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Lunedì, 16 Dicembre 2019

Akoè, l'anima di Adriano Fida in cinquanta dipinti

“La mia vita è nella mia arte, ogni tela nasce da una gestualità emotiva e ben controllata dai limiti della forma, ogni tela è la gloria di una morte che genera la successiva vita, è un ciclo continuo come il “La mia vita è nella mia arte, ogni tela nasce da una gestualità emotiva e ben controllata dai limiti della forma, ogni tela è la gloria di una morte che genera la successiva vita, è un ciclo continuo come il giorno e la notte, è la storia di una vita. La mia vita”.

Adriano Fida


Lui è Adriano Fida, in mostra con Akoé, una personale di oltre cinquanta dipinti che lui stesso ha selezionato per questo evento, che segna la sua prima volta da professionista nella sua città, Rosarno. E che rappresentano il suo percorso artistico e la sua ricerca di spiritualità nella pittura. Una spiritualità che è intrisa anche nel luogo che accoglie la mostra, la Chiesa del Rosario in Piazza del Convento a Rosarno. La mostra inaugura il 22 settembre e resterà aperta fino al 28 settembre.

Con  la mostra dal titolo Akoè, proponi una selezione di dipinti che raffigurano il tuo percorso artistico dal 2004 ad oggi. Perché lo racchiudi in questa definizione?

La scelta di Akoè deriva, oltre che dal titolo di una  mia tela, dal luogo che ospita la mia mostra,  la chiesa del Rosario di Rosarno, un luogo sacro di preghiera e di ascolto spirituale. Akoè significa ascolto o colui che ascolta. In diversi testi antichi, anche nella Bibbia, Akoè viene utilizzata per indicare colui che riesce ad udire la parola di Dio. Nella mia interpretazione e rappresentazione della tela Akoè narro questo passo: 'prima che l'uomo riesca ad ascoltare la parola di Dio deve riuscire ad udire il volo di una farfalla'. È se è vero che l'artista è simile a Dio perché è creatore di mondi, la propria arte deve essere momento di rispetto e contemplazione. Ecco perché ho scelto Akoè come tela simbolo del mio percorso in questa personale in cui espongo più di cinquanta dipinti.

Quali sono gli elementi che diventano musa dei tuoi dipinti?

trittico, Le tre grazie, olio su tela, 74x157 74x157 74x157, 2008


Quello che mi attrae è quello che  vedo e che sento. Mi piace rendere umano ciò che non ha materia, intendo l'evanescenza e la  spiritualità di essa. Dare forma a una fonte immateriale, come la musica o il ricordo di una lettura, per esempio, ha su di me un potere e un fascino di cui subisco un’attrazione profonda.

È la tua prima volta a Rosarno, la tua città. Cosa significa questo per te?

E’ la mia prima personale da professionista. In passato, nel periodo della mia formazione, ho esposto insieme ad altri artisti locali. Ritornare oggi per una mostra voluta dal Comune di Rosarno è un’emozione forte. Ne sono onorato. E’ un gesto che devo al mio paese, alla mia famiglia che mi ha sempre sostenuto, ai miei amici d'infanzia, a tutti i rosarnesi.

Ti sei formato in Calabria dove, per lungo tempo anche dopo gli studi, hai coltivato la tua arte, che la critica definisce più pura e meno inquinata rispetto a quella degli artisti che vivono in realtà, artisticamente, meno “periferiche”. A cosa devi questa definizione?

La  nostra terra, come ogni cosa, ha i suoi pregi e i suoi difetti.  Io amo definirla “culla” perché ti dondola e ti coccola per tutta la vita, ma che può diventare una giostra pericolosa nel momento in cui ti dondoli troppo. Mi riferisco alla mancata possibilità di crescere e di superarti, di gioire insieme agli altri dei successi, di essere ascoltato se hai qualcosa da dire e di riconoscere che intorno a te c'è un mondo che si evolve con una velocità incredibile. Il mondo contemporaneo lo si vive tramite i media oppure internet. Quando dipingevo in Calabria ho ideato molte tele vivendo un mondo contemporaneo immaginario, osservato dall'esterno, tramite un monitor e la lettura sulle tendenze che l'arte offriva in quel momento. Il critico d’arte Luigi Tallarico, nel definire questa mia visione, ha scritto di me "Come Van Gogh che dipinse le foglie cadere senza vederle".

L'idea di Aracne, olio su tela 70x100, 2013


Grazie a queste mancanze sono riuscito a dipingere una pittura senza essere inquinato dalle aspettative che dominano nelle città. Oggi, che vivo a Roma, non ho cambiato modo di vedere il contemporaneo. Anche se Roma mi offre la possibilità di toccarlo con mano, continuo a nutrirmene con lo stesso spirito di quando ho vissuto nella mia Calabria.

Tutta la tua vita è dedicata alla pittura. Raccontaci il tuo percorso artistico e personale nei punti di coincidenza e nei punti di conflitto, se ce ne sono.

