Lunedì, 09 Dicembre 2019

Le ex Officine Omeca al gruppo giapponese Hitachi. Parla l’economista Domenico Marino: “La prima operazione di globalizzazione delle imprese calabresi…”

Quale futuro per le ex Officine Omeca e per le sue maestranze? A chiederselo sono i lavoratori, la politica e la città di Reggio Calabria che ha legato il suo nome a questo stabilimento, famoso in tutto il mondo per Quale futuro per le ex Officine Omeca e per le sue maestranze? A chiederselo sono i lavoratori, la politica e la città di Reggio Calabria che ha legato il suo nome a questo stabilimento, famoso in tutto il mondo per le produzioni metro-ferroviarie di eccellenza.
Era da tempo che sull’azienda pesava l’ombra di politiche di riconversione, chiusura o vendita da parte del gruppo Finmeccanica. Tutto questo, nonostante la sede reggina fosse tra le più produttive e competitive del Paese.

Le officine ex Omeca Le ex officine Omeca


Prospettive che hanno creato non poca agitazione e che hanno provocato incontri nelle più importanti sedi istituzionali con il top management aziendale. Purtroppo, a questo punto è cronaca, senza i risultati attesi. E’ noto: le logiche del mercato prevalgono sulle altre ragioni.
Ansaldo Sts (per il 40%) e Ansaldo Breda sono state vendute al colosso industriale giapponese Hitachi perché Finmeccanica (che conta circa 2.000 lavoratori nei quattro stabilimenti di Ansaldo Breda a Pistoia, Napoli, Palermo e Reggio Calabria), ha deciso di abbandonare il settore trasporti. Aerospazio, difesa e sicurezza i comparti scelti dal Gruppo. Con questa cessione, Finmeccanica conta di ridurre il suo indebitamento di circa 600 milioni; mentre, la multinazionale giapponese - che da quattro anni inseguiva il progetto - si rafforza con evidenza in un segmento strategico. L’obiettivo dei giapponesi è quello di crescere in Europa in uno dei mercati di riferimento ed entrare nel medio periodo nelle Big Three del settore. La multinazionale conta circa 320 mila dipendenti. Leader nei settori: trasporto, elettronica da consumo, It e dispositivi medici, punta a piazzarsi all’estero come azienda ferroviaria globale.
In questa rinnovata cornice, la politica regionale chiede al Governo di tenere fede agli impegni assunti, assicurando anzitutto i livelli occupazionali. Non trascurabili in una realtà gracile come quella calabrese, contando complessivamente 700 posti di lavoro, di cui 300 legati all’indotto.
Le Omeca ricevono commesse da tutto il mondo. Le carrozze prodotte in riva allo Stretto viaggeranno sulle nuove linee della metro a Milano in occasione dell’Expo 2015; commesse di materiale rotabile e ferroviario made in Reggio Calabria anche per Copenaghen, Taipei, Honolulu e Lima. Evidenze che attestano l’apprezzamento delle produzioni Omeca in tutto il mondo.
Il timore, ora, è che il colosso giapponese proceda ad una riorganizzazione del personale. C’è chi è pessimista e parla di possibili tagli di posti di lavoro ma, al contrario, c’è chi pensa ai vantaggi per l’occupazione e per l’economia locale discendenti dalla forza economica di una multinazionale che lavora ad espandersi e ad allargare il suo campo d’azione.
ansaldo-breda-rcMa vediamo le diverse posizioni. Allarmate le segreterie regionale e del comprensorio Reggio-Locri della Cgil: “Nessuno – affermano - è a conoscenza dei piani industriali e occupazionali alla base della vendita e degli impegni futuri. Esprimiamo la nostra contrarietà e opposizione alla scelta operata dal Governo e dalla Finmeccanica di abbandonare un settore strategico del nostro apparato produttivo, a conferma del vuoto strategico che anima la scelta di politica industriale del nostro Paese e verso il Sud".
Anche diversi consiglieri regionali hanno fatto sentire la loro voce. “E’ necessario continuare a dare certezze alle centinaia di lavoratori di uno stabilimento che ha occupato le prime pagine dei giornali per l'eccellenza della produzione e per l'alta professionalità delle maestranze”. Così si esprime il consigliere regionale del Pd, Mimmo Battaglia che aggiunge: “In caso contrario, stigmatizza, la compressione dell'occupazione aprirebbe al pericolo di una esplosione sociale a danno della città e dell'intera provincia reggina. Rinnoviamo con forza dunque l'appello alla politica affinché' - conclude Mimmo Battaglia - al di là della proprietà e delle sue ragioni, di concerto con i sindacati, riporti al centro dell'agenda per il Sud, il rilancio del settore industriale e ci auguriamo che l'investimento di questo colosso industriale in Calabria sia proficuo e annunciatore di speranze anche per le nuove generazioni".
"Vigileremo con grande attenzione sul piano industriale di Hitachi”: è quanto assicura Orlandino Greco, presidente del Gruppo consiliare regionale "Oliverio Presidente", che aggiunge: "Questa cessione non deve in alcun modo mettere in discussione i posti di lavoro dei centri d'eccellenza del settore come le ex officine Omeca di Reggio Calabria. ll timore - segnala Greco - e' che Hitachi possa decidere di delocalizzare, una scelta che comporterebbe la perdita di know how e di centinaia di posti di lavoro, solo in Calabria 500. Non possiamo permetterci l'esplosione dell'ennesima bomba sociale, perciò, solleciteremo la dirigenza Hitachi a fare chiarezza sul piano Industriale".
Logo HitachiPer il presidente del gruppo consiliare di Forza Italia a Palazzo Campanella, Alessandro Nicolò: "La decisione del Governo Renzi, per mano di Mauro Moretti, di vendere al colosso giapponese Hitachi l'intero comparto industriale del trasporto su rotaia (Ansaldo Breda e Sts), presenta aspetti che abbisognano di chiarimenti urgenti".
“L'entità dell'operazione, su cui i parlamentari calabresi, soprattutto quelli di centrosinistra, dovrebbero chiedere opportuni chiarimenti - prosegue Nicolò - non può non riguardare il presente ed il futuro delle Omeca di Reggio Calabria, l’unica realtà industriale di una certa valenza internazionale che opera nel territorio reggino”.
“E' evidente che una holding come Hitachi terrà essenzialmente conto di parametri ed input di tipo finanziario-industriale prima di decidere il destino di una fabbrica, ma il Governo, non ritratti gli impegni espressi pubblicamente qualche mese fa alle Omeca. Si continuino ad assicurare – conclude Alessandro Nicolò - commesse e garanzie occupazionali”.
L’auspicio di tutti è comunque che si riporti al centro dell’agenda politica, il Sud ed il suo rilancio.
Intanto, per lunedì 9 marzo alle ore 18 - su iniziativa del senatore Antonio Caridi, del gruppo Grandi Autonomie e Libertà – si terrà una riunione informale con l'amministratore Finmeccanica Moretti, “con l’obiettivo di comprendere al meglio il nuovo piano industriale, ed avere ulteriori rassicurazioni in merito alla salvaguardia dei posti di lavoro”.
Ma ascoltiamo sulla questione l’opinione di un tecnico. Abbiamo interpellato il professore Domenico Marino, docente di Politica Economica dell’Università di Reggio Calabria.

