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Sabato, 29 Febbraio 2020

La "Marinella" di De André, storia di una calabrese di Radicena

Questa di Marinella è la storia vera… è l’incipit di una celebre canzone di Fabrizio De Andrè, indimenticabile chansonnier che trasformò in versi e in musica la vita di Maria Boccuzzi, in arte Mary Pirimpò, una prostituta assassinata negli anni '50, il cui corpo fu trovato riverso sulla sponda del fiume Olona.marinellavera
De Andrè ha sempre sostenuto di aver scritto questo libro ispirato da una storia realmente accaduta ma aveva perso il ricordo di come ne fosse venuto a conoscenza. In un'intervista disse che il fatto di cronaca nera, appreso da un giornale locale dell'epoca, lo emoziono'. "Ho cercato di reinventarle una vita e di addolcirle la morte" - spiegò.
La “Storia di Marinella…quella vera” l’ha ricostruita - nell'omonimo libro - lo scrittore Roberto Argenta che, incuriosito dalla vicenda, andò a sfogliare i giornali di quel tempo per documentarsi ed approfondire. Responsabile del servizio alcologia dell’ASP di Asti, Argenta è anche istruttore di canoa e Presidente del Canoa Club di Asti. E’ stata proprio la passione per la storia dei fiumi a condurlo in una lunga ricerca nelle emeroteche, giungendo infine a scoprire che la donna misteriosamente annegata nel Tanaro era una giovane calabrese - nata a Radicena (Taurianova) in provincia di Reggio, agli albori del 1920 - trasferitasi adolescente al Nord-Italia in cerca di miglior fortuna, inseguendo il sogno del successo e delle luci della danza e del cabaret. Un sogno che, insieme a quello dell’amore, si frantumò rovinosamente sugli scogli delle ostilità della vita deviando in una scelta di ripiego fino al tragico epilogo in una fredda notte d’inverno del 1953 nel fiume Olona.
A dare risalto locale a questo libro, con l’articolo “Le origini calabresi di Mary Pirimpò e l’ispirazione di De Andrè”, è stata la giornalista Anna Foti - ospite assieme all'autore del libro e allo scrittore Saverio Pezzano - di uno degli ultimi appuntamenti annuali del Circolo “G. Calarco”. Si è parlato del poeta degli ultimi che ha sublimato episodi di cronaca, vestendo in musica e versi struggenti, storie altrimenti invisibili.
“De Andrè – ha commentato Anna Foti – oltre al dono di musicare versi, aveva assunto anche la responsabilità di scrivere canzoni per prendere atto dell’esistenza di uomini e donne che la società rendeva invisibili ma dai quali, invece, traboccava umanità. Egli c’insegna che dietro piccole cose si possono nascondere verità che vale la pena di cercare per trovare il letame da dove nascono i fior. Grazie a questo libro – ha aggiunto Foti - scopriamo l’Italia di quel tempo: come veniva percepito il fenomeno della prostituzione; la difficoltà di essere donna in una terra ostaggiodi retaggi retrogradi. marinellavera convegnoQuella di De Andrè è anche l’analisi del giornalismo dell’epoca, un giornalismo appiattito su conformismo e luoghi comuni, specie quando il cronista utilizza espressioni come 'fatalità' e 'tragico destino' nel descrivere fatti che invece avrebbero dovuto far gridare allo scandalo”. De Andrè, al contrario, “parla sì di una donna che vendeva il proprio corpo ma anche di una persona che aveva un volto, una famiglia e una storia. La storia – ha concluso Anna Foti - che appartiene agli ultimi di cui ci si occupa poco e la cui esistenza non fa notizia”.
“Con la sua indagine e il racconto che ne è nato - ha spiegato Angela Curatola, presidente del Circolo Calarco, - Argenta ha fatto uscire dall’anonimato Maria Boccuzzi mostrando che la storia non è fatta solamente di personaggi e avvenimenti diventati famosi. Il libro – ricorda la Presidente - è stato premiato alla X Edizione del Concorso Nazionale di Arti letterarie Città di Torino e ha vinto il Premio Libro di Qualità alla rassegna di Microeconomia di Brescia nel 2013”.
Saverio Pazzano, giovane scrittore calabrese, ha ricordato come fu proprio “La canzone di Marinella”, interpretata mirabilmente da Mina, a conferire a De Andrè - impegnato negli studi per divenire avvocato - la dignità di cantautore, punto di partenza di una scia di straordinari successi e riconoscimenti. "De Andrè - ha spiegato Pazzano - ha lavorato partendo dalla vita, dai fatti di cronaca, grazie alla sua straordinaria capacità di leggere le persone ed entrare in empatia. Riuscì a liberarsi dalla borghesia cui apparteneva e ad utilizzare poi questa appartenenza, la rete di conoscenze e di relazioni di cui disponeva, per lavorare per gli ultimi. Giunse persino a giustificare i suoi sequestratori né si dimentica l’ultimo concerto in Calabria durante il quale disse che la 'ndrangheta da' lavoro: una provocazione che suscitò numerose polemiche. Fu poeta degli ultimi e con gli ultimi tanto da essere molto citato dalle esperienze del terzo settore. Le sue canzoni – ha concluso Pazzano - non s’interrogano sugli effetti ma sulle cause di questa esclusione”.
Non ha nascosto il suo entusiasmo l’autore: “Da tempo desideravo venire in Calabria a parlare de ‘La storia di Marinella…quella vera” – ha detto Argenta che ha concluso: “Il libro è sempre di chi lo legge e non di chi lo scrive, perché saranno i lettori a proiettare i loro sogni, i loro pensieri e le loro immagini”.