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Domenica, 08 Dicembre 2019

In mille pagine il maestro del dubbio e del dettaglio. “Filo rosso” è il titolo dell’opera omnia di Giovanni Mastroianni curata da Luigi Spina e Nicola Siciliani de Cumis

Sono in via di pubblicazione in due volumi (oltre 1000 pagine) per l’editore Guida di Napoli gli scritti del “maestro del dubbio”, lo storico e filosofo Giovanni Mastroianni, nato a Catanzaro il 15 gennaio del 1921 e morto a Imola nel 2016 all’età di 96 anni.

Eugenio Garin, il massimo storico della filosofia del ‘900: “Da tempo Giovanni Mastroianni va conducendo un lavoro assai proficuo, e che si desidererebbe più largamente utilizzato, sottoponendo a un esame puntuale, anzi spesso puntiglioso, una serie di pensatori italiani in cui si sono variamente espresse le discussioni e l’elaborazione del marxismo in Italia”
Eugenio Garin, il massimo storico della filosofia del ‘900: “Da tempo Giovanni Mastroianni va conducendo un lavoro assai proficuo, e che si desidererebbe più largamente utilizzato, sottoponendo a un esame puntuale, anzi spesso puntiglioso, una serie di pensatori italiani in cui si sono variamente espresse le discussioni e l’elaborazione del marxismo in Italia”

I volumi sono stati realizzati col contributo del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università della Calabria diretto da Raffaele Perrelli, nella collana Strumenti e Ricerche diretta da Pio Colonnello. L’edizione è stata curata da Luigi Spina, docente di Filologia classica presso l’omonimo Dipartimento dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, e Nicola Siciliani De Cumis, già docente di Pedagogia alla “Sapienza” e presidente dell’Associazione internazionale “Makarenko”, col validissimo aiuto di Elisa Medolla.
Nell’ultimo testo del secondo volume, si rinviene l’intervista che è stata pubblicata su “Nazione Indiana” nel 2011 da cui s’intuisce che Mastroianni ha già in mente la raccolta, dedicata “Ai tanti che ormai mi mancano”. Con Spina e Siciliani, fino a poche settimane prima della morte, Mastroianni ha discusso le scelte e orientato la ripartizione, soddisfatto che l’opera avesse ormai preso corpo.

“LA VITA E’ BREVE ANCHE QUANDO E’ LUNGA”

Negli ultimi tempi, era solito dettare per telefono qualche sua breve poesia, che ricordava a memoria. Una fra l’altro dice: “La vita è breve / anche quando è lunga”. Per la raccolta degli scritti, è stato scelto un suo titolo: “Il filo rosso”.Commenta Luigi Spina : “Ne aveva fatto il tema di una conversazione tenuta a Catanzaro, la sua città, l’ultima volta che vi era tornato, lasciando ‘l’esilio imolese’ (dove viveva da lunghi anni), il 3 ottobre 2006. Un prezioso dvd conserva l’evento e sarà visionato in occasione della presentazione dei volumi. Come sottotitolo: “Dialoghi etico-politici col mio tempo”.

lo storico e filosofo Giovanni Mastroianni è nato a Catanzaro il 15 gennaio del 1921 ed è morto a Imola nel 2016 all’età di 96 anni. I volumi (“Il Filo rosso”) in via di pubblicazione da “Guida editore” sono stati realizzati col contributo del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università della Calabria diretto da Raffaele Perrelli, nella collana Strumenti e Ricerche diretta da Pio Colonnello.
lo storico e filosofo Giovanni Mastroianni è nato a Catanzaro il 15 gennaio del 1921 ed è morto a Imola nel 2016 all’età di 96 anni. I volumi (“Il Filo rosso”) in via di pubblicazione da “Guida editore” sono stati realizzati col contributo del Dipartimento di Studi umanistici dell’Università della Calabria diretto da Raffaele Perrelli, nella collana Strumenti e Ricerche diretta da Pio Colonnello.
E aggiunge: “Quello con Giovanni era sempre un dialogo, molto spesso per telefono; una lezione- dialogo anche per me che, da ‘non allievo’, l’avevo conosciuto come collega ad Arcavacata, a metà degli anni ‘80, rimanendone affascinato e avendo poi la fortuna di ritrovarlo ad abitare a pochi chilometri da Bologna. Il filo rosso non si è spezzato, dunque. La (ri)lettura dei suoi saggi arricchirà il numero dei partecipanti al dialogo, come capita sempre con i veri maestri”.

