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Domenica, 20 Ottobre 2019

Da Locri Epizephiri a Skylletion

Un patrimonio inestimabile di siti archeologici

Qualcuno afferma che in Calabria abbiamo perso la nostra antica “grecità”. Forse è vero. In un mondo sempre più globalizzato ed omologato dal consumismo e dalle multinazionali economiche, è difficile mantenere le specificità culturali, storiche, tradizionali di ogni singolo territorio. E la Calabria? Non si discosta molto da questa prospettiva di conformità sia sul piano economico che in quello sociale. Eppure, qualcosa di diverso la nostra regione la può ancora offrire. Prendiamo ad esempio i siti archeologici.

Capo Colonna (KR)


Non c’è area della Calabria in cui non sia presente un reperto, un edificio, degli scavi, testimonianze di epoche storiche diverse. Non a caso la stessa colonna, l’unica rimasta del tempio dedicato ad Hera Lacinia nei pressi di Crotone, fa parte della simbologia inserita per legge nel gonfalone e dello stemma della Regione Calabria. Ma possiamo citare innumerevoli luoghi storici della regione: da Reghion a Locri Epizephiri, da Kaulon a Monasterace. Ed ancora Hipponion, Skylletion, Sibaris, Temesa, Krimisa, Kroton, Medma, Metauros, Phrourion. Insomma, c’è un grande passato in noi, che potrebbe diventare un brillante avvenire, semplicemente sfruttando la grande ricchezza che la storia ci ha lasciato. Testimonianze di una storia millenaria che oggi rendono ricca la Calabria, al di là di ogni altro valore intangibile, come il paesaggio, la natura incontaminata, il mare. Sotto questo aspetto la Calabria, sotto il profilo archelogico,  può essere considerata, a ragione, una delle regioni più preziose d’Italia. Secoli dopo secoli il nostro territorio è stato, per così dire, “contaminato”, da popoli e culture diverse, in un confronto strettissimo tra colonizzatori (greci in primis) e popolazioni locali. Il risultato di questo interscambio è rappresentato, oggi, dagli innumerevoli siti archeologici del nostro territorio.

Sito archeologico Locri Epizefiri (RC)


L’area delle “cento camere a Locri”, o il “Parco Scolacium” ne sono gli esempi più lampanti. Parliamo di ricchezze sterminate. Basti considerare al  Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, purtroppo in questo momento chiuso. Ma la sua riapertura, nei prossimi mesi, restituirà alla Calabria ed al mondo uno dei tesori archeologici più importanti d’Italia e d’Europa, solo considerando la presenza dei “Bronzi di Riace”, sculture uniche al mondo, la cui origine è ancora oggi uno dei grattacapi più complicati per archeologi e studiosi di storia. Forse è solo per puro caso che siano finiti in Calabria. Erano in viaggio su una nave greca, proveniente da chissà dove e diretta verso una destinazione ancora sconosciuta. Già da soli riescono ad appassionare, a coinvolgere, a ‘conquistare’ chi li guarda. Per anni sono riuscite ad attrarre migliaia di visitatori,  che potrebbero diventare milioni.  Poco lontano da Palazzo Piacentini, la città di Reggio offre altre emozioni. Da qualche mese piazza Italia, ‘salotto buono’ della città è stato trasformato in parco archeologico. Nel corso di alcuni scavi sono venute alle luce stratificazioni di costruzioni greche e romane dell’antica Reghion. Ne è scaturito un suggestivo percorso sotterrano, che è possibile visitare in determinati orari della giornata. Ma non c’è solo Reggio. Tutta la regione, con i suoi mille tesori, può diventare luogo di scoperta, di conoscenza, meta privilegiata dei viaggiatori che amano il turismo archeologico. Tutto sta nel saper utilizzare questa risorsa. Saperla sfruttare e valorizzare per incentivare, rendere interessante un viaggio in Calabria.

