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Venerdì, 22 Novembre 2019

Carla Spinella, una vita scandita dai versi

Si definisce un’ “artigiana” della poesia. Una passione che l’accompagna fin da bambina. Che l’ha legata allo studio, alla letteratura, e all’insegnamento come docente diLetteratura italiana e Latina. Prima, da ‘signorina’ al Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Reggio Calabria, Si definisce un’ “artigiana” della poesia. Una passione che l’accompagna fin da bambina. Che l’ha legata allo studio, alla letteratura, e all’insegnamento come docente diLetteratura italiana e Latina. Prima, da ‘signorina’ al Liceo Scientifico “Leonardo Da Vinci” di Reggio Calabria, poi, come moglie e mamma di due splendide figlie, a Milano, al Liceo “Salvador Allende” dove è stata anche vice-preside per parecchi anni, e Preside facente funzione per qualche mese.

Presentazione libro di poesia "Eva ostinata" di Carla Spinella


E’ una storia lunga quella di Carla Spinella, oggi insegnante in pensione, calabrese di Bova Marina, ma ormai milanese di adozione. La sua vita è scandita da versi, che non ha mai smesso di scrivere, da racconti, qualche romanzo ed oggi anche dall’impegno nel teatro, a cui si dedica con passione  nel suo ruolo di docente all’UNITRE, l’Università delle tre età di Milano, dove tiene anche un corso di scrittura creativa che finora ha prodotto quattro antologie dei suoi “studenti”(la quinta è quasi pronta per la stampa) e una silloge unitaria dell’allieva più brava.
Una “donna speciale” per le due figlie. E speciale lo è davvero la Spinella autrice di poesie, già insignita di parecchi premi nel 2012 e premiata nei giorni scorsi a Reggio dall’Associazione culturale “Anassilaos” (con il Premio “Mimosa 2013) e con una pergamena da parte del Consiglio regionale della Calabria che l’ha voluta ringraziare per alcune copie di libri donati alla già ricca Biblioteca di Palazzo Campanella.
Nonostante una corposa produzione la sua opera letteraria, soprattutto quella degli ultimi vent’anni, è ancora in gran parte inedita.
“Avevo 10 anni quando ho cominciato a scrivere poesie e ad occuparmi di teatro.  – ci dice - Per me la poesia era come un accompagnamento, una trasposizione in parole poetiche di “cose” che sentivo. Ed ancora di più provavo questa sensazione mentre insegnavo. Una passione, quella dell’insegnamento, che si è impadronita di me molto prima. Compivo cinque anni e, quando mia nonna mi chiese che cosa volessi come regalo di compleanno, io risposi “la scuola”. Davanti alla sua perplessità aggiunsi “voglio fare la scuola”. Mi regalarono dei banchetti di legno perché potessi giocare all’ ‘insegnante’ con le altre bambine. Quella passione non si è mai esaurita. In quegli anni era come se cercassi un via per nobilitare ulteriormente una “cosa”già molto nobile come l’insegnamento. E’ stato così che ho trovato la poesia. Più della prosa, perché scrivo anche racconti;. ho, in qualche cassetto, due romanzi che dovrei completare. Sento, però, che la mia è la voce del poeta, più che la voce del narratore”.

Come nascono le sue poesie?

“L’opinione comune, che non condivido per niente, è che la poesia sia l’espressione di un sentimento che sgorga immediato dall’animo e “ va”, quasi miracolosamente, sulla carta. Io non penso affatto che sia così. Perché è vero che l’inizio di ogni poesia è un’idea che illumina la mente per qualche secondo; una scintilla di sentimento che riscalda il cuore, un’ immagine che sollecita la fantasia.

