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Sabato, 21 Settembre 2019

Emilio Argiroffi, il medico degli ultimi che con cultura e politica lasciò un segno indelebile nella sua Taurianova

“Poeta calabrese, italiano, europeo; poeta ellenico e futurista; poeta di poemi subito classici; poeta postmontaliano destinato a pesare”.

È con queste parole che lo scrittore Leonida Repaci descrisse Emilio Argiroffi, un uomo che da un piccolo paese della Sicilia, Mandanici, approdò appena laureato in Medicina a Taurianova, cittadina della Piana di Gioia Tauro, dove lasciò un segno indelebile. Il giovane medico, giunto in quella terra caratterizzata da molteplici contraddizioni sociali e culturali, si distinse fin da subito per la sua umanità, per quella sua voglia irrefrenabile di aiutare il prossimo e battersi per i diritti dei più deboli, tanto da divenirne sindaco nel 1993. Il medico dei poveri, dei braccianti e dei contadini, fu anche senatore della Repubblica per ben quattro legislature dal 1968, e come tale diede un apporto significativo nella rivendicazione dei diritti umani, con il manifesto di emancipazione “La condizione medica e umana delle raccoglitrici di olive in Calabria”. Durante la campagna elettorale di Taurianova venne battezzato il “candidato della speranza”, e fu festa grande al momento della sua elezione. Ancora oggi, a distanza di anni, i taurianovesi lo ricordano con vivo affetto e nostalgia, perché seppe farsi apprezzare e voler bene. Ma non viene ricordato solo per la bravura, o la gentilezza o per aver salvato tante vite, ma anche per il grande apporto culturale che donò alla città con le sue opere, poetiche e pittoriche.  Prima che medico e politico fu infatti uomo di grande spessore culturale: giornalista, pittore, saggista e poeta. Ragguardevole la sua produzione lirica che lo vide vincitore di un riconoscimento al Premio Strega e finalista al Premio Viareggio. Due sue poesie furono musicate da Ennio Morricone nel 1985. «Argiroffi rappresenta una figura di cui la cultura calabrese e italiana devono andare fiere e devono soprattutto impegnarsi costantemente a rivalutarlo e a mantenerne desto il ricordo». È con ammirazione che Luigi Mamone, assessore alla Cultura del Comune di Taurianova, parla di Emilio Argiroffi, descrivendolo soprattutto nella sua veste di intellettuale. «Fu un personaggio poliedrico – racconta – che giunse a Taurianova giovanissimo medico ma con un bagaglio culturale ed umanistico impressionante, frutto della sua sensibilità. Cominciò a dedicarsi immediatamente, con una passione che va al di là dell’immaginabile, a conoscere quelle che furono le realtà degli anni ‘50 e ‘60, soprattutto quella contadina, ma non solo con l’occhio attento del politico o della persona sensibile ai temi sociali del disagio di quelle classi bracciantili, ma anche con l’occhio del cultore delle lingue antiche. Riuscì così a percepire le differenze linguistiche che dividevano comunità fra di loro contigue, quali quelle dell’antica Jatrinoli e Radicena (così era divisa un tempo Taurianova, ndr) ed altre realtà a loro volta facenti parte dell’hinterland, riuscendo con disinvoltura a ricostruire le radici glottologiche e compiendo un’analisi profondissima sulla ricchezza di alcuni idiomi e sulla povertà di altri, non tralasciando i canoni espressivi. Essendo poi un conoscitore dei miti greci, riuscì anche a creare dei parallelismi che nel proseguo della sua attività poetica lo portarono a scrivere opere bellissime».  Mamone sostiene che Emilio Argiroffi, al di là della figura del politico, ha lasciato «un patrimonio ed un’eredità culturale importantissima che resta attraverso i suoi versi ed i suoi scritti. Negli anni ‘70 e ‘80 quella classe borghese di oppositori, moderati, democristiani, quella gente contro la quale politicamente si batteva, storcevano il naso e sorridevano alle sue prime pubblicazioni, come se proporre poesia o fare cultura fosse un qualcosa di vanaglorioso e disdicevole. In realtà con i suoi scritti, alcuni dei quali altro non erano che pagine vergate con quella sua scrittura ampia, voluttuosa, elegantissima, e poi fotocopiate, ci diede delle testimonianze importantissime che fortunatamente sono rimaste oggi. Gli scritti di Argiroffi sono un patrimonio dell’intera cultura meridionale e dell’intera umanità. È solo riscoprendolo e rivalorizzandolo attraverso i suoi versi, che si presentano di grande attualità, che si ha contezza di come la sua visione fosse estremamente lungimirante e come di pari passo i progressi del mondo tutto intorno siano stati infinitamente più lenti rispetto