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Martedì, 15 Ottobre 2019

L’illusione del “bonus libri”: fiducia nel nuovo Governo.

Il “bonus libri” sembrava essere un primo passo per la promozione della lettura, un importante provvedimento di politica culturale in grado di accontentare lettori, editori e l’intera filiera del mercato librario. Per poi svanire, in pochi mesi, con un’imbarazzante marcia Il “bonus libri” sembrava essere un primo passo per la promozione della lettura, un importante provvedimento di politica culturale in grado di accontentare lettori, editori e l’intera filiera del mercato librario. Per poi svanire, in pochi mesi, con un’imbarazzante marcia indietro a causa di conti fatti male.
L’iniziativa parte nel maggio del 2013 quando l’associazione Italiana Editori lancia un appello al presidente del Consiglio, al ministro per i Beni culturali e ambientali ed al ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, chiedendo di poter sottrarre, nella dichiarazione dei redditi, il 50% della spesa per l’acquisto di libri. Il ministro dello sviluppo economico Zanonato si manifesta propenso ad accogliere la richiesta, proponendo una legge- successivamente approvata dal Consiglio dei ministri con una copertura di 50 milioni di fondi europei- che permetterebbe di detrarre il 19% sui libri acquistati fino aun massimo di 2000 euro all’anno, di cui mille per i libri in generale e mille per i testi scolastici. Lo stesso Zanonato, alla vigilia del decreto Destinazione Italia, spiega l’incoraggiante obiettivo: “Aiutare la lettura e le librerie, in particolare quelle che non appartengono a grandi catene e patiscono una sofferenza maggiore”. Ma qualche settimana fa, il decreto, anziché diventare legge, si trasforma in un bluff: il deputato Pd Marco Causi descrive il bonus libro un “intento lodevole, ma l’attuazione è impossibile a causa dell’esiguità di risorse”. Un bluff che, dopo l’annuncio, viene ridimensionato con la modifica della destinazione dal lettore generico allo studente delle scuole superiori e la riduzione della copertura economica a 18 milioni e la detraibilità da duemila passa a mille euro; ancora, viene identificato il libro come strumento scolastico. Infine, vengono sostituite le persone fisiche (i lettori) con gli esercizi commerciali, cioè i librai (per la sola vendita di libri scolastici). Il cambiamento è sostanziale: la detrazione adesso è per i librai e non più per gli acquirenti e soprattutto è riservato agli studenti delle scuole superiori con un reddito familiare sotto i 25 mila euro. Severa la risposta del presidente dell’associazione Italiana Editori, Marco Polillo: “La vicenda delle detrazioni fiscali per i libri sta assumendo la forma di un farsa. Annunciato prima di Natale dal Presidente del Consiglio, salutato da tutti come prima iniziativa dell’era repubblicana a sostegno della lettura in un Paese che non legge, dopo aver suscitato apprezzamento a livello internazionale, sta evaporando come neve al sole nelle ultime ore, mettendo il Governo alla berlina non solo in Italia ma anche nei confronti degli osservatori esterni”. Non mancano, però, fiduciose speranze. L’editore calabrese Francesco Arcidiaco (Città del Sole edizioni) commenta così il mancato bonus libri: “Da renziano della prima ora, confido che questo nuovo Governo riprenda in mano il provvedimento e lo riavvii. Gli operatori della filiera del libro si sarebbero aspettati più attenzione riguardo i loro problemi, soprattutto un lavoro condiviso sui provvedimenti. Tutti si riempiono la bocca parlando dell'importanza della cultura ma poi, fattivamente, trattano l'argomento in modo superficiale e distratto. Noi editori da tempo insistiamo sul valore del libro e sulla sua dignità anche in termini fiscali e ci domandiamo perché non possa essere oggetto di detrazioni al pari di altri prodotti. Tra l’altro, la norma poi abrogata non era neppure chiara e noi stessi operatori (librai compresi) non ne avevamo ben capito il funzionamento. Confido che il nuovo Governo, con il ministro Franceschini in testa, approcci l’argomento con più serietà e dedizione, dopo una concreta opera di concertazione tra le parti, che poi sarebbero editori e librai.” E soffermandosi sulla realtà editoriale e culturale calabrese, afferma: “Per quanto riguarda la nostra regione, approfitto delle colonne del suo giornale per ribadire, per l'ennesima volta, l'appello alle autorità scolastiche ad adottare, negli istituti di ogni ordine e grado, libri di autori ed editori calabresi. La produzione culturale sul territorio calabrese è di livello elevatissimo e, mi creda, non ha nulla da invidiare a quella nazionale. Negli ultimi tempi abbiamo registrato una certa sensibilità da parte di singoli istituti, grazie a dirigenti colti e sensibili. Anche se, purtroppo, c’è una inquietante tendenza da parte di alcuni presidi a impegnare ingenti risorse per fare intervenire nelle scuole divi della televisione e scrittori modello ‘usa e getta’. I nostri giovani sono già abbastanza condizionati da messaggi provenienti da media di bassissimo livello; compito della scuola è far scoprire agli studenti l'immenso capitale costituito dal lavoro di studio e di ricerca dei grandi intellettuali che la nostra terra ha prodotto e ancora produce.” L’urgenza di un qualsiasi provvedimento per la promozione della lettura, e culturale in genere, si evince dai dati sconcertanti dell’Aie, che nel 2013 ha riscontrato una riduzione di quasi due milioni di lettori. Secondo il 35,3% degli editori italiani, il principale ostacolo alla lettura sarebbe proprio la mancanza di adeguati provvedimenti politici che incentivi l’acquisto di libri. Ma anche la crisi fa la sua parte. Secondo gli ultimi dati Istat (pubblicati su “la Repubblica”), infatti, sarebbe colpa della crisi economica il forte impoverimento culturale del nostro Paese dove il 14,5% degli italiani non può permettersi riscaldamenti domestici, pasti  proteici, televisore a colori, un frigorifero o una settimana di ferie. In una situazione così drammatica, appare tristemente evidente che in diverse realtà sarebbe quasi un lusso poter leggere un libro, andare ad una mostra d’arte o assistere ad una rappresentazione teatrale. Quasi un italiano su due tra chi non ha letto neanche un libro nell’ultimo anno, infatti, dichiara di avere risorse economiche limitate: una percentuale del 47,8%, in crescita rispetto al 45,8% del 2012. In breve, il rischio di povertà è anche un rischio di miseria culturale, che inevitabilmente spinge i cittadini ad un imbarbarimento sociale e comportamentale, i cui segni di inciviltà li ritroviamo tanto nelle aule del Parlamento quanto per le strade e nei luoghi pubblici del nostro Paese.