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Sabato, 19 Ottobre 2019

“Così vicino così lontano”. L’alternativa Mediterraneo e il ruolo del Mezzogiorno italiano. Un libro (edito da Laruffa) per discuterne…

Asserire che il futuro è nel Mediterraneo può apparire folle. Accadono cose, in Africa e nel Medioriente, da far tremare le vene e i polsi. Guerre e carestie; e il turpe insediamento dei tagliagole dell’Isis, che provoca sgomento ammantando le Asserire che il futuro è nel Mediterraneo può apparire folle. Accadono cose, in Africa e nel Medioriente, da far tremare le vene e i polsi. Guerre e carestie; e il turpe insediamento dei tagliagole dell’Isis, che provoca sgomento ammantando le sue gesta di religione. il mediterraneoCome proporre l’“alternativa Mediterranea” quando scorre il terrore, da un lato, e l’Occidente, dall’altro, preda di un sommovimento a tratti ineffabile e post-ideologico, distilla impotenza nel fronteggiare le migrazioni e il terrorismo, così come si mostra inadeguato nel mettere in discussione l’ordine dominante e le gerarchie consolidate del potere e della ricchezza che producono diseguaglianze intollerabili?

LA QUESTIONE MEDITERRANEA E’ VECCHIA COME IL CUCCO

La "questione mediterranea", in fondo, è vecchia come il cucco. Evoca la lunga tradizione della scuola d'Algeri e la ricerca storiografica di Fernand Braudel. Ma se, fino a qualche anno fa, del Mediterraneo si diceva che fosse un “mare morto”, oggi, benché i morti nel Mare Nostrum siano di drammatica attualità e le sue vampate di orrore non risparmino le nostre città, tutto si può dire tranne che il Vecchio Mare - “agglomerato irriducibile di popoli, di lingue, di espressioni artistiche e di religioni che nessun impero, neppure quello romano, è riuscito a soggiogare e controllare stabilmente” - sia immobile e fuori dai corsi e ricorsi della storia.

IL MEDITERRANEO L’ALTERNATIVA AL DECLINO DELLE VECCHIE POTENZE?

D’altronde, se può apparire esagerato o fuori dalla grazia di Dio, sostenere che il Mediterraneo possa essere l’alternativa al declino delle potenze del secolo scorso, vista tra l’altro la scarsità dei risultati conseguiti dalla “dichiarazione di Barcellona” (1995) che aveva l’obiettivo di avviare il dialogo fra i paesi euro-mediterranei e la sponda arabo-islamica, resta tuttavia intrigante l’idea che i valori mediterranei possano rappresentare l’alternativa alle spinte atlantiche neoliberiste (i cui esiti sono disastrosamente sotto gli occhi di tutti) con cui tentare un riposizionamento umanistico dei processi economici globali, ridando priorità alle scelte politiche fondate sulle culture nate fra le due rive del Mediterraneo. In tutto questo bailamme di guerre, carestie, sconfinamenti e orrori, che corrono di pari passo con la crisi in cui si dimenano le società opulente orfane di leadership e di prospettive condivise, la domanda è: cosa c’entra il Mezzogiorno italiano in tutto questo brodo di incasinamenti geopolitici e di accadimenti mostruosi?

COME C’ENTRA IL MEZZOGIORNO ITALIANO?

immigratiE, insieme, cosa c’entra la Calabria? C’entrano, eccome! Ma alla condizione che la politica e le democrazie si accordino anzitutto nel non schematizzare lo scontro in corso; loro, gli islamici, tutti assassini, e noi, gli occidentali dal cuore candido. La realtà è più complessa. La reazione dopo il terrore provocato dall’Isis a Parigi è in corso. Per bloccare la mattanza del jihadismo radicale, in questo frangente della storia, occorre una coalizione globale di forze che sconfigga militarmente il Califfato. L’Europa, fin qui imbelle, deve destarsi. L’Occidente, che poggia sui valori di libertà, eguaglianza e fratellanza, è cementato nella consapevolezza che non può cedere alla vendetta e al terrore. Serve l’iniziativa politica, un nuovo sguardo che includa l’obiettivo della redistribuzione della ricchezza che può aversi soltanto se si modificano in profondità le dinamiche strutturali che generano le diseguaglianze mondiali. La chiusura nelle piccole patrie o la xenofobia sono cecità speculari al messaggio terrorizzante dell’Isis, “se voi venite da noi, noi verremo da voi”, che non hanno mai assicurato pace e crescita. Ha scritto Predag Matvejevic: “Il Mediterraneo non può essere abbandonato a se stesso ed ai suoi demoni”.

