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Venerdì, 21 Settembre 2018

“Balla coi lupi” di Pasquale Scalise: storia di un calcio nato tra le “rughe” di Sersale

Richiama il libro e il film di e con Kevin Kostner, ma soprattutto “Balla coi lupi” di Pasquale Scalise (350 pagine e 1000 foto) racconta il calcio visto “non  come una scienza esatta, bensì come l’arte dell’imprevisto”.

E lo fa senza nulla concedere al  caleidoscopio di ritualità banali, anzi con una scrittura che non rinuncia all’affondo narrativo letterario, alla descrizione appassionata  del goal e, insieme, dei luoghi in cui il goal è calciato. Scrive Pasquale Scalise, giornalista del Quotidiano del Sud, che negli anni ’60, a Sersale, borgo di 4605 abitanti della Presila catanzarese, oggi città per decreto del Presidente della Repubblica, il calcio “professionale” non si sapeva cosa fosse: niente campi sportivi, linee di porta o bandierine; scarpette e divise un lusso che non si poteva neanche immaginare. I canonici 90 minuti si moltiplicavano fino a che non scompariva la luce del giorno ed era il tramonto a fischiare il calcio finale. Le trasferte erano quelle nei rioni limitrofi (“rughe” nella versione dialettale), con due pertiche di castagno al posto dei pali a fare da porta, ma le partite più importanti si giocavano in campo neutrale: piazza Carmela Borelli, ai tempi piazza San Pasquale. È nata così, con fiero e umile entusiasmo, la prima squadra del Sersale Calcio. Che nel ’63 si fece coraggio e tentò la prima storica trasferta: partirono in 9 alla volta di Albi con pantaloncini neri e camicie bianche su cui fu ricamata a mano, in extremis, la scritta “Sersale”.  

Incipit leggendario di una storia calcistica che culmina nella gloriosa promozione in serie D nell’aprile del 2016 e che Pasquale Scalise, nel libro “Balla coi lupi – Storie, luoghi, personaggi nel romanzo calcistico di Sersale” realizzato con il patrocinio della città di Sersale, la cui copertina è firmata dall’artista catanzarese Massimo Sirelli, ricostruisce con interviste ai protagonisti e lunghe ricerche d’archivio, tutto arricchito con le  impressioni e le passioni personali. Storia di una squadra, ma anche dei suoi calciatori e dei suoi tifosi, quindi storia di un borgo: un romanzo nostalgico che fa rivivere vicende esaltanti dello sport e più in generale della cultura e della società di una parte di Ionio catanzarese.

Nel ’64 l’incontro a Squillace, per la prima volta, con una squadra appartenente a un Campionato di Categoria, che dona ai sersalesi divise gialle e rosse (colori che resteranno per sempre nell’immaginario calcistico del paese), la successiva fondazione del Gruppo Sportivo Sersale (Giesse), il primo derby con la squadra della parrocchia Sant’Anna: tutti eventi vissuti con passione ed euforia, sempre più intense, sempre più fiduciose nella consacrazione di sogni e sacrifici di un’intera comunità. Che arriva nel ’75 con la nascita di una nuova Società Sportiva da lanciare nel Campionato di Terza Categoria.

Roberto Saverino, giornalista del Quotidiano del Sud e firma storica del calcio dilettantistico, durante la presentazione del libro di Scalise all’auditorium Porta del Parco di Sersale a un salto dalla Sila di Buturo, ha commentato: «ho sempre avuto simpatia per questa squadra, credo che nella storia del Campionato di Eccellenza la favola più bella sia proprio quella del Sersale. Un giornalista quando scrive deve essere imparziale, però di fronte a una società che è espressione di un paese laborioso, di gente per bene, di un paese che vuole crescere sotto molteplici aspetti, deve prendere atto che questa squadra ha dato al calcio calabrese qualcosa di cui aveva tanto bisogno: onestà e credibilità. Nel mio lavoro ci sono cose che posso scrivere e cose che non posso scrivere: il Sersale che vince il campionato è un Sersale che non solo sorprende, ma soprattutto vince sul campo, perché in questi anni il Campionato di Eccellenza è stato vinto da squadre che sappiamo tutti come lo hanno vinto; al Sersale, invece, mai nessuno ha regalato nulla. Pasquale Scalise è un bravissimo giornalista: ha scritto un libro che tutto il paese, non solo la squadra, apprezzerà».

