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Martedì, 28 Gennaio 2020

Una donna dai capelli rossi con il giustiziere d’aspomonte

Pietro A. Romeo, originario di Santo Stefano d’Aspromonte, è un funzionario delle ferrovie dello Stato, redattore della rivista “Amico treno” e collaboratore del periodico “Domani Sud”, con la passione per i romanzi storici e, vista la sua discendenza dal leggendario Pietro A. Romeo, originario di Santo Stefano d’Aspromonte, è un funzionario delle ferrovie dello Stato, redattore della rivista “Amico treno” e collaboratore del periodico “Domani Sud”, con la passione per i romanzi storici e, vista la sua discendenza dal leggendario brigante Giuseppe Musolino, la scelta letteraria compiuta non poteva essere differente.
Pubblica con Laruffa Editore, Odissea in camicia nera, romanzo di guerra, e Giuseppe Musolino. Il giustiziere d’Aspromonte, ma è con l’originale Ippolita. Sorella del brigante Musolino, che riesce ad ottenere il terzo posto ex aequo alla I edizione del premio letterario internazionale “Gaetano Cingari 2006”, per la narrativa inedita, indetto dalla Casa Editrice Leonida.
La vicenda raccontata è quella della bella Ippolita, giovane diciassettenne aspromontana ma dalle fattezze nordiche, la cui vita è inevitabilmente intrecciata con quella del fratello «Peppinello». Molto religiosa, dedita alla studio e alla lettura, trova anche il tempo per aiutare il padre, rimasto vedovo, con l’osteria di famiglia. Luogo di ritrovo per gli abitanti del paese, lo è anche per un forestiero arrivato da poco a Santo Stefano d’Aspromonte, il carabiniere veneto Orazio Giardina: il primo e l’unico uomo che farà battere il cuore di Ippolita.
Tra un caffè e uno sguardo fugace, i due stringono un patto d’amore con un fidanzamento informale al quale però devono rinunciare quando, in gran silenzio e con l’inganno, il militare viene trasferito in Sardegna senza la possibilità di rivedere la sua amata.
Il giorno dopo la partenza del carabiniere, don Vincenzo Zoccali e i fratelli si recano alla locanda e, canzonando il giovane Musolino, lasciano intendere di aver avuto un ruolo decisivo nell’allontanamento dello «sbirro» in quanto don Vincenzo è anch’egli innamorato di Ippolita. Dopo vari insulti ed offese i delinquenti escono dal locale seguiti da Peppe Musolino che per poco non viene ammazzato. Non ancora soddisfatto della punizione inflitta al giovane, don Vincenzo ordisce un piano per incastrarlo e farlo imprigionare: ferito da due colpi di fucile, accusa l’innocente ragazzo, ancora in convalescenza e costretto a letto. Aiutato dal corrotto avvocato Biagio Camagna, l’uomo riesce a dimostrare, contraffacendo ogni evidenza, la sua colpevolezza e a farlo rinchiudere. Evaso dal carcere di Gerace, il fuggiasco appena ventunenne, amareggiato e senza più alcuna fiducia nelle istituzioni, si nasconde nella foresta e comincia la sua vita da latitante, da giustiziere, da brigante.
L’intrepida e coraggiosa Ippolita, protagonista assoluta della storia, nel tentativo di soccorrere l’amato fratello, indossa abiti maschili e s’inoltra periodicamente nella boscaglia affrontando l’impervia natura della montagna, le forze dell’ordine, i cacciatori di taglie e le proprie paure pur di non abbandonarlo.
Ippolita si muove furtiva su un ampio tratto del territorio aspromontano e della costa ionica calabrese, descritta nei suoi tratti geografici salienti, per raggiungere i nascondigli di Peppino e portargli cibo, coperte e un fraterno sorriso; seppur appoggiando le scelte del fratello, assume le funzione di mediatrice fra lui e lo Stato, in quanto, coscienziosa, cerca sempre di convincerlo a mettere fine a questa fuga e alla sua ormai folle sete di giustizia.
In poco tempo i racconti delle imprese della ragazza dai capelli rossi si diffondono per tutto l’Aspromonte e diviene anch’ella una leggenda, un’eroina, a suo modo una brigantessa che, anche se conduce una lotta personale e familiare, anche se si oppone allo Stato per una ragione ben diversa da quella comune e rivoltosa, meriterebbe di essere annoverata insieme alle altre citate dalla storiografia italiana e calabrese.
La sorpresa dei contemporanei di Ippolita di fronte alla sua audacia, è pari a quella del lettore postmoderno che rimane affascinato dalla sua ostinazione e sfrontatezza, dalla suo ottimismo e dalla sua tenacia, dal suo credere ferventemente, nonostante tutto, in una giustizia possibile e onesta.
Lo scrittore trasmette a chi legge una verità matrilineare, corredata da fotografie e documenti, ereditata dai racconti della madre Mariangela Musolino e dalla nonna Anna Musolino, sorella di Ippolita, che non si sono mai stancate di ricordare e trasmettere con orgoglio, le avventure della determinata e indomita ragazza.
Gli episodi storici dunque, si tingono di romanzesco e si combinano con i ricordi trasmessi oralmente dalle donne della famiglia ma, quel che più conta, è che scegliendo Ippolita come protagonista della storia, il punto di vista è comunque altro, e gli eventi, reali o di fantasia che siano, forniscono un’ulteriore chiave di lettura dell’intera vicenda.