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Sabato, 07 Dicembre 2019

Antonio Aricò a San Francisco con Bonjour Bajour e Swing Chair

Oggetti materiali che esprimono, nella forma e nella sostanza, la valenza poetica del sogno romantico. Sono gli oggetti disegnati da Antonio Aricò, il giovane designer di Reggio Calabria in mostra, con Bonjour Bajour e Swing Chair, a San Francisco per Oggetti materiali che esprimono, nella forma e nella sostanza, la valenza poetica del sogno romantico. Sono gli oggetti disegnati da Antonio Aricò, il giovane designer di Reggio Calabria in mostra, con Bonjour Bajour e Swing Chair, a San Francisco per The New Italian Design. La mostra, inaugurata il 22 giugno negli spazi di Cannery Galleries, Academy of Art University di San Francisco, è rimasta aperta fino al 19 agosto.

Antonio Aricò


Le sue proposte per l’interior design sono espressione della particolare ricerca estetica e di materiali condotte nel suo percorso di passione per la sostanza, il legno, elemento naturale per eccellenza, ed essenzialità della forma. Un equilibrio estetico e funzionale destinato ad appagare il piacere che accompagna gesti ordinari che diventano straordinari, romantici, poetici. Antonio è giovane ed è nipote d’arte. Il nonno è un falegname di Reggio Calabria che ha trasmesso ai nipoti la passione per il legno. A Milano si è specializzato in design, in Australia ed in Spagna ha affinato la sua ricerca per gli oggetti e lo stile, ma è a Reggio che Antonio, oggi, producei suoi oggetti. È nella falegnameria del nonno, Fedele Zaminga, detto Sciau, che prendono forma oggetti destinati a fare il giro del mondo, a conquistare aziende leader del settore, riviste patinate, fiere e mostre internazionali, vetrine tra le più esclusive a livello europeo. Meta ambita tra i talenti e i designer emergenti nella scena internazionale. Da tempo gli oggetti poetici di Antonio Aricò hanno conquistato l’attenzione dei maestri e appassionati del settore, affascinati dall’originalità delle proposte sognanti che comunicano anche se restano fermi. Così spiega Antonio Aricò la sua scelta di tornare a vivere qui: “Saper fare da soli, arrangiarsi, essere creativi per vivere meglio. Sono idee ancora forti nel Sud d’Italia. Questo mi affascina perché connette la creatività alla sua essenza più vera e primordiale”.

A chi è destinato Bonjour Bajour?

Bonjour bajour nasce da uno scarabocchio fantasioso ma semplificato e reso puro per non allontanarsi troppo dall’archetipo di una bajour tradizionale e, quindi, rassicurarci. È un oggetto classico, ma con un tocco di carattere che lo rende vivo. Per questo credo che Bonjour Bajour sia destinato alle persone che sanno osservare il mondo, farsi delle idee proprie e guardare tutto con ironia e serenità. La bellezza a volte deriva dalle emozioni che proviamo e non da puri canoni estetici. Bonjour Bajour è per chi vuole svegliarsi al mattino con una presenza semplice e graziosa al proprio fianco: un oggetto “Buongiorno” che al nostro risveglio ci invita a trascorrere una buona giornata ricordandoci che ogni giorno è il nostro giorno.

Un’altalena come seduta domestica e oggetto di interior design. Come ti è venuta in mente Swing Chair?

Anche Swing Chair nasce da un disegno, e per molti aspetti è simile a Bonjour Bajour. È un oggetto sognante che vuole prendere vita, caricarsi di un proprio carattere e una propria personalità. Non un oggetto che “è solamente usato” ma un prodotto che comunica anche stando in silenzio; una presenza dolce nel nostro giardino e, perché no, nella nostra casa. Un invito a sognare e giocare. I braccioli di Swing Chair diventano braccia muscolose che imitano il gesto di appendersi a una fune, la corda invece raggruppa i pochi elementi che costituiscono l’oggetto conferendo forma e proporzioni. Un personaggio oscillante pieno di carattere, che accoglie chi lo usa adattando la propria posizione a quella della presenza umana.

Afferma Annichiarico che l’era dei maestri del design è finita. E che ostinarsi a pensare ai nuovi designer come ‘piccoli’ maestri sia sbagliato. “Significa far torto a loro, alla loro diversità e originalità, oltre che al sistema design nel suo complesso”. Cosa pensi di questa affermazione e come si colloca la tua ricerca all’interno di questo processo?

Per cambiare e innovare bisogna sempre vedere e studiare cosa è stato già fatto, da dove viene un oggetto e quindi da dove veniamo noi. Intendere il design come una “professione normale” non vuole e non deve sminuire il significato del termine, anzi vuole rinnovarlo e innovarlo caricandolo di un senso di responsabilità nei confronti di quello che è stato già fatto. Leggerezza (non superficialità), lentezza e, aggiungerei dolcezza: come nuovo motore propulsivo. Il design contemporaneo degli ultimi anni ha voluto modernizzare semplificando, a me invece piacerebbe ricaricare il contemporaneo di tecniche e approcci complessi.

I tuoi oggetti esprimono una visione poetica, romantica e “lenta” della vita e del tempo. Che significato intendi imprimere alla tua idea di design contemporaneo?