Il segretario questore del Consiglio regionale Nucera premia Carla Spinella


Però, poi, su quella devi lavorare. Se scrivi soltanto lo sfogo viscerale, stai mettendo giù dei versi, non stai facendo poesia. Perché la poesia è un prodotto artistico a cui si arriva con l’artigianato. Cioè con il lavoro diligente, con la ricerca accurata della parola. Leopardi spiegava bene la differenza tra i versi e la poesia, quando affermava che ci sono parole e termini. I termini sono propri della scienza, della tecnica, della vita quotidiana. E se riguardano la scienza e la tecnica devono avere caratteristiche che non possono essere quelle della poesia. Devono essere esatte, ben definite, devono spiegare, chiarire. La poesia, invece, non deve spiegare o chiarire. La poesia deve evocare, emozionare. Dunque si gioca su un campo tutto diverso, con regole diverse. Le parole della poesia sono, come dice Leopardi, “parole peregrine” che creano un’atmosfera indefinita, un’aura di lontananza. È ovvio che il poeta quasi mai inventa parole, qualche neologismo c’è anche nelle mie liriche, ma si tratta di eccezioni: la maggior parte delle parole sono quelle dell’uso letterario, non dell’uso comune perchè altrimenti saremmo a parlare d’altro.
“Sono parole – ci spiega – che devono essere scelte accuratamente perché, come diceva Gustave Flaubert, c’è una sola parola per indicare quell’idea, quel sentimento. E non può essere un’altra, una qualsiasi. Quindi non può essere quella che “sgorga spontaneamente”. Te la devi cercare con fatica, con dedizione, con la competenza di chi, sulla base di uno studio appassionato della poesia classica, si è formato il terzo orecchio, l’orecchio musicale”.
Per Gustave Flaubert la parola giusta era quella - unica - che poteva esprimere compiutamente l'idea. Dovere dello scrittore era trovarla. Come poteva sapere quando l’aveva trovata? Glielo diceva l'orecchio: la parola era "giusta" quando suonava bene. Quel perfetto adeguamento tra forma e materia - tra parola e idea - si traduceva in armonia musicale. Perciò Flaubert sottoponeva tutte le sue frasi alla prova de "la guelade" (schiamazzo o vocìo). Se ne andava a leggere ad alta voce quello che aveva scritto, in un viale alberato di tigli che esiste ancora vicino alla sua casa di Croisset: "l’allée des gueulades". Lì leggeva a perdifiato quello che aveva scritto e l'orecchio gli diceva se aveva colto nel segno o se doveva continuare a cercare vocaboli e frasi fino a raggiungere la perfezione artistica, che perseguì con ostinata tenacia per tutta la vita.
La prima silloge poetica data alle stampe da Carla Spinella è del 1970: “Poesie” Carla Spinella, Gabrieli Editore, Roma 1970.  Una ventina di liriche sono state inserite nelle due antologie poetiche dal titolo “Testimonianze”, edite a cura di Italo Rocco e Mauro D’Ursi. Seguì un periodo di collaborazione, con la pubblicazione di poesie, racconti, e articoli di critica letteraria, sulle riviste «Sìlarus», «Il Letterato», «Calabria Letteraria», «Il Michelangelo».
“Fino al 1984 ho scritto e pubblicato, ma sempre sulle riviste nostre, quelle del Sud – racconta -  Poi, per una serie di motivi, soprattutto di ordine familiare, ho smesso di pubblicare, pur continuando a scrivere. Lavoravo e lavoro soprattutto di notte. Ma non ho più dato alla luce quello che scrivevo. Perciò, in quegli anni, nella società culturale milanese non ero conosciuta. Quando sono andata in pensione i colleghi, che mi conoscevano meglio, mi apprezzavano, e mi incoraggiavano a far uscire dal silenzio le mie poesie, hanno messo insieme, in occasione della festa per il mio pensionamento, con le liriche che avevo regalato loro in varie occasioni, una plaquette  che ho dedicato proprio a quei compagni del lungo cammino comune. Fino ad allora la mia poesia era, per così dire, 'secretata'. Dopo quella festa sono tornata al “pubblico”.
Devo riconoscere che ho trovato una grande accoglienza. Io,, in verità, già pensavo di dedicarmi oltre che alla poesia, a una raccolta di racconti e ai romanzi che, in passato, avevo iniziato e interrotto. Ma, con l'abbandono dell'insegnamento, avevo notato che i familiari approfittavano un po' di me. Mi consideravano più libera e quindi si rivolgevano a me per ogni problema. Capii che non potevo continuare su quella strada, perché avrei disperso le competenze che avevo accumulato con tanto studio. E' stato così che è iniziata la mia collaborazione con l'UniTre dove ho ripreso a seguire le passioni della giovinezza: la scrittura e il teatro. Da cinque anni tengo un corso di scrittura creativa e, a fine anno, curo la pubblicazione di un volume con gli scritti dei più bravi. Spero di poter dar vita nel tempo a una scuola di poesia. Di questa poesia. Come la intendo io”.

Com’è la sua poesia?

