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Lunedì, 19 Agosto 2019

Addio a Franco Mosino, perlustrò a fondo il Mediterraneo di Omero

“Esco poco e parlo meno”, è uno dei titoli più gettonati della vasta produzione musicale di Adriano Celentano, un aforisma perfettamente appropriabile alla figura di personalità colta e discreta qual era il prof. Franco Mosino.

Il professore Francesco Mosino Il professore Francesco Mosino


Da qualche giorno l’illustre grecista, che amava orgogliosamente definirsi ‘filelleno’ per l’amore smisurato che aveva per la cultura di quel Paese, ci ha lasciati per ‘navigare’ altre acque, forse più azzurre e nitide, certamente meno perigliose di quelle solcate dagli eroici capitani della mitologia greca, che egli ha saputo tenere vivi non solo durante tutto l’arco della sua vita passata ad insegnare nel Liceo Classico ‘Tommaso Campanella’ di Reggio Calabria, ma fino a quando le forze lo hanno sostenuto.
Franco Mosino aveva l’umiltà dell’intellettuale vero, sapeva ascoltare con la sua notoria pacatezza, intervallando il suo giudizio con qualche movimento del capo per manifestare un cortese dissenso o un assenso. Da anni continuava la sua battaglia culturale ‘filellenica’ insieme all’associazione ‘Apodiafazzi’, animata da Melino Nucera, esponente dell’area grecanica reggina, affascinando nelle sue uscite pubbliche le persone che venivano ad ascoltarlo. Un amore, quello di Franco Mosino per la Grecia e i suoi miti, accresciuto nel tempo, quello passato sui libri di letteratura e di storia antica, talvolta consultati in lingua originale, che lo ‘imprigionava’ assorbendone ogni energia, fino a giungere all’affascinante ipotesi che Omero abbia potuto vivere, o nascere, a Reggio Calabria (Rhegion), scrivendo l’Odissea nella forma linguistica che i greci moderni chiamano katoitaliótika (ovvero, “italiano meridionale"), una costruzione dialettale ancora usata nella Bovesìa da un bacino di residenti stimato in poco più di duemila anime.
OdisseaLa sua candidatura al Nobel per la Letteratura, nel 2013, fu avanzata sulla scorta dei risultati delle ricerche che lo portarono alla scoperta di scritture verticali, chiamate “Acrostici” in gergo tecnico-letterario, all’interno dell’Odissea. Secondo Franco Mosino, era valida l’ipotesi che l’opera non fu scritta da Omero ma da tale Appa, vissuto nell’antica Rhegion, attuale Reggio Calabria.
Mosino, per tale vicenda, aveva sottolineato la natura particolare della sua candidatura al Nobel non nascondendo comunque il proprio disappunto per la “iniqua distinzione tra l’opera letteraria d’inventiva e la cultura di approfondimento, di ricerca storica”. Il grecista, infatti, ricordava che dopo “l’assegnazione del premio a Theodor Mommsen, nel 1902, nessuno spazio è stato dato ad opere di storici, filosofi o epigrafisti, privilegiando il componimento più puramente poetico-letterario”.
Franco Mosino, allora, interpellato da più parti, disse di preferire come studioso i ‘sentieri poco battuti’, che talune certezze ortodosse non consentono. “Nell’Odissea – disse in una intervista al giornale on line ZOOMSUD - il paesaggio è il mare Mediterraneo, in particolare lo Stretto di Messina, la Sicilia, le Isole Eolie casa del dio dei venti. In essa si tratta della scoperta del mare d’Occidente, ignoto ai greci d’Asia. È possibile allora avanzare l’ipotesi che l’Odissea sia nata tra quei greci venuti a colonizzare le nostre coste, che di questo mare subirono presto il fascino”. Inoltre, disse ancora, “la coincidenza cronologica tra la fondazione di Rhegion ad opera dei calcidesi e la nascita della tradizione omerica rafforzerebbe l’ipotesi di una origine reggina dell'Odissea e spiegherebbe la presenza di un centro di studiosi di Omero a Reggio nei secoli successivi, partendo proprio da uno pseudo–Omero, autore dell’Odissea, fino al reggino Teagene. Quale greco d’Asia – osservava ancorail professore - avrebbe potuto conoscere le correnti dello Stretto, la sua navigabilità, i suoi colori e il suo richiamo? Solo un greco del Mediterraneo centrale”.