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Giovedì, 23 Gennaio 2020

Il delicato rapporto tra madre e figlia nel libro di Ida Nucera

La casa dell’assenza di Ida Nucera, è un percorso introspettivo, intriso di emozioni e ricordi che attraverso un cerchio di relazioni femminili significate hanno riportato alla luce, sviscerandolo, il rapporto tra madre e figlia. Il testo, edito da Città del La casa dell’assenza di Ida Nucera, è un percorso introspettivo, intriso di emozioni e ricordi che attraverso un cerchio di relazioni femminili significate hanno riportato alla luce, sviscerandolo, il rapporto tra madre e figlia. Il testo, edito da Città del Sole, con un’analisi attenta e lucida, ha svelato la complessa e delicata tessitura di sentimenti che  sono mescolati nell’unione tra madre e figlia. Un dialogo, personale e interno, attraverso cui l’autrice, ha ripreso le fila di un rapporto rimasto a lungo sottaciuto, per eccessivo pudore e per la difficoltà di affrontare, superando le difficoltà che in esso si nascondevano. Ida Nucera, giornalista pubblicista, è nata a Reggio Calabria e si è laureata in giurisprudenza alla Statale di Milano. Dopo aver lavorato per dieci anni nella pubblica Amministrazione, continua a scrivere per il settimanale torinese “Il nostro tempo”.

Come è nata l’idea che ha ispirato il suo libro e perché la casa dell’assenza?

“Tutti siamo abitati da assenze, nella nostra anima,  prima o dopo nella vita ci sono delle mancanze che sono rimaste indelebili, ferendoci, e che devono essere colmate. Il titolo è tratto da una bellissima poesia di Pablo Neruda che è stata inserita all’interno del libro, ho voluto rivolgere un omaggio a questo grande autore.  Il rapporto madre - figlia è una delle relazioni più complesse al mondo e ha chiesto sempre di essere riscritto, soprattutto, quando una delle due non c'è più, lasciando domande aperte alle qualiè difficile dare una risposta. Le parole non dette si sono riempite di tutte le valenze possibili e questo ci ha imposto di scegliere, se lasciare tutto irrisolto o percorrere una strada che può essere rappresentata da un libro, una scrittura, in cui affrontare le nostre paure, per comprende e trovare soluzioni. Non siamo mai riuscite a parlarci come due donne che fanno esperienza di amicizia, ma dopo tanti anni, ho iniziato a leggere le lettere lasciate da mia madre, senza timore di sprofondare in una dimensione dolorosa e pungente. Questa scrittura è un lavoro mai concluso, perché ha richiesto continui ritorni a sensazioni, episodi, pensieri, paure, ricordi che hanno animato il passato di tutti noi. Un viaggio lungo e faticoso, che alla fine porterà a ricomporre il puzzle,  mettendo tutti i tasselli a loro posto e ricongiungendo le due figure in una simbiosi spirituale e amorevole. Non è un percorso intimista, chiuso, ripiegato, ma qualcosa che si è rivolto al lettore, perché ognuno di noi spesso ha vissuto queste vicissitudini di solitudine. La ricostruzione di alcuni volti che talvolta sono sfuocati e non sono ben chiari, ha consentito di avere una testimonianza concreta e di andare oltre il cancello del cuore. Ognuno si è potuto identificare, ci sono diverse risonanze positive alla lettura, non è solo il volto di una persona, ma di tanti. Nel libro, sono raccontati diversi tipi di rapporti. Non solo il rapporto madre e figlia, ma anche quello con se stessi, come figlia e quello ancora più complesso tra una madre e una figlia portatrice di handicap, soprattutto nei tempi in cui l’handicap era visto come una macchia, una colpa e poi c’è la figura dell’anziano malato di Alzheimer, le problematiche trattate e i tanti snodi presenti”.

Franco Arcidiaco, editore di Città del Sole, ha creduto nel progetto di Ida Nucera. Nel libro è trattata una tematica di estrema attualità?

“La filosofia della casa editrice è di promuovere le emozioni, ho esortato i miei autori a scrivere qualcosa di personale. In un primo momento, Ida aveva composto un diario privato, dopo la morte della madre,però, ha voluto raccontare, sentendone il bisogno, questo percorso intimo. Il testo, ha toccato uno dei temi fondamentali dal più di vista sociologico della nostra terra, la famiglia che ha un ruolo fondamentale nella società calabrese,con un lunga tradizione di valori che si sono trasmessi appunto da madre a figlia.