MAESTRO DEL DUBBIO E DEL DETTAGLIO

Quest’anno, per ovvi motivi, il 15 gennaio il consueto incontro tra Mastroianni e i suoi allievi “devoti” (a centinaia e sparsi ovunque) che lo andavano a trovare ad Imola per festeggiarne il compleanno è saltato ( la seconda volta dal 2016). E con l’incontro, anche il bizzarro rituale che prevedeva – come nell’ultimo film di Akira Kurosawa “Madadayo” – che gli allievi gli chiedessero “Mada Kai?” (Sei pronto?) e lui rispondesse, nello stesso modo del prof. Uchida del film, “Madadayo” (Non ancora). Per non interrompere il dialogo, però, s’è rimediato nel migliore dei modi possibili. Immaginando che fosse lui, questa volta, a chiedere “Siete pronti?” (riferendosi alla pubblicazione della sua opera omnia a cui teneva tanto), la risposta degli allievi è stata: “Eccola”. Un “Filo rosso” lungo mille pagine. Condensando scritti di Mastroianni tra i più significative: “Teoria della storiografia artistica e letteraria in B.Croce (un testo che fu il motivo di un rilevante scambio di lettere con Benedetto Croce, lettere poi ristampate in appendice al volume “ Da Croce a Gramsci”); “Antonio Labriola e la filosofia in Italia”; “Studi sovietici di filosofia italiana”; “Cultura e società in Calabria fra l’Otto e il Novecento”; “Vico e la rivoluzione. Gramsci e il diamat”; “Trad. e cura di N. I. Bucharin “Teorija istoriceskogo materializma. Populjar’nyj učebnik marksistskoi sociologij. La teoria del materialismo storico. Testo popolare della sociologia marxista”; “La filosofia in Russia prima della Rivoluzione. I “Voprosy filosofii i psichologii”; “Pensatori russi del Novecento” (per conto dell’Istituto Italiano per gli studi filosofici).

DA CROCE A MARX, GRAMSCI E LABRIOLA

Per dare un’idea della statura di questo gigante del pensiero, ci aiuta il prof. Siciliani: “Dalla cospicua produzione di sapere – volendo periodizzare – in Mastroianni si succedono più fasi fino all’approdo gramsciano. Da Croce (fine anni Quaranta) alla fase marxista di stampo hegeliano e quindi, abbastanza presto, all’elaborazione in chiave radicalmente ‘anti-hegeliana’ e ‘pragmatistica’ passando da Vico e il marxismo, il giovane Croce e i crociani, i ‘principi’ del Gentile, al ‘sapere storico’ del Garin, Antonio Labriola e la filosofia in Italia. Tutto alla luce di un irrinunciabile criterio del controllo di un ‘risultato scientifico’ mediante limitative negatività e prudenti formulazioni di verità mai possedute per sempre e pur sempre aperte alla riepilogazione, alla riformulazione, alla innovazione della verifica. Il dubbio come metodo di lavoro, sempre. Semplificare un impegno di studi così corposo e plurale, non è  un’impresa accessibile per chi non è addentro a questioni complesse, dibattute con gran fervore, e che affondano le radici all’inizio del ‘Secolo breve’. Giovanni Mastroianni, forse, può essere definito un ‘maestro del dubbio’. Storico e filosofo delle necessità relative”.
Maestro del dubbio ma anche del dettaglio. Quest’ultimo sostantivo potrebbe forse fornire una chiave di lettura del suo lavoro. L’espressione non è casuale. Il copyright è di Aby Warburg, l’importante intellettuale tedesco del secolo scorso, collezionista di libri e di opere d’arte, fondatore del Warburg Institute di Londra, nonché acuto interprete di fatti e idee della storia dell’arte (e non solo). Il tema del “dettaglio”, secondo Warburg, è stato studiato in particolare da Mastroianni, nel quadro di altre raffinatissime analisi di altre espressioni emblematiche, caratterizzanti per differenza le distintive proposte filosofiche di alcuni autori. Per stringere: allo studio di Warburg sul “dettaglio” si affiancano tra l’altro il “codino” del Barone di Munchausen, il “filo rosso” di Goethe, le “cose” di Labriola e, diversamente che in Labriola, il “für ewig” di Gramsci e l’“atto umano umanamente responsabile” di Bachtin. Insomma, l’opera a cui Spina e Siciliani a breve consentiranno di finire in libreria, richiamando la specialità che ha visto Mastroianni insegnare per 17 anni ad Arcavacata di Rende “Storia della filosofia politica”, comprende scritti su Vico, Labriola, Croce, Gramsci, Il barone di Mūnchhausen, Angelo Camillo De Meis; Dostoevskij, Solov’ëv; Acri, Fiorentino e Garibaldi; Dewey e Bellamy; Warburg; Bogdanov; Bachtin, Kojève; Garin, fra storiografia, filosofia e politica.

