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Martedì, 15 Ottobre 2019

Lo “Schema Ponzi” nelle truffe. Dossier Guardia di Finanza

Aumentano in maniera vertiginosa le truffe ai danni dei piccoli risparmiatori italiani. Secondo l’ultimo report della Guardia di Finanza sono stati 400 i milioni di euro presi con l’inganno da improvvisati broker e promotori finanziari a chi malauguratamente è finito Aumentano in maniera vertiginosa le truffe ai danni dei piccoli risparmiatori italiani. Secondo l’ultimo report della Guardia di Finanza sono stati 400 i milioni di euro presi con l’inganno da improvvisati broker e promotori finanziari a chi malauguratamente è finito nella loro rete.guardia-di-finanza-1
In tempi di crisi economica, i piccoli risparmiatori sono tentati dal far capitalizzare i propri denari e sempre di più ricorrono ad esperti del settore che poi scappano con la refurtiva.
Tra i casi che hanno fatto scalpore, ovviamente, non poteva non rientrare la Calabria, con il clamoroso episodio legato al nome del promotore finanziario Massimo Cedolia che aveva avuto l’incarico di gestire un fondo alimentato con i soldi dei fedeli raccolti al Santuario di Paola. Cedolia li avrebbe usati per giocare in Borsa “attraverso una dissennata attività di trading on line ad altissimo rischio, condotta contravvenendo alle prudenziali direttive dei frati e senza autorizzazione”. I guadagni, naturalmente non sono andati al Santuario. Al momento dell’arresto, infatti, gli sono stati sequestrati “28 fabbricati, 8 terreni, 10 automezzi per un totale di due milioni e 300mila euro”. Per arrivare alla fine della vicenda, tuttavia, e consentire ai frati di riavere il maltolto si dovrà però aspettare l’esito del giudizio in Cassazione.
Non si pensi, però, a casi isolati o eclatanti. Il dossier della Guardia di finanza è esplicito: “Non si tratta, al contrario di quanto comunemente percepito, di fenomeni isolati e limitati a ristretti ambiti provinciali. Il numero dei risparmiatori coinvolti e l’entità delle somme di denaro interessate da queste forme di truffa costituiscono gli indici per comprenderne la diffusione”.
Uno degli schemi di truffa più diffusi, una sorta di catena di Sant’Antonio, è conosciuta come lo “Schema Ponzi”, dal nome di un immigrato italiano in America che la ideò negli anni venti.

Lo "Scema Ponzi" prende il nome da Charles Ponzi, un immigrato italiano negli Stati Uniti che divenne famoso per avere applicato una simile truffa su larga scala nei confronti della comunità di immigrati prima e poi in tutta la nazione. Lo "Scema Ponzi" prende il nome da Charles Ponzi, un immigrato italiano negli Stati Uniti che divenne famoso per avere applicato una truffa su larga scala nei confronti della comunità di immigrati prima e poi in tutta la nazione.


Si legge nel rapporto della Gdf: “Un investitore per guadagnare deve coinvolgerne un altro. Al malcapitato vengono promessi altissimi rendimenti, in realtà corrisposti in minima parte e solo all’inizio del rapporto con le somme nel frattempo raccolte presso altri clienti. Il meccanismo procede spedito fino a quando non vengono avanzate richieste di restituzione dei capitali investiti svelando l’esistenza della truffa”.
Lo schema “Ponzi” è quello più diffuso tra i promotori finanziari. A Ferrara, ad esempio, è stato arrestato un broker che “attraverso la produzione di falsi certificati di investimento riferiti a operazioni remunerate solo apparentemente con alti tassi di interesse, ha tratto in inganno oltre 100 risparmiatori sottraendo loro un importo complessivo superiore a 11 milioni di euro”.
Il fenomeno della truffa al risparmiatore, messa in atto spesso da personaggi insospettabili, sta dunque raggiungendo livelli altissimi e la Guardia di Finanza, insieme al dettagliato report, ha predisposto un vero e proprio vademecum per investire in modo sicuro il proprio denaro. “Occorre verificare – si legge nel vademecum delle Fiamme Gialle – l’iscrizione di promotori o agenti assicurativi negli albi nazionali. Utilizzare strumenti tracciabili (assegni o bonifici) intestandoli esclusivamente agli intermediari che offrono i servizi e le attività di investimento. Non consegnare mai le credenziali di accesso ai rapporti bancari on-line o ai servizi di investimento. Diffidare di chi promette rendimenti fuori mercato, anche in relazione a strumenti finanziari non negoziati nei mercati regolamentati”. In pratica basterebbe utilizzare il normale buon senso per non farsi raggirare come degli allocchi. Ma anche il buon senso, in tempi oscuri e di crisi come l’attuale, sembra essere diventato merce rara.