Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Martedì, 15 Ottobre 2019

Quale futuro per i precari calabresi?

E’ una <<platea enorme che noi abbiamo ereditato>>, come commenta il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, quella del teatro “Otto ciclisti lametini” che prende parte alla presentazione dell’albo del precariato. Ed in quel teatro, visto così assiepato solo in E’ una <<platea enorme che noi abbiamo ereditato>>, come commenta il presidente del Consiglio regionale, Francesco Talarico, quella del teatro “Otto ciclisti lametini” che prende parte alla presentazione dell’albo del precariato. Ed in quel teatro, visto così assiepato solo in occasione delle manifestazioni elettorali, ci sono precari giunti da ogni parte della Calabria per capire cosa li aspetta nel futuro. Specie in un momento in cui la crisi sta attanagliando sempre più le famiglie italiane e, in particolare, quelle calabresi spesso monoreddito e spesso monoreddito da “precariato”.
Sono in tanti, infatti, dentro e fuori il teatro ad ascoltare cosa ha da dire loro la politica. Ci sono tanti Lsu e Lpu che, come ricorda Talarico, <<svolgono un ruolo fondamentale ed essenziale per i Comuni perché senza il loro impegno non si potrebbe andare avanti. Come Regione Calabria – aggiunge rivolgendosi alla platea - ce l’abbiamo messa tutta e ciò è dato da un segnale di non poco conto: l’approvazione del bilancio ogni anno, puntualmente, entro dicembre e nei tempi. La Calabria mai nella storia aveva ottenuto risorse finanziarie e quindi ci dobbiamo mettere al lavoro alacremente per dare una boccata di ossigeno al lavoro in Calabria>>. Quindi la promessa: <<Noi lavoreremo costantemente e quotidianamente per snellire tutte le procedure necessarie per una stabilizzazione di tre anni necessaria per poi avviare rapporti diretti con le amministrazioni locali>>.
Talarico, però, non dimentica l’apporto che, in tal senso è giunto anche dal governo nazionale che, dice, <<ha fatto cose importanti in tale direzione e noi con il governo nazionale siamo riusciti ad intrecciare rapporti molto proficui ottenendo lo stanziamento di 25milioni di euro per i pagamenti degli arretrati 2013. Il ministro alla pubblica amministrazione, Gianpiero D’Alia qualche giorno fa era qui a Lamezia Terme a recepire le esigenze dei lavoratori ed a capire come si possa arrivare ad una stabilizzazione definitiva>>. Da qui l’invito: <<Su questi temi, considerata la crisi, dobbiamo lavorare seriamente e se lo facciamo possiamo creare dei posti di lavoro stabili. Sul lavoro, sul precariato non bisogna dividersi>>.
Parole, quelle di Talarico cui fanno eco, nella conclusione dei lavori, le affermazioni del presidente della Giunta regionale, Giuseppe Scopelliti, che, rivolgendosi alla platea, non esita a dichiarare: <<Abbiamo evitato di farvi venire a pietire sotto la Regione>>. Quindi ricorda che quella approvata dal consiglio calabrese <<è  la prima legge regionale in Italia che costituisce un albo dando continuità per tre anni e non la solita annuale proroga che vedeva tutti impegnati a chiedere ed a richiedere una chance. Si tratta di tre anni con la certezza anche dell’opportunità di una stabilizzazione. È la prima legge in Italia – aggiunge - che consente l’istituzione dell’albo. Abbiamo fatto una proroga ed è da anni che la Regione si fa carico di questa proroga. Abbiamo avuto dal governo nazionale risposte importanti, su nostro impulso e nostra azione messe in campo che ci consentono di ottenere la possibilità della stabilizzazione. Quindi, 50milioni di euro che serviranno per far fuoriuscire dal bacino queste persone. Questo significa azione concreta, significa risposte, significa prospettive, significa futuro serio per questi lavoratori>>.
Di <<punto fermo per far sì che in questi tre anni si possa raggiungere l’obiettivo della stabilizzazione degli oltre settemila precari>>, invece, parla l’assessore regionale Nazzareno Salerno che ricorda che <<con grandi difficoltà quest’anno abbiamo dato la copertura finanziaria per i prossimi tre anni e nessuno potrà dire che non c’è. Si tratta di un primo tassello che abbiamo inserito per avviare questo percorso virtuoso>>. Questo specie se si considera il fatto che <<essere precari, non solo significa non avere prospettive per il futuro, ma significa anche andare a chiedere un prestito in banca di duemila euro e vederselo rifiutato>>.
Una <<giornata importante>>, quindi, come la definisce Roberto Castagna (Uil), che, di fatto, <<dovrebbe sancire la fine del lavoro nero legalizzato>> ma che, nello stesso tempo, rappresenta <<un punto di partenza ed è anche la dimostrazione che quando c’è gioco di squadra è possibile ottenere risultati>>. Una considerazione, quella del sindacalista, subito accolta da Paolo Tramonti (Cisl) secondo il quale <<non può essere questo un terreno di polemica. Si tratta di un’iniziativa importante che mette un primo tassello suquello che è il problema del precariato anche se c’è bisogno di un piano complessivo per il lavoro su cui dobbiamo avviare un’azione sinergica>>. Infatti, <<oggi dobbiamo credere nelle potenzialità di ciascuno di noi – gli fa eco Antonio Persico (Ugl)-  e metterci insieme, andando anche dal governo nazionale per rivendicare i  nostri diritti>>. Questo specie se, come afferma Elisabetta Fruci (Cgil), bisogna comunque <<essere responsabilmente vicini agli atti concreti, dopo tanti anni di sacrifici e di rivendicazioni per diventare lavoratori di serie A, cioè come tutti gli altri lavoratori>>.
Chi, invece, dice di non comprendere <<ancora il senso di questa manifestazione>> è Aurelio Monte della Usb secondo il quale <<stiamo a discutere di aria fritta e lo stesso governo nazionale dalla montagna ha partorito il topolino. Se entro il 2006 – prosegue – non ci saranno le stabilizzazioni, andremo tutti a casa. Ecco perché bisogna dire ai lavoratori dove stanno i limiti e come si possono superare>>. Quindi, nel sottolineare che <<non è la Regione Calabria che può fare delle scelte, ma le fa il governo nazionale>>, Monte  invita tutti <<all’unità>> ricordando che <<i 50 milioni di euro per la stabilizzazione altro non sono che soldi non utilizzati dal 2007. Erano soldi dormienti – conclude -  e noi come lavoratori non siamo per niente convinti di questa legge regionale e aspetteremo di fare un altro incontro perché la partita non può finire così>>.