La mia vita è nella mia arte, ogni tela nasce da una gestualità emotiva e ben controllata dai limiti della forma, ogni tela è la gloria di una morte che genera la successiva vita, è un ciclo continuo  come il giorno e la notte, è la storia di una vita. La mia vita.

Il tuo esordio artistico era impregnato di sguardi segnati dal tempo. Sei attratto dagli occhi che diventano quadri, ma che sguardo ricerchi in chi osserva le tue opere?

Sono molto attratto dagli sguardi, sin dal momento in cui devo ancora abbozzarli. Dagli occhi si intravede l'anima ed è proprio quella che voglio riuscire a toccare. Chi osserva le mie tele è libero di vederle a proprio modo ed è proprio questa diversità di sguardi che mi aiuta a capire quale è quello più simile al mio.

Con la precedente mostra, Mutazioni, hai intrapreso un percorso artistico che segna il ritorno alle origini della tua ricerca artistica, di sapore più classico. È una scelta di stile o una ricerca interiore di qualcosa di te che non vuoi disperdere?

È vero, ho avuto ed ho la necessità di esprimere la mia natura, che ritrovo tramite unprocesso di evocazione del mio puro istinto dal passato. Il mio scopo è quello di superarlo o di superarmi in tutto e per tutto. Ho subito questo passaggio ed ora che l'ho accettato non mi tocca che esplorarlo.

Mi hai detto: Non importa dove. Basta che dipingo. Eppure hai scelto, qualche anno fa, di lasciare la Calabria, dove ti sei formato ed hai creato il tuo primo laboratorio artistico, per trasferirti a Roma dove sei rappresentato dalla galleria Collezionando Gallery. Quindi anche il luogo per un artista diventa importante se vuole affermarsi. Quanto e perché, secondo te, è difficile per un artista calabrese avere adeguati spazi di esposizione ed affermazione in Calabria?

Il luogo dove dipingere e quello dove vivere sono due cose separate. Il materiale necessario per dipingere una tela è alla portata di tutti. L'idea e quindi l'anima di un dipinto sta nella mente di un artista per cui non reputo importante dove dipingo ma quello che mi importa è dipingere, ovunque io sia. Il destino ha scelto, per la mia carriera artistica, Roma, dove sono curato dalla brillante Ada Egidio, gallerista della Collezionando Gallery. Faccio riferimento al destino perché ad un certo punto della mia vita fui notato da una persona, oggi molto cara, che mi offrì l'opportunità di mostrare i miei lavori ad un pubblico più vasto e nello stesso tempo più difficile, cioè quello di una capitale. Fui accettato e da lì il mio esordio nella mia prima personale “Indipendenze” nella prestigiosa  galleria Agostiniana in Piazza del Popolo a Roma dove fui accolto come un vero artista e fu un gran successo. Da qui una scala in salita fino ad oggi. Bene, continuo a chiedere a me stesso: se non avessi accettato questa opportunità ed avessi scelto di rimanere in Calabria, oggi Adriano Fida sarebbe visto come un vero artista?

Qual è la definizione in cui ti indentifichi maggiormente e la critica che ti ha fatto più male.

Non saprei dire in quale definizione mi identifico, so che mi fa piacere suscitare emozioni per nutrirmene. La critica la rispetto in tutte le sue sfaccettature, l'importante che non sia falsa, quest'ultima la ignoro.

La critica di Luigi Tallarico

Vanitas, olio su tela


La poetica di Adriano Fida si basa sul fondamento ideologico che la forma debba esprimere, attraverso l'immagine, tutte le manifestazioni peculiari dell'artista, siano esse dettate dalla natura lirica o conoscitiva, lineare o costruttiva, significante o di significato, nell'intento di collegare il linguaggio ai valori comparativi dei suoi contrari.

Il chi è Adriano Fida

Adriano Fida, nato a Reggio Calabria, il 09.09.78, risiede e lavora a Roma. Dopo aver intrapreso e terminato gli studi all’Istituto Statale d’Arte di Palmi, ha frequentato e concluso l’Accademia delle Belle Arti (RC), diplomandosi in pittura. Durante gli ultimi due anni di studi è stato selezionato tra i migliori allievi dell’Accademia di Reggio Calabria ed in seguito d’Italia per partecipare ad un particolare corso di affresco tenutosi a Maglione (TO) dal M.A.C.A.M. (Museo d’Arte Contemporanea all’Aperto di Maglione, fondatore del macam Maurizio Corgnati). Rarissimi “anziani” maestri come Silvano Gilardi in arte “Abacuc” gli hanno svelato i segreti di questa complessa tecnica così antica ed oggi rara. Dopo vari affreschi e approfondimenti sulla materia è stato giudicato e scelto per la realizzazione di un nuovo affresco all’interno del museo (M.A.C.A.M.) vantando, nel suogenere, uno dei primati europei con ben 156 opere di 139 artisti italiani e stranieri. Attualmente è rappresentato dalla galleria “Collezionando Gallery”, via dei Monti di Creta, 00167, Roma. www.adrianofida.it