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Venerdì, 23 Agosto 2019

Francesca Prestia “canta” le donne di Corrado Alvaro

Denunciare e resistere cantando. È questa la missione di Francesca Prestia, la cantastorie catanzarese che racconta le vite dei vinti, i drammi di chi è costretto a guardare la quotidianità dal buco della serratura senza mai entrare davvero in scena. Denunciare e resistere cantando. È questa la missione di Francesca Prestia, la cantastorie catanzarese che racconta le vite dei vinti, i drammi di chi è costretto a guardare la quotidianità dal buco della serratura senza mai entrare davvero in scena. Una chitarrina battente e una voce appassionata, a volte basta poco per trasformare una passione in arte.

La cantastorie catanzarese rancesca Prestia foto di Mario Varano La cantastorie catanzarese rancesca Prestia foto di Mario Varano


E lei, la cantastorie che ha scosso le coscienze con la Ballata di Lea, c’è riuscita. Voleva fare la musicista sin da bambina, sognava di diventare direttore di coro e d’orchestra. Stava studiando per questo. Poi, quando al quinto anno del suo percorso formativo, il padre non le consentì di proseguire gli studi a Milano dovette chiudere le sue ambizioni in un cassetto. Ma, si sa, nessuno riesce mai a liberarsi davvero dei propri sogni e così, dopo il matrimonio e la nascita delle sue due figlie, tutta la musica che c’era dentro di lei ha ricominciato a suonare forte.
Faceva già la maestra quando chi le stava accanto le fece notare quant’era brava a cantare la storia e la geografia, quanto i suoi piccoli alunni fossero coinvolti da questo nuovo e divertente modo di studiare. Con i suoi bimbi partecipò ai primi concorsi. Riuscì, sin da subito, a salire sul gradino più alto del podio. Non c’era un progetto di fondo e oggi Francesca Prestia parla di una sperimentazione riuscita. Vive per la musica che ha dentro e per aiutare le sue figlie a realizzare i loro sogni. Il no del padre che le impedì di coronare il suo sogno più grande, in fondo, è una ferita mai davvero rimarginata, ma è anche il trampolino di lancio che ha fatto della cantastorie catanzarese la donna forte che è oggi.
Era ancora una ragazzina quando cantava in gruppi di musica leggera e folk, quando capì che le note e il pentagramma non l’avrebbero mai abbandonata. Gli spartiti, d’altronde, sono diventati i pilastri di quella colonna sonora, ancora in costruzione, che iniziò a scrivere nonostante tutto e tutti. Sì, perché si è comunque diplomata in Flauto traverso e in Musicoterapia, si è laureata in Musica al Dams. Oggiha un curriculum che stupisce a ogni riga, che dimostra che i sogni si realizzano soltanto se si è disposti ad andare contro la naturale paura di fallire.
Francesca Prestia, insomma, è la prova che la vita può riservare a tutti delle sorprese, sorprese che possono essere intercettate soltanto lasciando aperta la porta del cuore. Lei - che canta per intrattenere, ma soprattutto per  conoscere, aggregare, protestare - è l’artista che dal cuore della Calabria fa riemergere sacrifici, speranze, sogni e amori, del passato e del presente, che commuovono ed emozionano. cantastorie prestiaNon ha mai mollato. Anzi, ha provato a fare qualcosa di grande restando ancorata alla sua terra. Obiettivo raggiunto perché di lei si sono accorti in tanti.
Nel 2013, ad esempio, ha portato la sua testimonianza a Firenze durante la XVIII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie. Calabria, ma nonsolo, dunque. Le sue opere sono apprezzate in Toscana, in Campania, in Puglia, in Lombardia, in Piemonte, in Trentino e persino all’estero, ovunque si senta il bisogno di squarciare quel muro di paura e ipocrisia che soffoca chi sogna la libertà. E così tre anni fa anche la Fiera internazionale del libro di Torino le ha aperto le porte. Nella città della Mole Antonelliana, la sua voce ha conquistato quanti erano in fiera per assistere alla presentazione del libro “Ognuno faccia la sua parte – Conversazioni sulle mafie italiane”. E quest’anno l'hanno voluta ancora, questa volta addirittura per la serata inaugurale. E nel momento clou del Salone del libro, con “Le donne di Corrado Alvaro”, la sua voce non ha deluso. Un'altra performance di successo, dunque, come pochi giorni prima era avvenuto a Riva del Garda, in provincia di Trento, dove si è esibita per far rivivere la tradizione arbereshe nel corso della terza edizione del Festival interculturale. Ma non è finita qui. foto 1Francesca Prestia ha messo in scena “Le donne di Corrado Alvaro”  pure in Sicilia. Anche al teatro “Di Lorenzo” di Noto, nel corso dell’infiorata, una manifestazione che oggi è considerata tra le più belle dell’intera isola, infatti, la cantastorie made in Calabria ha fatto vibrare le corde delle emozioni. Performance che replicherà il 27 maggio all’auditorium Casalinuovo di Catanzaro, in occasione di Gutenberg, la Fiera del libro.
Un ritorno nella sua città che le servirà a trovare la carica giusta per affrontare nuove e più entusiasmanti avventure. Di lei, infatti, si sono accorti anche oltreoceano tant’è che in autunno canterà addirittura a New York e Philadelphia. Eppure non crede di aver raggiunto l’apice del successo. Forse neppure lo cerca perché l’impressione che si ha chiacchierando con lei è quella di una donna che nella musica cerca soltanto la felicità. In effetti, se le si chiede qual è il sogno che deve ancora realizzare ammette che è difficile selezionarne uno e con una semplicità disarmante confessa che sono troppi quelli tra cui sarebbe costretta a scegliere