Due imprese protagoniste della storia industriale del nostro Paese, eccellenze mondiali nella produzione di treni ad alta velocità e metropolitane, hanno deciso di abbandonare il settore dei trasporti. Che significato ha questa scelta in termini di strategia economico-aziendale? E quali scenari schiude?

l professore Domenico Marino, docente di Politica Economica dell’Università di Reggio Calabria. l professore Domenico Marino, docente di Politica Economica dell’Università di Reggio Calabria.


La scelta di Finmeccanica di dismettere il 40% di Ansaldo Sts e l’intera Ansaldo Breda è già stata decisa da molto tempo e per motivi ben noti. Ansaldo Breda costituiva un continuo salasso per il gruppo Finmeccanica che era arrivata nel 2013 a valutare zero il valore della partecipazione. Ansaldo Breda aveva realizzato nel 2013 solo un milione di ricavi e le sue perdite avevano danneggiato i conti consolidati di Finmeccanica che tra le altre cose, a causa di questo, aveva avuto un giudizio negativo di Standard e Poor’s che aveva valutato come junk (spazzatura) il debito del gruppo. Abbandonare il settore era una scelta obbligata per Finmeccanica.
Nello stesso tempo Hitachi aveva bisogno di espandersi in Europa con investimenti in situ e il settore dei trasporti ferroviari era un comparto con buone prospettive di crescita. Quella che si è verificata è una delle prime operazioni di globalizzazione di imprese Calabresi, cosa che dimostra che le eccellenze produttive, indipendentemente dall’incapacità del management di farle rendere, sono un asset appetibile e un plauso in questo senso va fatto alla professionalità di tanti lavoratori delle EX OMECA che sono stati in grado di attirare l’attenzione di un colosso come Hitachi. La loro professionalità sarà l’unica arma che potrà garantire il loro futuro.

Quali sono oggi i settori trainanti per l’economia e quale potrebbe essere un progetto credibile per lo sviluppo del Sud?

L’acquisizione da parte di Hitachi di Ansaldo Breda dimostra due fatti importanti. Il primo è che la Calabria ha la capacità di attrarre IDE (Investimenti Diretti Esteri) e il secondo è che l’eccellenza alla fine paga. Da ciò dovrebbe nascer una ricetta per la futura politica industriale calabrese. Futura perché fino ad oggi è stata drammaticamente assente in Calabria! Investire nell’eccellenza e attrarre IDE. Ma la reazione di questi giorni all’entrata di Hitachi sul mercato calabrese la dice lunga sul grado di conoscenza dei problemi di molti nostri politici e sindacalisti.

