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Domenica, 08 Dicembre 2019

Minoranze linguistiche e valorizzazione del territorio. Intervista a Carmelo Nucera

Minoranze linguistiche, un tesoro da preservare, testimonianza di un antico passato al quale, purtroppo, non si da l’importanza che meriterebbe. In particolare, sulla costa ionica reggina, esistono delle piccole comunità di radice greca. Sono in pochi coloro che custodiscono questa Minoranze linguistiche, un tesoro da preservare, testimonianza di un antico passato al quale, purtroppo, non si da l’importanza che meriterebbe. In particolare, sulla costa ionica reggina, esistono delle piccole comunità di radice greca. Sono in pochi coloro che custodiscono questa enorme ricchezza che andrebbe tutelata con ogni mezzo.
Carmelo Giuseppe Nucera, Presidente del Circolo Culturale Apodiafazzi, esperto e cultore di questo antico patrimonio linguistico, con la sua associazione, da sempre lavora per preservarne la continuità.

Carmelo Giuseppe Nucera, Presidente del Circolo Culturale Apodiafazzi Carmelo Giuseppe Nucera, Presidente del Circolo Culturale Apodiafazzi


Presidente Nucera quali sono le origini di questa lingua?

“Grandi linguisti come Gerhard Rohlfs, Anastasios Karanastasis e lo stesso Franco Mosino, hanno sostenuto l’arcaicità della lingua che affonda le sue radici nella cultura magnogreca. Se nella nostra realtà questa lingua ancora si conserva, con parole che in altre aree del mondo, compresa la Grecia, sono andate perdute, siamo in presenza di un vero e proprio dono della natura”.

Quali sono i borghi dove ancora si parla il greco di Calabria?

“Bova, San Lorenzo, Pentedattilo, Roccaforte del Greco, Roghudi, Gallicianò. Sono centri che condividono questa imponente cultura, al di la di poche varianti linguistiche”.

Come opera il circolo Apodiafazzi?

“L'Associazione nasce formalmente il 23 agosto del 1977, ma era già operante dal 1970. Si tratta di una delle associazioni più antiche sul territorio e svolge la propria azione principalmente nell'area grecocalabra, delimitata dalla legge della Provincia. Al di la di questa area svolge un importante ruolo di diffusione, sensibilizzazione, conservazione delle nostre radici, e di mantenimento dei contatti, non solo nazionali, ma anche internazionali. La nostra associazione si occupa di tutela e di valorizzazione non solo della lingua in senso stretto, ma di tutto ciò che concerne la cultura e la tradizione grecanica”.


La passata stagione invernale, Apodiafazzi, in collaborazione con un'altra associazione, l'Accademia del Tempo Libero, ha realizzato un corso di greco di Calabria che ha riscosso grande successo...

“Si. Abbiamo avuto parecchi iscritti che, oltre ad imparare i primi rudimenti della lingua, hanno intrapreso un percorso attraverso la cultura grecanica: monete, storia, scritti, usi, gastronomia, Codici etc. Non solo lingua e grammatica per i corsisti ma la conoscenza di tutto ciò che ha caratterizzato i nostri territori in questo affascinante e straordinario passato”.

Codici? Di cosa si tratta?

Carmenlo nucera“I Codici greci sono una grande testimonianza di ciò di cui parliamo e rappresentano un vero e proprio patrimonio. Se nell'Italia meridionale c'è un aspetto culturale rilevante questo è costituito dai Codici. Si tratta di libri copiati dal VIII secolo al 1600, nelle nostre zone e nei monasteri. Un vero e proprio patrimonio, ora in giro per il mondo. Una quantità rilevante di testi, 177 codici per la precisione,  è conservata presso la Biblioteca Regionale di Messina che ha ereditato il fondo greco del monastero del San Salvatore. Ma la grande maggioranza dei volumi si trova in musei e in biblioteche, sparsi per il mondo. La parte più cospicua è custodita in Spagna. Sarebbe bello se le Istituzioni si impegnassero perché questo patrimonio, almeno in copia, potesse essere consultato anche da noi, presso gli archivi. La fruizione dei Codici è importantissima soprattutto per la ricerca, che però non deve essere prerogativa solo di chi ha elevate possibilità economiche, ma deve essere accessibile a tutti: consultare un codice a Siviglia è chiaro che ha un costo diverso rispetto alla consultazione di un Codice conservato in Calabria.