a quella che era la velocità con cui egli riusciva a proiettarsi ed interpretare il futuro». L’assessore alla Cultura lo definisce appunto un «profeta del futuro, che ci ha lasciato questa eredità spirituale profonda ed un grande messaggio di fratellanza, solidarietà, inclusione e tolleranza verso coloro i quali sono o si atteggiano a diversi, dove la diversità non è solo di costume o di gusti sessuali, ma è una diversità comportamentale, un modo di essere diversi nel porsi contro il potere costituito o contro quello che si vuole far passare come giusto, solo perché è indicato come tale da una legge di uomini davanti alla legge morale, la legge di Dio, le leggi eterne dell’universo. Questo è il grande insegnamento di Argiroffi, e la nostra Amministrazione, già lo scorso anno, si è impegnata a ripresentarlo unitamente al circolo culturale “Reghium Julii”, con la quale lo stesso Argiroffi collaborò». Mamone descrive quindi un Argiroffi sempre impegnato a tramandare la cultura, utilizzando spesso le emittenti televisive dell’epoca. «In quegli anni in cui l’emittenza televisiva era realmente libera – racconta - dagli schermi di una televisione reggina, Telereggio, diede importanti contributi. Lo si vedeva spesso in giro con un cameraman a proporre le sue interpretazioni legate a fatti culturali, o semplicemente partecipava a salotti e cenacoli, fornendo preziosi apporti del suo sapere o illustrando le sue ricerche, anche di carattere storico, che portarono a riscoprire particolari storie di donne dell’età tardo medievale.  Da qui nacque una delle sue principali opere poetiche, “Le pescatrici del Piano delle Fosse”, che resta un’opera bellissima non solo per la musicalità, gli stilemi, le suggestioni o le immagini che evoca, ma per il fatto di aver recuperato alla coscienza una pagina di storia importante». Secondo Mamone però, è l’opera finale di Argiroffi, pubblicata postuma proprio dal circolo Reghium Julii, che ne descrive appieno la sua essenza. «“Le azzurre sorgenti dell’Acheronte” – spiega - rappresenta una sorta di sommatoria di tutta la sua vita. Lui comprendeva ormai che la sua esistenza stesse per concludersi, ma anche se non poteva percepirne il giorno, l’ora o il modo, era consapevole che ormai la parabola della sua vita stesse per volgere al termine, e preso da un compulso irrefrenabile scrisse di getto versi bellissimi, pagine meravigliose. È leggendo questo volume che si può capire la grandezza di Argiroffi, un uomo che molti hanno inteso classificare come il “senatore comunista”, come se comunismo fosse sinonimo di ateismo. Invece, proprio con quest’opera, ci dà prova di una grande professione di fede e spiritualità, concludendola con un forte messaggio di speranza: “ci rivedremo ancora per riprendere il cammino lungo l’aspra fiumara della vita”. Un messaggio grande ed importantissimo – continua l’assessore - come grande resta quel meraviglioso “Epicedio per la Signora che si allontana” che scrisse quando morì la sua mamma, il 30 settembre del 1984. Questo è un altro momento molto bello che racchiude quella che fu l’incantagione della sua vita. Anche se lui parlava di incantagione della parola, tutta la sua vita altro non fu che la concretizzazione dell’incanto della bellezza, della natura, dei panorami, dello Stretto di Messina, della Sicilia, di Mandanici. Quei panorami che conservava nella memoria anche grazie ai racconti della madre, che proveniva da Povolaro, un paesino della Carnia, dal quale fuggì profuga per via della Prima guerra mondiale, arrivando in Sicilia dove poi sposò il papà di Argiroffi. In quest’opera, scritta con il dolore urente per la perdita della madre e che si conclude con “e d’improvviso sono vecchio”, ci dà la dimensione della grandezza del sentimento, dello scorrere del tempo, che Argiroffi in qualche momento esorcizzava nell’immortalità del mito, nella ricerca della bellezza, nell’impegno sociale, ma che d’improvviso gli fa prendere conoscenza, facendolo ritornare all’umanità, proprio per via di quel dolore legato alla perdita della madre». L’assessore alla Cultura del Comune di Taurianova conclude il suo viaggio nel ricordo di Argiroffi sostenendo che «noi tutti, amici o avversari politici che fummo, dobbiamo essere grati ad Argiroffi per quanto ci ha lasciato. Il politico è morto ma restano i suoi versi che sono immortali». Talmente forte fu l’acume di Emilio Argiroffi che lo studioso Antonio Roselli di Oppido Mamertina (RC) ha deciso di dedicargli una pagina Facebook, scegliendo il mezzo oggigiorno più potente per tramandare ai più giovani, quella che è stata la sua essenza.