Renzi in visita allo stabilimanto di torre Lupo Renzi in visita allo stabilimanto di torre Lupo


In un paese con una politica industriale vera avremmo steso tappeti ai giapponesi, avremmo fatto conoscere loro le nostre eccellenze, avremmo sollecitato altre acquisizioni, ma purtroppo come si direbbe con un detto reggino ‘Chisti Simu’.
Le ex OMECA potranno diventare la punta di diamante di Hitachi Rail Europe che è la società attraverso cui l’Hitachi vuole penetrare il mercato dei trasporti ferroviari in Europa. Siamo quindi al centro di un settore in grande espansione e con ottime possibilità di crescita, gestito per la prima volta da manager capaci. Questa operazione dovrebbe essere l’archetipo cella politica industriale calabrese. Di questo ne beneficeranno soprattutto i lavoratori perché l’Ansaldo Breda sarà gestita in maniera efficiente e manageriale e darà risultati anche in termini di bilancio valorizzando il capitale umano e l’eccellenza produttiva costituita dai lavoratori delle ex OMECA:

Come azionista di maggioranza di Finmeccanica, il Governo prima aveva voce in capitolo sulle scelte aziendali, ma ora non più, con la cessione da parte del Gruppo, di Ansaldo Breda e di Ansaldo Sts. Le decisioni su politica aziendale ed organizzazione del personale saranno di competenza esclusiva del gruppo nipponico?

L’idea che la politica debba intervenire per far mantenere i livelli occupazionali è una pia illusione che solo una vecchia concezione della politica può ancora propugnare e immaginare. Il caso Finmeccanica dimostra, qualora qualcuno lo avesse dimenticato, che nel sistema capitalistico il Mercato con la M maiuscola è un ottimo regolatore, soprattutto se lo si fa funzionare bene. Il ruolo della politica è quello di garantire la regolazione dei mercati e non il mantenimento dei livelli occupazionali. Ansaldo Breda era un’azienda di eccellenza gestita molto male da un management scelto in gran parte dalla politica e incapace di far rendere la società. Ansaldo Breda era ed è un gioiello da punto di vista industriale, ma talmente mal gestito da farlo diventare un problema. Va anche detto che il settore trasporti era lontano dal core business di Finmeccanica e bisognerebbe anche capire quanta mala politica ci sia stata dietro la scelta, fatta qualche anno fa, di far acquisire a Finmeccanica l’Ansaldo-Breda. L’italianità dell’acquirente non è un ottimo viatico in un mercato globale. Le imprese con partecipazioni importanti da parte dello Stato non possono e non devono essere ammortizzatori sociali, perché la perdita di bilancio di Finmeccanica danneggia l’economia italiana e in ultima analisi è un modo per consumare soldi pubblici.
Certamente se la redditività di Ansaldo Breda non dovesse essere buona o il mercato dovesse attraversare una fase di forte crisi, i giapponesi faranno interventi che potranno anche portare a riduzioni di personale, ma questo non è il loro obiettivo attuale. Anzi, la valorizzazione di alcuni progetti di Ansaldo-Breda, come quello della metropolitana senza conduttore dovrebbero essere molto redditivi nei prossimi anni.

I vertici di Finmeccanica e di Hitachi hanno assicurato sulla stampa di voler mantenere il livello occupazionale oggi esistente. Ma è necessario che la politica chieda chiarimenti sull’operazione, interrogando il management sulle future linee aziendali, sulle prospettive di sviluppo e sulla possibilità di effettuare nuovi investimenti in collaborazione anche con le imprese locali.

La politica dovrebbe semplicemente fare un passo indietro e per due motivi. Il primo è che quando ha deciso di intervenire in questioni di questo tipo, generalmente ha creato maggiori problemi (vedi su tutti il caso Alitalia) e sprecato risorse pubbliche. Il secondo è che l’intervento sarebbe del tutto inutile ed inefficace. L’Hitachi è un colosso mondiale che fattura 90 miliardi di euro e ha più di 320 mila occupati e persino il premier giapponese avrebbe seri problemi a interferire sulle sue decisioni aziendali. Le imprese serie, e l’Hitachi è una di queste, investono per fare utili, selezionano la forza lavoro con criteri meritocratici e hanno tutto l’interesse a far crescere il loro business. Credo che l’affidabilità dell’acquirente sia la migliore garanzia per il futuro delle ex OMECA. Per una volta in Calabria è arrivato un partner forte e affidabile, non un furbetto del quartierino, e, anziché gioire e sottolineare l’importanza dell’evento, qualcuno arriva persino a lamentarsi.