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Martedì, 15 Ottobre 2019

Il carattere immateriale di un poetico decoratore

"Intersezioni", l'annuale appuntamento alla Roccelletta di Borgia con l'arte contemporanea,  presenta quest'anno Daniel Buren, un'autorità dell'arte ambientale europea, un poetico "decoratore" di spazi, un maestro della progettazione di grandi installazioni dentro l'architettura o il paesaggio.
La rassegna di installazioni è stata inaugurata al Parco di Scolacium e al MARCA di Catanzaro, con gli onori di casa fatti dal Presidente della Provincia  di Catanzaro Wanda Ferro

e alla presenza del curatore Alberto Fiz, che con Maurizio Rubino, direttore del MARCA e “patron” anche di “Intersezioni”, ha voluto per l'edizione 2012 una delle personalità artistiche più apprezzate al mondo per questo tipo di operazioni. Buren era accompagnato anche dal critico d'arte Bruno Corà, autore di uno dei testi in catalogo.
Nei resti della Basilica normanna, fra le pietre antiche e gli ulivi secolari l'artista francese ha ridefinito lo spazio del Parco sottolineando alcuni aspetti visivi del sito.

Capanna esplosa a 4 colori


Immaginaria ricostruzione e frammentaria, due finestre e una porta della Basilica


Come è sua consuetudine ha usato strisce bicolori  per circoscrivere le piante di ulivo all'ingresso e per sistemare filari di  virtuali rocchi di colonne nel Forum, a proseguire idealmente i filari di ulivi del campo accanto. Una precisione geometrica, già sperimentata in “Les Deux Plateaux” al Palais-Royal di Parigi (1985-86), che tuttavia non sottrae un senso di leggerezza percettiva all'insieme di natura, archeologia e modernità. Fasce rosse e bianche marcano il terreno animandolo di un ritmo inusuale, fra la severità di vestigia antiche e il sapore della storia, che qui aleggia su tutto.
La basilica di Santa Maria diroccata si riprende attraverso le vetrata colorata, posta in quel che resta di una monofora vuota, ridando luce con una lama di sole, che l'attraversa fino a lasciare una pennellata di colore nuovo sul muro di mattoni. Anche la facciata viene ridisegnata con un arco  a strisce e un ovale trasparente di rosso.
In uno slargo, invece, Buren  allestisce una “Cabane èclatée”, ovvero una “Capanna esplosa” fatta di materiali colorati e specchianti, che riflettono all'infinito il paesaggio circostante. Un'architettura elementare cubica con quattro aperture sui lati e per tetto il cielo. I pannelli d'ingresso spostanti in avanti generano un effetto-labirinto lieve e dinamico, che fa somigliare l'istallazione ad una capanna da parco giochi per bambini, solo che qui a Scolacium, vi si aggirano dentro adulti, che si scoprono senza età, in uno spazio-tempo reso regressivo dall'arte.
“Basandosi sul lavoro in situ – scrive Alberto Fiz – Buren mette radicalmente in discussione anche la figura dell'artista, costretto a rinunciare ad una porzione della sua aura in favore di un progetto sociale che necessita la presenza del fruitore come parte integrante.”

Un'architettura dal carattere immateriale con una visione multipla, che sfonda i prospetti, dilata la spazialità, coinvolgendo i visitatori, che vengono inglobati nell'immagine complessiva, perché chi guarda vede nell'opera anche se stesso. Gli specchi restituiscono, però, non un'immagine fredda  e nitida, ma morbida e appena offuscata da una patina lieve, che rende tutto più naturale; in realtà Buren non usa specchi tradizionali  ma lastre di alupanel specchianti, un materiale composto da strati di alluminio e polietilene. L'effetto è sicuramente più “caldo” e “vissuto”, a metà strada fra la visione sognata e il filtro della caligine.

Emiciclo del teatro romano tagliato in due da una lunga parete specchiante


Un maggiore gradualità nel passaggio fra realtà e immagine virtuale riflessa la si ricava nell'emiciclo del teatro romano tagliato in due da una lunga parete specchiante, che ne ricostruisce magicamente l'insieme semicircolare, confondendo il vero e la finzione in una spettacolare istallazione. La cavea riflessa  assume un aspetto ancora più suggestivo di notte quando il risultato è fortemente unitario, come se un'architettura perduta ricomparisse d'un tratto, squarciando il buio ed emergendo dal passato. Una poesia di luce e di riflessi, un sussulto di pietre antiche e linguaggi moderni,  riassume  storia e contemporaneità, annullando il tempo in una spettacolarità elegante e, direi, “classica” nei suoi equilibri studiati,  nell'armonia della visione.
“Nella sua azione  progettuale – afferma Bruno Corà - si respira il clima delle grandi botteghe operative d'altri tempi, anche se la sua metodologia di intervento in situ ha sancito, perfino teorizzandola sin dagli esordi, l'abolizione stessa di un suo atelier. E ancorché possa apparire improprio l'uso dell'attributo 'classico' per un'opera come la sua, essa tuttavia ne risulta dotata.”
Nondimeno l'operazione di Buren svela il suo carattere d'artificio percettivo, perché la superficie specchiante è solo da un lato, mentre dall'altro, con piglio concettuale, non vengono nascoste allavista le impalcature di legno e i sacchetti di sabbia, che sostengono il tutto. L'arte contemporanea non sfida, così, né la natura né la storia ma le accompagna, rileggendole e riordinandole in una nuova esistenza.
Buren, nato a Boulogne-Billancourt nel 1938, si è aggiudicato il Leone d'Oro alla Biennale di Venezia nel 1986 e il Premio Imperiale del Giappone nel 2007, anno in cui ha realizzato anche "L'arc rouge", che sostiene il ponte "Puente Principi España" al Guggenheim Museum di Bilbao.

 

* Tonino Sicoli È nato a Cosenza il 2 luglio del 1948 e svolge attività di critico d'arte. E’ direttore del MAON – Museo d’arte dell’Otto e Novecento (Palazzo Vitari) di Rende ed è coordinatore dei Musei rendesi. E’ stato docente di Museologia (2008) e Fenomenologia dell'arte contemporanea (2006 e 2007) presso l'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Ha tenuto seminari presso la Facoltà di Architettura dell'Università “La Sapienza” di Roma (1992) e presso la Facoltà di lettere e filosofia dell'Università della Calabria (dal 1978 al 2001), dove è stato, nel 1990-91, professore a contratto al Dipartimento di Arte.