Alla presentazione di “Balla coi lupi”, oltre ai calciatori, al direttore della Riserva Naturale Valli Cupe e a numerosi esponenti di iniziative imprenditoriali di successo  (tra cui  Oro Carni e Caffè Montano),  anche il presidente ASD Sersale Ettore Gallo che l’autore definisce “il fautore, l’inventore e il creatore della promozione del Sersale in serie D”. Gallo ha descritto la leggenda come «qualcosa di eclatante per la Calabria e per il paese, che si è trovato a giocare su campi importanti con squadre che hanno militato in campionati professionisti. Purtroppo, è durata solo un anno: ci sono stati degli errori, ma resta una pagina bellissima del nostro calcio. E non l’unica: le foto che Scalise ha inserito nel suo libro fanno rivivere emozioni forti e traguardi considerevoli. Ora pensiamo al futuro con caparbietà e passione puntando come sempre sui giovani, a partire dal nuovo allenatore Andrea Parentela».          

Quella di Scalise è la puntuale ed entusiasmante ricostruzione di una realtà sportiva sana e aggregatrice che testimonia l’impegno socio-culturale della comunità sersalese e dimostra come buone pratiche sportive possano non solo consolidare la consapevolezza civica dei cittadini, ma anche contribuire alla realizzazione dell’identità di un popolo. Il sindaco Salvatore Torchia: «fiero di questa pubblicazione non solo come primo cittadino, ma anche come calciatore: ho iniziato nel ’79 e ancora oggi, sebbene non a livello professionistico, continuo a portare avanti i colori giallo-rossi. Come scrivo nella postfazione del libro insieme al presidente del Consiglio comunale Carmine Capellupo, la promozione in serie D, per come è stata salutata dall’intera Calabria, è stata la vittoria di una società e di una comunità accogliente, rispettosa e civile». «Scalise fa una cosa incredibile: ci riporta nel passato – ha spiegato Capellupo – Se noi siamo qui, ora, in questa gloriosa società sportiva, è perché abbiamo creduto nel passato. Ecco l’aspetto sociale di una squadra che si è calata nella realtà dando vita a un connubio unico. I risultati straordinari si raggiungono perché c’è una comunità alle spalle, ci sono dirigenti che hanno fatto tanti sacrifici e perché c’è gente come Scalise che sa raccontare tutto questo. Questo è un romanzo che appassiona, che trascina indietro nel tempo, emozionando».   

Sul calcio come forma culturale che conferisce rilevanza e prestigio alla storia della città e anche della nostra regione, il delegato alla Cultura Tommaso Stanizzi ha chiosato «il calcio a Sersale è punto di riferimento per tutto il circondario perché la storia calcistica sersalese si è contraddistinta e si contraddistingue tuttora, rispetto alle altre società, per la sua continuità. Il calcio è la forma di cultura che più appassiona gli italiani, è cultura perché racconta di campioni, di grandi sfide, di vicende umane. La cultura spesso si accompagna alla passione, che è stata la carica principale che ha guidato Scalise nel suo lavoro: ha scritto un pezzo di storia della comunità sersalese di cui avevamo fortemente bisogno».           

Romano Pitaro, capo ufficio stampa del Consiglio regionale: «Oggi il calcio è anche politica. Ha un potere egemonico, è diventato principalmente evento televisivo seriale. Il rischio è, anche a causa dell’esasperata  commercializzazione, la disaffezione dei tifosi e delle  comunità. Rischio che invece non si corre nelle realtà calcistiche locali come il Sersale Calcio, che ha una proprietà distribuita su tutto il territorio e s’inserisce in un sistema economico e culturale che da alcuni anni a questa parte rende accattivante la città di Sersale inserita, dalla Cattolica di Milano, nell’Archivio della generatività proprio per le sue capacità di produrre sviluppo e iniziative virtuose. “Balla coi lupi” di Scalise, che stimo come giornalista e ora anche come scrittore, è un libro da cui emerge questo importante contatto tra la squadra, i suoi tifosi e il territorio. E in un certo senso richiama il fascino che si coglie leggendo i racconti di Osvaldo Soriano o “Splendori e miserie del calcio” di Eduardo Galeano».