Il Circolo ha organizzato anche un premio internazionale la cui prima edizione si è svolta in settembre…

“Si, quest’anno si è svolta la prima edizione del “Premio Letterario Internazionale Gerhard Rohlfs, Franco Mosino, Anastasios Karanastasis”, organizzata dal Circolo Culturale Apodiafazzi. Bova, culla di antica civiltà, è stata la location della manifestazione. Si è trattato una bella iniziativa, interamente dedicataalle nostre remote origini, che ha premiato artisti e letterati che si sono contraddistinti per la loro opera di diffusione della cultura calabro greca attraverso le proprie creazioni, e che ha offerto molti spunti di conversazione”.

Quindi, come mi diceva prima, Apodiafazzi non si occupa solo della lingua grecanica ma di tutto ciò che è legato a questa cultura?

“Si, giusto. La nostra azione si dirige su più fronti perché, come dicevo, ci occupiamo non solo della lingua ma di tutto ciò che ruota attorno a questo affascinante passato. La musica, per esempio. Siamo portatori di tradizioni musicali rilevanti attraverso tante iniziative legate alla musica folkloristica; abbiamo realizzato due raccolte di canzoni e abbiamo un gruppo etnico i “Megale Ellada”, fondato da Santo Faustino Petronio, e collegato al Circolo, che è l’unico gruppo italiano che si è esibito in Grecia, ad Atene e Vòlos, in occasione Olimpiadi del 2004”.

Poi?

“Abbiamo una bella tradizione che riguarda anche l'artigianato, i manufatti a telaio, per esempio, la lavorazione di tessuti come la ginestra, la canapa o la lana. E ancora, la lavorazione del legno intagliato; l'agricoltura; abbiamo tradizioni nella conservazione dell'agroalimentare e enogastronomico”.


Dunque possediamo un bel patrimonio da preservare! Sono tante le tradizioni che sono state tramandate sino a giungere ai nostri giorni…

“Esatto! Si tratta di un fatto culturalmente rilevante, che però non deve rimanere fine a se stesso. Se le competenze fossero messe in rete, da fatto meramente folcloristico, si potrebbero trasformare in elemento fondamentale in termini economici. Le nostre antiche tradizioni potrebbero divenire attrattore turistico e volano di sviluppo economico con sbocchi professionali ed occupazionali non indifferenti”.


Ma è veramente possibile che una lingua scompaia per sempre? Che venga completamente persa?

“No. Io non lo credo. La lingua contiene in sé anticorpi e non morirà. Ma noi non vogliamo lingua moribonda, che fa fatica a vivere, vorremmo piuttosto tutelarla e mantenerla fervida. La sua salvezza dipende anche dalle politiche economiche che si mettono in piedi per il mantenimento dei borghi che, ahimè, sono in via di spopolamento. Questo si, ci farebbe perdere il patrimonio linguistico che ancora conserviamo, inteso come lingua parlata. Per fortuna attraverso la nostra attività il pericolo di scomparsa è stato scongiurato. Il circolo, infatti, come dicevo, produce molte pubblicazioni. Una lingua sparisce quando viene tramandata solo oralmente, come è stato sino ad oggi. Infatti molti vocaboli sono ormai eclissati”. 


Cos’altro si potrebbe fare?

“Ritengo sia molto importante il ruolo del sistema radiotelevisivo locale che dovrebbe dare visibilità e continuità alla lingua, idem il sistema scolastico e l’Università. Anche le istituzioni hanno un ruolo fondamentale e, per questo, speriamo intervengano presto anche su fenomeni come lo spopolamento dei nostri centri. Il mio auspicio è che le Istituzioni si approprino di queste problematiche. Il Circolo si mette a disposizione per aiutare e supportare le Istituzioni che volessero farsi carico del problema”.