Molte delle sedie che ho disegnato sono molto pesanti e massicce. Allontanarsi da un approccio materialista del progetto per rimanere più vicini all’aspetto concettuale e post-industriale non deve escludere l’idea di qualità nelle cose. Penso che realizzare prototipi e autoproduzioni sia utile per studiare e capire meglio questa disciplina e rappresenti anche un aspetto evolutivo della stessa, ma confrontarsi con la realtà industriale e la produzione in serie rimane la sfida più importante per un designer. Leggerezza, poesia e romanticismo rappresentano il tratto “umano” che mi piacerebbe conferire agli oggetti prodotti industrialmente, per caricarli di caratteri che si allontanino dai canoni tecnici e funzionali per avvicinarsi a un’interpretazione “umanistica” del prodotto.

Reggio è la tua città, il luogo della famiglia e del laboratorio creativo. Raccontaci la storia della falegnameria di tuo nonno e di come sia diventata il cuore pulsante della tua produzione.

Reggio Calabria rappresenta la mia idea di natura, il luogo della mia infanzia. Ho sempre pensato che un giorno sarei tornato a casa per provare a fare qualcosa con la mia famiglia, ma il sogno di un giovane è di andare il più lontano possibile. Viaggiare e studiare mi hanno insegnato a guardare con occhi nuovi quello che ho avuto sempre sotto il naso. Le mie origini rappresentano per me una grande ricchezza, e tornare indietro ha rappresentato per me un nuovo inizio e mi ha caricato di energia positiva. Da quasi due anni vivo a Reggio: è tutto molto semplice. Vivo con la mia famiglia, collaboro con clienti prestigiosi come ad esempio il gruppo Barilla o Seletti e realizzo prototipi di arredi e complementi con mio nonno Saverio. Alcuni di questi sono venduti a gallerie d’arte in giro per l’Europa, altri sono studiati e analizzati da aziende design driven per poi essere ingegnerizzati e prodotti in serie.

C’è nella valenza estetica dei tuoi oggetti una rievocazione della tradizione artigiana e artistica del luogo?

La forma di molti dei miei prodotti deriva spesso da un disegno. La tecnica e i materiali invece sono strettamente collegati alle tradizioni del luogo. Ma l’approccio è molto naturale. Tabula rasa di nozioni e istruzioni e tanti disegni e intuizioni.

Dall’esordio a Berlino alla selezione a San Francisco, nel mezzo tanta ricerca ma anche tante copertine, servizi e vetrine importanti. A che punto ti senti della tua carriera di designer e perché hai scelto di tornare a Reggio Calabria?

Ricordo benissimo quando nel 2011 ho deciso di andare a Berlino per mettere in mostra gli Innaffiatoi/Teiere. L’idea di tornare a Reggio e realizzare i mobili con il nonno, credo fosse in incubazione, ed è nata! L’esposizione a Ventura Lambrate durante la Design week del 2012 è stata per me molto importante, per questo ringrazio Organization In Design. La selezione da parte della Triennale come designer indipendente rappresenta per me uno step importante. In questo momento mi piacerebbe continuare a “studiarmi” cercando di collaborare con nuove aziende e realtà, non ho in mente un piano per la mia carriera professionale, ma ho in testa solo tanti sogni. E alcuni di questi si son realizzati mentre altri sono “in-progress”. Reggio Calabria è una città “slow” e questo mi permette di dedicare tante attenzioni a degli aspetti che in altre realtà dovrei considerare secondari: prendersi del tempo per fermarsi e riflettere, studiare, sbagliare per poi ricominciare da zero. Lavorare senza distrazioni e riuscire a trasformare ciò che di bello ha la mia terra in “ispirazione” sono dei fattori che condizionano positivamente i miei progetti. Saper fare da soli, arrangiarsi, essere creativi per vivere meglio. Sono idee ancora forti nel Sud d’Italia. Questo mi affascina perché connette la creatività alla sua essenza più vera e primordiale.

The New Italian Design

The New Italian Design è un progetto di Triennale Design Museum, il primo museo del design italiano, diretto da Silvana Annicchiarico, curato da Andrea Branzi, e “rappresenta un percorso di analisi, valorizzazione e promozione della nuova creatività italiana, una ricognizione sul design italiano contemporaneo che ne documenta le trasformazioni e il legame con i cambiamenti economici, politici, tecnologici del secolo”.  Sono 132  i designer in mostra ed Antonio Aricò è presente con due progetti: Bonjour Bajour e Swing Chair.

Il chi è Antonio Aricò

Laureatosi al Politecnico di Milano e Alta Scuola Politecnica, Antonio mostra dalla più tenera età grande interesse ed energia nella ricerca di un proprio linguaggio e di un modo personale per definire il suo amore per il design. Il suo lavoro è stato presentato in giro per l'Europa: in Germania al DMY,  in Italia durante il Salone del mobile di Milano, a Torino per la mostra Wabi Sabi, in Polonia nel museo della ceramica Design Centrum Kielce e in Francia al Maison & Objets. Le due ultime collezioni 'Back Home' e 'Taste of Wood', in mostra durante il Salone del Mobile di Milano 2013, si sono rivelate un grande successo.  Antonio Aricò dà sempre ai suoi prodotti una storia e una personalità, per lui il design comprende molti valori diversi, legati sia agli oggetti che alle persone.