Parco archeologico di Scolacium, Roccelletta di Borgia (CZ)


Un’occasione straordinaria, oggi, per tanti giovani che altrimenti avrebbero davanti l’unica prospettiva di dover partire per cercare fortuna altrove. Mentre da noi un tesoro così inestimabile rischia di restare inutilizzato ed improduttivo. Si raggiungerebbe così il doppio obiettivo di creare prospettive di lavoro e di crescita economica, e nello stesso tempo creare le condizioni  non solo operative, ma anche economiche per salvaguardare, tutelare e valorizzare il nostro immenso patrimonio storico archeologico. Non è una chimera. In molti Paesi è ormai consolidata da tempo l’idea che l’archeologia  costituisce da anni un vero e proprio valore aggiunto nel marketing turistico. Proprio quello di cui ha bisogno la Calabria che da regione a vocazione turistica ha la possibilità di sfruttare l’immensa opportunità del proprio patrimonio storico.  Ma per far questo occorre attrezzare il territorio, renderlo attraente, attraverso azioni capaci di far comprendere ai residenti dei territori in cui sorgono aree archeologiche o di particolare valore storico, le potenzialità che lo stesso potrebbe offrire. Capita, per esempio, che aree di estremo  interesse archeologico sorgano in luoghi isolati, difficilmente raggiungibili, privi di qualsiasi servizio accessorio. Ecco, dunque, il primo passo, rendere fruibili queste zone, facendole diventare, ovviamente senza contaminarle urbanisticamente, parte integrante di un percorso in cui esaltare cultura, gastronomia e paesaggio, incentivando attività economiche locali che tengano conto delle esigenze, delle vocazioni e delle potenzialità del territorio.
Un processo virtuoso in cui i diversi elementi si consolidano e si motivano a vicenda, rafforzando la necessità non solo di tutelare il bene esistente, attraverso progetti di restauro e di recupero dell’esistente, ma anche incentivando nuove ricerche e nuove indagini per allargare e rendere ancora più interessante il sito stesso.

Il turismo culturale, la visita di musei ed aree archeologiche, sta registrando nel nostro Paese, un notevole e costante aumento. Prendiamone coscienza anche in Calabria. Sembra essere questa l’idea dell’assessore regionale all’Istruzione Mario Caligiuri che nei giorni scorsi ha reso pubblica la graduatoria delle scuole calabresi che parteciperanno al Progetto “Calabria Jones”.

Castello Federico II Roseto Capo Spulico (CS)


L’iniziativa si propone di valorizzare le aree archeologiche della Calabria. “E’ una operazione culturale che intende fare degli studenti calabresi – ha dichiarato l’assessore Caligiuri – i primi conoscitori e promotori degli straordinari beni culturali nostra regione”. Una grande opera di sensibilizzazione, dunque, che vede protagonisti proprio coloro che domani dovranno prendere le redini economico-produttive della Calabria. Il progetto coinvolgerà 110 scuole medie localizzate soprattutto nei comuni a più alta densità criminale. Quattromila studenti, dallo scorso 1 luglio e fino al prossimo 15 ottobre avranno la possibilità di svolgere, con i propri insegnanti, attività didattiche sui siti archeologici e sui beni culturali della regione.

“Nel progetto – ha spiegato l’assessore Mario Caligiuri – parteciperanno le facoltà di archeologia delle più qualificate università del mondo, coordinate dalla Normale di Pisa e dagli atenei regionali Con questo progetto – ha proseguito Caligiuri – intendiamo trasformare la Calabria in una importante area di studi scientifici sull’archeologia, di concerto con la Sovrintendenza regionale dei beni culturali”.

Nelle intenzioni dell’assessore Caligiuri c’è l’idea di riproporre il progetto anche nel prossimo anno, “in modo da valorizzare le estesissime aree archeologiche della Calabria, finora poco utilizzate e sconosciute al grande pubblico, facendo della cultura un grande motore di sviluppo per la Calabria”.