LA CRITICITA’ DELL’INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI

In questo gioco di riconquista degli spazi democratici, una priorità è data dalle politiche d’integrazione dei migranti nei Paesi occidentali anche al fine di vanificare la propaganda dell’Isis che fa presa sull’emarginazione dei musulmani e la cui disperazione è il grimaldello per destabilizzare le nostre città. Il Mezzogiorno italiano, in tutto ciò, considerando l’importanza della Libia per l’Italia, sia per il non controllo dei flussi migratori visto il caos interno che per le ingenti riserve energetichedel suo sottosuolo, può essere un protagonista importante. immigrati2Nei progetti per un’alleanza fra civiltà nate nella stessa acqua, può avere una funzione preziosa. Deve però vederla, studiarla. Iniziare a “fare”, piuttosto che proclamarsi, di volta in volta, anello di congiunzione che non inizia mai a congiungere, rifiutando, così, di divenire soggetto riconoscibile e ritardando ad acciuffare le opportunità per il proprio sviluppo.

IL RADDOPPIO DEL CANALE DI SUEZ E IL MEZZOGIORNO

C’è un evento che particolarmente invera l’asserzione secondo cui il Mediterraneo è tornato ad occupare l’interesse dei media e della comunità economica mondiale, e che, contemporaneamente, risponde alla domanda: cosa c’entra l’Italia del Sud? Si tratta del raddoppio del Canale di Suez che - è stato spiegato dal Rapporto del Centro studi di ricerche sul Mezzogiorno presentato qualche giorno fa a Napoli - farà diventare la direttrice marittima Europa-Mediterraneo-Suez- Golfo come la rotta dominante non solo per i traffici commerciali da e verso l’Asia, ma anche per quelli dall’Asia alla costa orientale degli Stati Uniti passando dal Mediterraneo. Il Sud italiano è l’area del Paese con il più alto volume di scambi con il Paese dell’altra sponda del Mare Nostrum. Oggi l’export italiano verso il Sud Mediterraneo e il Golfo rappresenta più di quanto il Paese esporta in Cina e Stati Uniti e siamo il primo Paese in Europa per interscambio marittimo con il Mediterraneo.