Mastroianni “maestro del dettaglio”, secondo Aby Warburg, l’importante intellettuale tedesco del secolo scorso, collezionista di libri e di opere d’arte, fondatore del Warburg Institute di Londra, nonché acuto interprete di fatti e idee della storia dell’arte (e non solo).
Mastroianni “maestro del dettaglio”, secondo Aby Warburg, l’importante intellettuale tedesco del secolo scorso, collezionista di libri e di opere d’arte, fondatore del Warburg Institute di Londra, nonché acuto interprete di fatti e idee della storia dell’arte (e non solo).

Di questo intellettuale di sinistra, mai organico ad alcuna ideologia, autore di indagini scientifiche aperte alle effettive novità e al tempo stesso chiuse alle affrettate formulazioni di ipotesi filologicamente non supportate, Wikipedia non riporta alcunché. E dentro il magmatico, vorticoso, flusso di notizie della Rete c’è davvero poco (a parte una bella intervista pubblicata dalla rivista on line “Nazione Indiana” e realizzata da Luigi Spina sulla questione Bachitin, il filosofo, critico letterario e storico russo). Naturalmente di queste omissioni Mastroianni credo non si sia mai preoccupato. D’altronde, per rendere omaggio al suo cursus honorum, ci ha pensato Eugenio Garin, il massimo storico della filosofia del ‘900: “Da tempo Giovanni Mastroianni va conducendo un lavoro assai proficuo, e che si desidererebbe più largamente utilizzato, sottoponendo a un esame puntuale, anzi spesso puntiglioso, una serie di pensatori italiani in cui si sono variamente espresse le discussioni e l’elaborazione del marxismo in Italia. Ne è uscita una salutare revisione di luoghi comuni, che ha posto in crisi genealogie già largamente accolte: e innanzitutto il rapporto convenzionale fra idealismo e marxismo […]. Il merito, non di oggi, del rigore filologico, o, meglio, dello ‘scrupolo di esattezza e di onestà scientifica’ di Mastroianni, è stato quello di avere molto presto revocato in dubbio quell’albero genealogico così edificante del ‘marxismo italiano’ e di averne, implicitamente, combattuto le insidie politiche. E sarebbe il caso di parlare innanzitutto del suo Labriola”.

Non è tutto. Sempre Garin: “La lezione, anche di metodo, che scaturisce dalla lettura dell’edizione Gerratana dei Quaderni e che Mastroianni vuole avviare, mi sembra molto importante. Attraverso le varianti, la tormentosa insistenza su alcuni termini, e su alcuni nodi problematici, è, a volte, rivelatrice. Basterebbe por mente a quanto qui Mastroianni sottolinea a proposito delle posizioni assunte da Gramsci nei confronti della scienza e della filosofia della praxis. La filosofia della praxis non ha bisogno di sostegni filosofici all’infuori di se stessa”

AUGUSTO PLACANICA: “MASTROIANNI COME IL SIDOL”

Così infilato nel dibattito culturale internazionale, Mastroianni, che al Liceo classico Galluppi di Catanzaro ha insegnato per ben 27 anni, non è estraneo però alle questioni specificamente meridionali, per cui ha avuto un interesse permanente, convinto del nesso palese tra dimensione locale e dimensione internazionale della ricerca. Lo storico Augusto Placanica, uomo di grande ironia, gli diceva: “Vui siticomu ‘u Sidollo, bruttu quandu l’adduri ma caccia a lordia e lucida bonu” (“Voi siete come il Sidol, sgradevole se ne senti l’odore ma toglie lo sporco e lucida bene). Per molti dei suoi allievi Mastroianni è stato un seminatore. Per anni ed anni, toccherà perlustrare tra le sue carte, le sue ricerche inarrestabili e i suoi interessi che sono un vero giacimento di ipotesi, concatenazioni, rimandi. Interessi anche letterari. E non di secondo piano, visto che ha avuto il “Premio letterario internazionale Russia-Italia. Attraverso i secoli” e una menzione d’onore (da una giuria composta dai professori Vittorio Strada, Cesare G. De Michelis, Stefano Garzonio, Fausto Malcovati e Serena Vitale) per la traduzione in italiano di La Stella Rossa L’ingegner Menni di Alaksandr Bogdanov: “Con la sua aderente e godibile traduzione dei due romanzi utopici di Aleksandr BogdanovGiovanni Mastroianni prosegue il suo meritevole lavoro di traduttore e studioso dei filosofi russi del primo Novecento, con una particolare attenzione rivolta a Michail Bachtin”.