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Sabato, 21 Settembre 2019

Nel “Saltozoppo” di Gioacchino Criaco, l’amore che salva

Una miscellanea di stili narrativi che rapiscono il lettore in un racconto che si caratterizza per la grande forza evocativa e per la capacità di cogliere - in punta di penna - con una frase, un’immagine, una parola - la Una miscellanea di stili narrativi che rapiscono il lettore in un racconto che si caratterizza per la grande forza evocativa e per la capacità di cogliere - in punta di penna - con una frase, un’immagine, una parola - la ‘calabresità’ nel bene e nel male.
Il Saltozoppo copertina“Il saltozoppo” dello scrittore Gioacchino Criaco, edito da Feltrinelli, è un bel libro che merita di essere letto. Lo hanno detto in tanti, all’incontro promosso dal Circolo culturale “Guglielmo Calarco” cooperativa Vittorio Veneto. Il sodalizio, presieduto dall’avvocato Angela Curatola, profonde un impegno lodevole al servizio della cultura; il livello alto e il taglio teatrale delle iniziative contribuiscono a farne un punto di riferimento in una realtà che anela al cambiamento.
In occasione dell’incontro con Gioacchino Criaco, alcuni brani del libro sono stati letti dagli artisti Cinzia Messina e Basilio Musolino.
L’autore non si è sottratto alle domande nel dialogo sapientemente condotto dal giornalista Gianluca Ursini, professionista di spessore che ha arricchito la conversazione di nuovi spunti e argomenti di riflessione. Scrittore del noir calabrese, fra i protagonisti della narrativa contemporanea, Gioacchino Criaco è diretto e pungente così quando descrive la ‘ndrangheta quale “elemento essenziale di un potere statuale che ha quasi sempre rinunciato a governare questo territorio e che ha mediato con i poteri locali. Un ‘cavallo di Troia’ del potere costituito che dall’interno ha contenuto la rabbia e la ribellione del popolo”.
Poi una stoccata alla classe intellettuale che in passato non ha mai svolto il suo ruolo: “Non abbiamo avuto una classe intellettuale forte ed autorevole che ribaltasse le visioni imperanti; qualsiasi sciocchezza diventava verità. Paghiamo i tanti sbagli commessi, siamo diventati il ‘capro espiatorio’, quasi un motivo di consolazione per gli altri perché rappresentiamo il male. Ma noi vogliamo stare con gli altri, alla pari, non stare sempre dentro la gabbia degli imputati a farci giudicare”.
Il Saltozoppo conferenzaL’autore scrive mirabilmente dei nostri mali e delle nostre miserie ma riesce anche a darne una lettura sociologica non tanto per indulgere a facili assoluzioni quanto per ristabilire la verità. Le parabole esistenziali a queste latitudini sono spesso figlie della mancanza delle condizioni culturali e delle opportunità di fare scelte diverse.
Dopo tanti anni, Criaco è tornato nella sua terra. “La Calabria all’improvviso è venuta a bussarmi - ha detto - e ho sentito di dover raccontare quel mondo che avevo dentro. Dobbiamo conoscere tutto quello che noi siamo, solo così staremo bene nel mondo. Abbiamo ripulito il borgo di Africo e coltiviamo il sogno di ricostruirlo e in questa direzione è stato posto un primo importante tassello con il Protocollo d’intesa siglato tra il Parco d’Aspromonte e la Terna Commissariale” - ha concluso Gioacchino Criaco.
E’ carico di speranza “Il saltozoppo” che parla del potere salvifico dell'amore. Si spinge nei meandri di una cultura dove le donne, solo apparentemente in ombra, rivestono un ruolo di primo piano e tessono letrame del destino. Un destino ora disgraziato, di sventura e di morte, come spesso, purtroppo, accade nella realtà; altre volte, un destino che si tinge di futuro, di speranza.
In molti casi, le donne hanno interpretato fino in fondo il loro ruolo all’interno delle organizzazioni criminali. Depositarie di regole arcaiche e tribali, le donne di mafia come custodi inflessibili, si sono rivelate fredde esecutrici di logiche di vendetta e morte. Donne prigioniere di un odio cieco, di teoremi tragici, di destini ineluttabili, donne contro natura che hanno sacrificato i loro stessi figli, macchiatisi di tradimento verso la famiglia, sull’altare di regole e codici che sanno di aberrazione, barbarie e inciviltà.Il Saltozoppo copertina retro Storie di donne che hanno esercitato il ruolo di capi, che hanno minacciato per pretendere una concessione edilizia, per far promuovere i figli a scuola; che hanno insegnato ai loro figli, odio e morte.
Gran parte delle storie di ‘ndrangheta esprime la mostruosità di una subcultura che si nutre di ignoranza, violenza, sospetto e follia - così radicata nelle coscienze intrise di paura e odio - da non ammettere alternative, vie d’uscita, fughe anche solo immaginarie.
Come nelle tragedie greche, c’è un destino da compiere, una sorte che, anche se è immorale, è già decisa.
Così è stato per le madri che hanno ucciso le loro figlie colpevoli di aver rotto un patto di sangue. La loro ribellione era un torto da sanare, un peccato da espiare.
Ma, per fortuna, emerge anche l’esempio virtuoso di tante donne, di ieri e di oggi, che hanno trasformato il loro dolore privato in una scelta di impegno civile e sociale. Testimonianze di resistenza. Donne che hanno rivendicato il loro diritto di amare e si sono ribellate ad una promessa di matrimonio frutto di accordi fra famiglie mafiose, pagando col sacrificio della propria vita.
E ancora figure femminili che hanno sovvertito i modelli culturali introiettati, che hanno spezzato i loro legami familiari intraprendendo percorsi di collaborazione con la giustizia. Donne coraggiose e controcorrente che hanno avuto la forza e la volontà di autodeterminarsi, come nel libro d Gioacchino Criaco. La nonna che affida alla nipote Agnese il compito di pacificare, riconciliare, sovvertendo uno schema antico che si ripete immutabile nel tempo. “Devi essere brava Agnese: ti serviranno il coraggio, la pazienza, la testa e il cuore. Devi scavare dentro al tuo uomo, fino a trovargli l’anima pura che sta chiusa dentro un guscio di lava nera. Dovrai fonderla, quella lava…”
Ad Agnese, dunque, la missione di compiere il miracolo dell’amore. E c’è la metafora della tessitura: la donna come colei che tesse trame non per dividere ma per sanare e per comporre.
“Per sapere i fatti - scrive Criaco - è necessario ascoltare le donne, unici testi attendibili delle storie familiari per come davvero si sono svolte. Presenze mute che interpretano le assenze, lavano i panni sporchi di sangue e riescono ad ascoltare e interrogare persino i morti. La verità e il cambiamento sono affidati a loro. E loro hanno cambiato il corso delle cose e interrotto un fiume di sangue che sgorga dal fondo dei secoli”.
Agnese fa tesoro delle parole pronunciate dalla nonna, le custodisce e si rende protagonista di quell’amore che è capace di operare la conversione del cuore, di compiere stravolgimenti e di cambiare il corso della storia.
“La seta di Agnese ha in parte riempito le nuove piane che si sono formate attorno al fiume...I Giardini risanati sono di nuovo magnifici, sembrano dispensarci il loro perdono attraverso un rigoglio di germogli, gemme e fioriture. E’ la mia ninfa l’artefice di tutto, lei ha dipanato fra le dita pazienti ecocciute il suo filo interminabile, proteggendolo con il miele e con la spada: ora che Alfonso e Silvestro sono diventati fratelli, nessuno più si scannerà su questa terra”.