UN LIBRO (LARUFFA) PER DISCUTERE DI MEDITERRANEO

mediterraneoFuturo o meno futuro, e avendo ben presente l’angoscia che il terrore di questi giorni scarica nelle nostre case, per l’Italia, l’Europa ed il mondo occidentale, la questione - Mediterraneo, tuttavia, meriterebbe d’essere discussa nella sua complessità. Ma dove, chi e come? In attesa che ci si metta a lavorare di buzzo buono, per dare senso all’Italia crocevia di culture profondamente ficcate nel Mare Nostrum ed a regioni come la Calabria, teste di ponte fra l’Europa del Nord e la sponda Sud del Mediterraneo, ecco un bel libro su cui chinare il capo per qualche ora. Titolo: “Il Mediterraneo, cosi vicino, cosi lontano”, sottotitolo: “Nuovi scenari per una nuova Calabria e un nuovo Mezzogiorno”. Lo edita Laruffa ed è promosso dall’Associazione fra ex consiglieri regionali della Calabria presieduta da Stefano Priolo. Sfoggia gli interventi di un seminario svoltosi a Reggio Calabria ad aprile scorso, cui hanno preso parte Pietro Dalena, ordinario di Storia medievale dell’ Università della Calabria; Vittorio Emanuele Parsi, professore di Relazioni internazionali – direttore di Aseri; Daniele Castrizio, professore associato di Iconografìa e Storia della moneta antica Università di Messina; Franco Rizzi, segretario generale dell’Unione delle Università del Mediterraneo; Giovanni Carbone, professore di Politica, istituzioni e sviluppo dell’Università degli Studi di Milano e Giuseppe De Rita, Censis. Vale la pena di soffermarsi su idee, proposte, suggerimenti che mirano, come spiega Priolo nell’introduzione, “a programmare una politica di apertura delle vie aeree e navali verso i Paesi del Mediterraneo per mettere in collegamento diretto il Mezzogiorno d’Italia con i Paesi emergenti dell’Africa. La Calabria, dentro questa prospettiva, consapevole di poter investire le cospicue risorse del soprassuolo (risorse idriche, parchi ed aree protette- beni culturali e diffuso patrimonio archeologico) dovrà attrezzarsi da subito per fare la sua parte, puntando sul potenziamento quanti-qualitativo di mirate infrastrutture esistenti come il Porto di Gioia Tauro, l’aeroporto di Lamezia Terme, l’università per stranieri Dante Alighieri di Reggio”.

STUDI E ANALISI SUL MEDITERRANEO COME OPPORTUNITA’

Un’illusione che la chiave di volta per risolvere le criticità dell’Europa in panne sia il Mediterraneo? Può darsi, ma le piste di lavoro che il testo sollecita, dicono che occorre tentare. Accantonando l’idea che la questione Mediterraneo sia prerogativa esclusiva di studiosi, esperti di dinamiche internazionali e demografia e letterati. Ci sono studi economici e statistici che spingono a prendere sul serio l’opportunità Mediterraneo. Il più recente è stato realizzato da Ernest & Young attraverso il “Baromed Attractiveness survey 2015 The Next Opportunity” - Sole 24 Ore,17 aprile 2015) secondo cui «il futuro si gioca nel Mediterraneo”; “perché il grande futuro degli affari potrebbe spostare decisamente il suo asse». Pur coscienti dell’instabilità politica che contraddistingue ampie regioni dell’area (53 per cento) e dell’assenza di trasparenza nei processi politico-amministrativo (29 per cento). In questo scenario, l’Italia del Sud è dentro fino al collo. Non solo, dunque, come area di primo approdo per migliaia di fuggiaschi. Il Mediterraneo ancora una volta ritorna ad essere centrale, nonsolo per le tragedie e i vulcani di violenza, E neanche come “culla della nostra civiltà”, espressione retorica e quasi fastidiosa. Ma come “area attrattiva per il grande business”.

DE RITA: “LA CALABRIA ACCETTI LA SFIDA”

Infine, perché non si dica che il problema che più ci riguarda da vicino non sia posto nella maniera più diretta: che cosa c’entra la Calabria con le tematiche euro-mediterranee? C’entra, eccome. Non solo per interessanti aspetti culturali che toccano anzitutto le università. Costantino Fittante, ex consigliere regionale e parlamentare, si spinge fino ad auspicare che “il Mediterraneo diventi il nuovo scenario entro il quale operare per costruire una nuova Calabria e un nuovo Mezzogiorno”. Ma è De Rita, nella parte del suo intervento incluso nel volume, che si ferma più concretamente sull’interrogativo posto. Dice: “C’entra, perché la Calabria ha tutto l’interesse di affrontare oggi il problema del Mediterraneo nelle nuove forme che il processo impone. Se accetta la sfida di andare ad occuparsi di Mediterraneo nella logica di un processo quotidiano e fisiologico di bilateralità, di autonomia della società, privatistico, di rifiuto del progetto calato dall’alto, di rifiuto della programmazione e del potere pubblico come soggetto di sviluppo, accetta anche una sfida con se stessa che, pur imponendo una modifica del modo tradizionale di intendere lo sviluppo, sarebbe vincente”.