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Venerdì, 22 Giugno 2018

Quando il genere femminile fa la differenza...

Brutta costumanza la dimenticanza. Tradisce smarrimento di memoria storica e dunque arretramento di civiltà. ....non aiuta a capire, né offre chiavi per aprire porte che consentano di andare oltre le sabbie mobili di questo tempo difficile”

 ( v. calabriaonweb.it/index.php/news3/societa/4367-storia-dimenticata ) , un peccato questo, che non si può certo imputare agli autori de “L’Ape furibonda” : Romano Pitaro, Claudio Cavaliere e Bruno Gemelli, non dimenticano. Anzi, ricordano. E col loro prezioso “libellus” storico-letterario, fanno conoscere al grande pubblico “ undici donne di carattere”, che nella loro vita hanno concretizzato l'empowerment tantissimi anni prima che fosse affermato nella conferenza ONU delle Donne tenutasi a Pechino nel 1995.

Ed ecco Giuseppina Russo, rivoluzionaria per passione e par amore, compagna di vita del valoroso” partigiano Pietro” (v. http://www.calabriaonweb.com/index.php/news3/societa/2616-antifascista-combattente-spagna-e-nel-nord-italia-il-partigiano-pietro-che-veniva-dallaspromonte), al secolo Marco Perpiglia.

E poi Caterina Tufarelli, “ la prima e più giovane donna sindaco italiana in quella nuova nazione che si va costruendo faticosamente sulle macerie della seconda guerra mondiale ... figura di riferimento intellettuale per generazioni di donne calabresi”. 

E ancora, Maria Oliverio, detta Ciccilla (su di lei scrisse Alessandro Dumas) una delle tante donne del popolo “ maltrattate dal suo tempo e dalle circostanze, e poco disponibile alla rassegnazione” , diventata brigantessa ( o meglio, “BRIGANTA ”, come precisa Maria Rosa Cutrufelli ) in un’Italia post unitaria a dir poco distratta nei riguardi dei problemi delle plebi meridionali.

Ed ecco Serafina Battaglia, prima pentita della storia della mafia, e le “corritrici”, donne pilota “disinibite, refrattarie al maschilismo, amazzoni del progresso, che si lasciavano dietro un profumo di emancipazione” : esempi di vita.

E che dire, delle tre figure femminili raccontate da Romano Pitaro, Giuditta Levato, Rita Pisano e Maria Elia de Seta Pignatelli ... : la prima, intrepida donna del popolo, fu personaggio di spicco nelle lotte condotte dal proletariato contadino per la conquista delle terre: in quelle lotte, cioè, che “rappresentano gli avvenimenti più rivoluzionari della storia italiana del secondo dopoguerra”(Sidney Tarrow).

Pisano e de Seta, invece, appartenevano a famiglie borghesi /aristocratiche, dunque avevano un’estrazione sociale ben diversa da quella contadina, ma – seppur su fronti politici diversi, anzi, opposti – si impegnarono anche loro in battaglie di civiltà. Rita Pisano - chiamata jeune fille de Calabre da Picasso, che le fece un rìtratto - a 23 anni fu eletta, insieme a Renato Guttuso e Giulio Einaudi, nel comitato mondiale dei partigiani della pace presieduto da Frederic Joliot Curie, premio nobel per la chimica e premio Lenin per la pace. Comunista convinta, fu epurata dal PCI “per l’inconciliabilità delle sue vedute con quelle dei dirigenti del tempo” : lei voleva un comunismo dal volto umano, sulle orme di Berlinguer. Da sindaco (anzi, “SINDACA”, come raccomanda Cecilia Robustelli, linguista dell’ Accademia della Crusca) ha concretizzato un’amministrazione esemplare, impegnandosi anche in un campo spesso ignorato dagli amministratori, la cultura, dando vita agli “Incontri Silani”, in cui ospitò personaggi del calibro di Levi, Blasetti, Guttuso .

Maria de Seta, nobildonna bellissima e colta, istruita in collegi tedeschi e inglesi e ritratta da Severini e da Guttuso, fu definita da D’Annunzio “ la Madonna Silana” . Donna di grandi passioni e slanci ideali, nel ’46 diede vita al Movimento italiano femminile per promuovere l’immagine della donna e il diritto alla retribuzione delle casalinghe. “Scomoda e inafferrabile”, come tutte le donne colte e di gran carattere, fu in rapporti con Mussolini , Michele Bianchi, Paolo Orsi, Umberto Zanotti Bianco. Amante della natura incontaminata, si ritirò a vivere in Sila tra foreste di faggi pini e abeti, dove “ogni cosa è piena d’incanti ... vi si può vivere a lungo in solitudine e contemplare i vasti orizzonti che si perdono nell’infinito...” : lì si sentiva “veramente vivere “ e scopriva i veri valori delle cose .... Tutta la mia vita precedente non esisteva più.” Fu il primo ispettore, o per meglio dire, la prima “ISPETTORA (v. Raccomandazioni per un uso non sessista della lingua italiana, Presidenza del Consiglio dei Ministri e Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità tra uomo e donna, 1987) onorario per le antichità della Calabria. Si batté “ per alimentare la passione e la fiaccola della storia dell’arte” , convinta che : ”tutta la statale 106 potrebbe diventare un giardino nel quale sorgono le antiche città greche e romane che ridate alla luce, costituirebbero la più bella via archeologica del mondo”. .. Inascoltata Cassandra.

Nella ricostruzione della storia delle donne calabresi, questo libro ricopre un grande valore: smantella – seppur soltanto in parte, inevitabilmente - quella radicale misoginia in cui “ ha preso corpo il ruolo di clausura e di assenza da ogni forma di vita sociale della donna , condannata ad essere … tacita … muta … esclusa..” (Pasquino Crupi, “La diaspora greca nel Mediterraneo e nel mar Nero”). Le “api furibonde” si sono conquistate , in barba al ruolo claustrale che la loro epoca assegnava alle donne, un ruolo “eversivo”, sicuramente rivoluzionario, diventando così , ciascuna di loro, soggetto attivo della propria storia. Cosa tutt’altro che facile, ieri, come oggi.

 * Nella Foto Zina Crocè