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Martedì, 15 Ottobre 2019

Nyt silura l’olio extravergine italiano? Anche la Calabria ne fa le spese

“La maggior parte dell’olio d’oliva venduto come italiano non viene dall’Italia, ma da paesi come Spagna, Marocco e Tunisia“. Sentenzia così, dopo una prima vignetta realizzata con l’oliva al posto del teschio nel simbolo universale del pericolo mortale, l’infografica del “La maggior parte dell’olio d’oliva venduto come italiano non viene dall’Italia, ma da paesi come Spagna, Marocco e Tunisia“. Sentenzia così, dopo una prima vignetta realizzata con l’oliva al posto del teschio nel simbolo universale del pericolo mortale, l’infografica del New York Times pubblicata lo scorso 25 gennaio, in una sequenza di 15 tavole, per illustrare quello che definisce il “suicidio” dell’olio extravergine d’oliva italiano. Fatta salva una parziale marcia indietro del quotidiano newyorchese, dopo il rumore per errori anche gravi e pericolose semplificazioni, le vignette sembrano perseguire un unico scopo: tentare di demolire uno dei miti del made in Italy oltre che uno dei caposaldi della dieta mediterranea consacrata più di cinquant’anni addietro proprio negli States. Autore dei disegni incriminati è Nicholas Blechman, disegnatore e art director della New York Times Book Review, che si è ispirato al libro di Tom Mueller “Extraverginità. Il sublime e scandaloso mondo dell'olio d'oliva”. Concorrenza sleale, per via dell’azione portata avanti dalla lobby californiana dei produttori di olio di oliva, o facile e interessata sopravvalutazione di un fenomeno di frodi e adulterazioni che sicuramente esiste, certo è che la pubblicazione della “novel graphic” del Nyt ha scatenato un putiferio anche in Calabria, regione molto sensibile all’argomento, alimentando la sensazione che si sia in presenza di una vera e propria offensiva contro il Made in Italy agroalimentare (e quello calabrese che in materia di olio extravergine d’oliva è magna pars). E’ evidente perciò che la sparata del più influente quotidiano in lingua inglese al mondo non può lasciare indifferente una terra che dell’oro verde è una delle principali produttrici in Italia, seconda dopo la Puglia. Un po’ di numeri? Il settore può contare infatti, nella regione, su 84.638 aziende agricole ad indirizzo olivicolo, 189.375 ettari di superficie agricola, 215milioni di piante, 2milioni e 600mila quintali di olio. Calabresi sono, inoltre, tre Dop riconosciute e l'Igp Calabria in fase di riconoscimento per un valore medio della produzione pari a 600milioni di euro e 15milioni di giornate lavorative (Fonte Coldiretti). A distanza di qualche giorno dall’infuriare delle polemiche il fronte delle accuse mostra segni di cedimento.Lo stesso Mueller, autore del libro che avrebbe ispirato l’operazione, ha preso rumorosamente le distanze dal giornale che è stato costretto a modificare alcuni dei testi apparsi nell’infografica. “Si tratta di immagini spiritose – ha detto Mueller - che contengono anche verità, ma soprattutto clamorosi errori e scontano un approccio tendenziosissimo che ignora la qualità e si concentra solo sulle frodi”. E oltre a chiarire la propria posizione, lo scrittore statunitense, ha anche fatto le pulci al testo evidenziando alcuni degli errori riportati nelle vignette. Meglio tardi che mai. A saltare sulla sedia, però, dopo avere avuto contezza di quanto scritto dalla bibbia giornalistica della Grande mela è stata anche la Coldiretti calabrese che comunque non nasconde le criticità. "Ieri il succo d'arancia della piana di Rosarno e Gioia Tauro – ha detto il presidente Pietro Molinaro - portato alla ribalta internazionale dal giornale inglese Ecologist; oggi con 'un vero e proprio siluro a fumetti', il popolare New York Times denuncia il 'suicidio dell'olio extravergine': la Calabria perde due a zero. Anche per la seconda regione produttrice di olio e sempre di più impegnata nell'export - prosegue Molinaro – il danno sarà di notevole portata. In realtà, l'influente giornale internazionale 'smaschera' un suicidio che Coldiretti denuncia ormai da anni poiché cavilli, impediscono l'obbligo di indicare in etichetta l'origine delle olive impiegate nell'extravergine. Questa sarebbe una risposta coerente alla necessità di combattere le truffe e di garantire la trasparenza alle scelte di acquisto dei consumatori". "Un pericolo che ha un forte impatto negativo - dice ancora il presidente di Coldiretti Calabria - sui prezzi pagati agli agricoltori calabresi che sono crollati al di sotto dei costi di produzione e questo mette a rischio il futuro del settore, che nella nostra regione può contare”. Secondo Molinaro "le vignette di Nicholas Blechman fanno invece apparire, che la produzione nazionale di extravergine come un covo di truffatori, protetti dal potere politico, che importano olio dall'estero da adulterare e miscelare con quello nostrano per poi spacciarlo come Made in Italy, sfuggendo anche ai controlli dei nuclei specializzati delle forze dell'ordine. Un crocevia di traffici e triangolazioni che comporterà una immagine negativa sulle vendite all'estero dei nostri prodotti. Una situazione, che conosciamo bene tutti, politica compresa, ma alla quale non si vuole dare una risposta chiara. Una legge per la trasparenza e l'etichettatura c'e', e' stata approvata dal Parlamento Italiano dopo lunghe ed estenuanti battaglie della nostra organizzazione, ma Bruxelles sta tentando di insabbiarla”. “Ad uscirne sconfitta – non nasconde Molinaro - è anche l'agricoltura della nostra regione, fatta da persone serie, dagli imprenditori che producono con passione, amore e rispetto del consumatore". Insomma, alla fine della fiera, non si può certo escludere che ci sia lo zampino di qualche gruppo interessato a far passare ancora l’Italia e la Calabria, nella fattispecie, come una sorta di zona franca dell’illegalità agroalimentare.  Tutto ciò nonostante siano almeno nove le istituzioni e gli enti preposti all'effettuazione delle verifiche e alla lotta alla frodi nel settore agroalimentare. Certo non depone bene vedere sugli scaffali della grande distribuzione, anche in Calabria, bottiglie di olio d’oliva extravergine di note marche vendute a prezzi irrisori.