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Lunedì, 09 Dicembre 2019

Tra gli scaffali che frequentava Alvaro/La Nuova Ave

C’è anche chi fa la lista-nozze o festeggia il Capodanno nel salotto culturale di Reggio

Più che una libreria, la Nuova Ave,  è uno dei presidi culturali più importanti della regione e la stessa città che la ospita da quasi settant’anni ne sembra consapevole. Non è certamente un caso, per fare alcuni esempi particolari, che una coppia abbia deciso di fare la lista nozze proprio presso la libreria ubicata sul centralissimo Corso Garibaldi a Reggio Calabria e che lo stesso titolare, Fabio Saraceno, organizzi un capodanno alternativo, ovviamente tra i libri. E se il primo è stato una scommessa vinta, il secondo in collaborazione con Spazio Teatro ha confermato il successo del precedente.LIBRERIAsposi ave
Entrando si respira quell’odore caratteristico che ormai è quasi impossibile trovare. Si trova chi ancora si emoziona a toccare i libri con le mani, a sfogliare le pagine dei nuovi volumi. E Fabio lascia fare, perché ben consapevole che quegli odori, quei gesti spesso naturali, hanno una storia dietro.
Ma non è solo l’odore dei libri a farla da padrone. In uno spazio di circa 40 metri quadri sono catalogati oltre 7000 libri. Colloquiando con il titolare si percepisce che l’attività avviata non guarda solo l’aspetto commerciale, anzi, è di fatto una vera e propria missione. Lui, già dipendente della libreria, ha rilevato quella che poi diventa “Nuova Ave” da altri che a sua volta erano stati dipendenti. Aperta nel 1950 in piazzetta S. Giorgio, inizialmente fu punto vendita dell'omonima casa editrice romana (AVE). Nel 1960 venne rilevata dai librai Ninì Calabrò e Tullio Tralongo e si spostò sul Corso Garibaldi dov’è tutt’ora.
Fu l’arcivescovo di Reggio Calabria Monsignor Giovanni Ferro, ancora ricordato come una delle più grandi figure della Chiesa reggina e calabrese, a sostenere i giovani dell’Azione Cattolica reggina affinché rilevassero la libreria.
LIBRERIAlettera alvaro aveVicino l’ingresso fa bella mostra di sé una lettera di Corrado Alvaro, che amava frequentare quel posto e certifica quello che fu e continua ad essere un luogo di vera cultura.
Per tornare ai giorni nostri il proprietario Fabio Saraceno sottolinea le difficoltà attuali, esempio pratico è che un tempo erano anche in 5 a lavorare all’interno, adesso soprattutto per una questione di contenimento di costi “sono solo a gestirla. Stiamo resistendo nonostante la crisi, lo facciamo organizzando eventi, anche i social dal punto di vista promozionale ci aiutano, il cartaceo per me non morirà mai. Io sono cresciuto qui dentro, a costo sacrifici ulteriori terrò sempre aperto questo luogo.  Noi abbiamo una grande particolarità rispetto alle grosse catene (tra l’altro concorrenti nello stesso marciapiede): il servizio al pubblico. Amiamo coccolare il cliente, parlargli, capire anche piccoli dettagli, consigliare il libro giusto”.
I soli 40 metri quadri della libreria ritagliano uno spazio certamente piccolo per organizzare eventi, iniziative culturali ed altro. “Mi sono inventato la vetrina open – sottolinea con orgoglio Fabio Saraceno. In pratica la vetrina sul Corso, non avendo spazio interno, la allestisco come un salone con libri sullo sfondo e posiziono poltrone; location particolare per presentare nuovi volumi, organizzare iniziative culturali, notti bianche a tema e tanto altro. Ho più donne che uomini come clienti/lettori, buona parte si tratta di persone che venivano da piccoli accompagnate dei genitori ed oggi ritornano sempre con maggiore felicità. Mi preoccupa invece la generazione degli under 20, non parlo di chi si informa solo sul web  ma di chi si improvvisa e si autodefinisce scrittore.
LIBRERIAave 1Fabio Saraceno ha la tempra giusta di chi, libraio indipendente, vuole resistere. Lo capisci da come assiste tutti quelli che entrano in libreria, anche solo per guardare. E da come si illuminano gli occhi quando parla dei tanti reggini che vivono al nord e che, al rientro in città, hanno come tappa obbligata il passaggio dalla sua Nuova Ave  e sottolineano che è rimasta “tale e quale quando ero bambino”.  “Una cosa mi ha colpito – dice in conclusione Fabio. In questi anni, un coppia anziana entrando in libreria mi ha chiesto di fare la foto alla scala. Perché proprio la scala ho chiesto loro spinto dalla curiosità? Beh, vede – mi hanno risposto, questa scala particolare a binari la facevano i miei bisnonni a Milano. Adesso non le fanno più così e girando l’Italia ci hanno detto che l’unico pezzo rimasto era proprio qui da lei a Reggio Calabria. E siamo venuti apposta a vederla”.