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Mercoledì, 17 Ottobre 2018

La Memoria Del Lupo. Un Racconto per Paolo Borsellino

“La memoria del lupo”, di Gioacchino Criaco, è un lungo viaggio alla ricerca di una verità giudiziaria, che ci permette anche scoprire le meraviglie di un mondo antico, incantato, retto da regole ancestrali e millenarie: l'Aspromonte.

Non è un caso il sottotitolo scelto dall’autore: “Un racconto per Paolo Borsellino”. La memoria del lupo fa parte infatti della raccolta “L’agenda ritrovata”: sette autori per sette storie inedite, dedicate alla memoria del magistrato siciliano, a venticinque anni dalla strage di via d’Amelio.
Protagonista della narrazione è la figura del generale dei Carabinieri Virgilio Luzi, impegnato – dopo anni di antiterrorismo – con la sua squadra di sette uomini nel contrasto all’emergenza mafiosa in Calabria. Otto carabinieri che pensano di aver definitivamente rinchiuso in carcere il boss Enzo Borra, una delle belve più feroci della criminalità organizzata calabrese.
Ma è proprio Borra, ben consapevole di essere ripreso dalle telecamere per mostrare chiaramente le proprie terribili intenzioni, che ucciderà in maniera impietosa il generale. Da lì, inizierà l’incubo per gli altri sette componenti della squadra di Luzi. Per loro non basterà essere nascosti sotto copertura o ricollocati all’estero, né essersi dedicati a un’altra vita. Nel corso di venticinque anni verranno uccisi tutti, uno dopo l’altro, come pedine. Eccetto uno: Giovanni. Che sceglie di non attendere la morte, ma di andarla a cercare nei luoghi delle proprie origini, che sono anche quelle di Borra: l’Aspromonte.
Stanco di scappare, Giovanni torna nel suo paese, Africo. E si trova di fronte al lupo Enzo Borra. Guardandolo negli occhi, rievoca nella memoria i ricordi del generale e dei colleghi, per farselo “odiare ancora di più”, affinché la rabbia gli monti dentro.
Ma scopre che il nemico non è il vecchio boss col viso da bambino. Borra si assume la responsabilità della morte del generale, ma aggiunge “Io non c’entro con la morte dei tuoi compagni”.
Insieme a persone dai volti antichi e segnati, quasi da reduci di una guerra combattuta contro chissà chi, Giovanni e il boss trascorrono lunghi giorni in Aspromonte.
È così che si apre uno squarcio sulla morte di Luzi. “La sua vita e i suoi documenti, mi avevano chiesto. Ho consegnato i documenti e sono venuto a rinchiudermi in Aspromonte”, ammette il boss. Che rivela a Giovanni non solo di custodire ancora la vecchia agenda del generale, ma anche una tremenda verità: il traditore, il vero nemico, "sta da un'altra parte. Che forse è la tua stessa parte.”
Un filo conduttore con la vicenda tragica, quella sì reale, del giudice Paolo Borsellino.