Presentazione libro di poesia "Eva ostinata" di Carla Spinella


“La poesia per me è come un viaggio che io ho compiuto in questi anni all’interno di me stessa sprofondandomi nel magma delle mie contraddizioni. Poi, ne sono emersa, via via. Perché ogni piccolo tratto di cammino comporta la discesa vertiginosa nell’oscuro groviglio della propria interiorità e il ritorno alla luce, cui segue una nuova immersione che, essendo la conseguenza di quello che hai trovato in te, ti porta a cercarlo negli altri. Quindi i miei versi non sono uno sfogo personale, ma poesie in cui gli altri possono riconoscersi, poesia come riconoscimento degli altri attraverso la conoscenza di sé. Che non è istintiva. In realtà .noi non ci conosciamo. Dobbiamo mettere in atto un lavoro complesso per conoscerci, affrontare un viaggio lungo e difficile, bello ma sicuramente faticoso. E questo viaggio io ritrovo, quando leggo la mia poesia, che di fatto non è più mia, perché, pubblicandola, l’ho affidata, regalata ad altri. Mentre la sto scrivendo,invece, la correggo, la ricorreggo, intervengo sul lessico, sulla disposizione delle parole, sulla punteggiatura… è un lavoro, non un hobby!. Ecco perché non credo alla poesia come istinto o come sfogo. il viaggio di cui parlavo conosce l’euforia provocata dalla poesia bella, venuta bene, e il senso di disfatta. quando si ha l’impressione che l’opera creativa sia fallita; il tentativo tormentato, stressante, anche angoscioso; e poi, meraviglia, la convinzione di essere riuscita a realizzare qualcosa di buono. E’ un vero lavoro in cui emergono queste alternanze. Alla fine, poi, c’è la gioia. Insomma, io sono tristissima mentre scrivo le poesie. Poi al termine di ognuna, cala su di me una sorta di serenità. Mi dico: “ecco ho fatto qualcosa di bello, che può essere riconosciuto da qualcun altro. Non dico da tutti, che sarebbe una speranza irrealizzabile. Poi, comunque, il risultato dipende dalla sensibilità degli altri e da quanto attentamente leggono”.

Cosa racconta nelle sue poesie?

“Racconto me stessa, come frutto, come prodotto di una educazione, di un modo di vivere, di un’umanità che ho trovato in Calabria. Anche se a Milano sono stata accolta bene e non ho avuto nessun tipo di problema, dentro di me, spesso inconsapevolmente, ho sempre avvertito che l’accoglienza, l’ospitalità, quell’ umanità che va al di là del puro conoscersi, sono caratteristiche più tipicamente presenti nel comportamento di noi meridionali”.

Quarant’anni a Milano. Ma quanta Calabria c’è oggi nella sua vita e nella sua poesia?

“Tanta. Me ne sono accorta venendo a Reggio nel 2011. Credevo di essermi ormai staccata dalla “nostra” realtà. Tutte le mie più grandi soddisfazioni le avevo avute a Milano dove sono stata accolta molto bene. Si dice spesso che la gente del Nord ha pregiudizi verso i meridionali. Non posso dire che ci sia stato alcun tipo di pregiudizio nei miei riguardi. Mi sono inserita con facilità; sono stata accolta con rispetto. Ho ricevuto, e mi è stato rinnovato, per parecchi anni, fino al pensionamento, l’incarico di vice-preside in una scuola di  1200 alunni. È stato un fatto inconsueto che ha dimostrato che non c’erano pregiudizi nei miei confronti: il preside, i colleghi consideravano solo la persona e le sue manifestazioni nell’insegnamento. Per questo pensavo di essere ormai milanese. Come dicevo, sono tornata nel 2011 a Reggio per la presentazione del mio libro, e mi sono talmente emozionata, commossa, che ho scritto una poesia che leggerò nel corso della cerimonia dell’Anassilaos. È intitolata “Ritorno a Reggio”, perché questo è stato un vero ritorno. Gli altri non lo sono stati perché legati a situazioni di salute dei miei. Infatti, prima, quando scendevo a Reggio, rimanevo quasi ininterrottamente chiusa in casa con loro; e ciò si sarebbe potuto verificare in qualsiasi altro posto. Credevo proprio di essere ormai definitivamente staccata dalla Calabria.
È stato nel 2011 che ho ritrovato le mie ‘radici’ scrivendo quella poesia. E da lì in poi ho sentito che qui volevo essere premiata. Qui volevo che mi conoscessero. Prima di morire voglio essere conosciuta qui, nella mia città. E quando morirò... ho dato già disposizioni di essere portata a Reggio e vorrei che la”mia gente” venisse a parlare con me alla mia tomba ”.

Un attaccamento alla Calabria, che oggi le viene riconosciuto. Non pensa? 

“Nella mia terra sto ricevendo diversi premi. Quello dell’Anassilaos è tra quelli, assieme al Premio “Calogero”, che mi hanno commossa più intensamente. In questo c’è la soddisfazione di essere premiata oggi dal Segretario Questore del Consiglio regionale, on. Giovanni Nucera, che, tra l’altro, è stato mio allievo quando insegnavo al Liceo “ L.Da Vinci” di Reggio. Leggo quindi anche un riconoscimento all’insegnante, oltre che al poeta. E’ una gran bella cosa. La terra d’ origine accoglie il ‘figliol prodigo’ e ne riconosce i meriti. Si dice spesso “Nemo profeta in patria”. Nel mio caso non sembra essere così. Per questo, ho apprezzato molto il “Calogero” e apprezzo moltissimo il premio “Mimosa” dell’Anassilaos: alla gioia del premio ricevuto, si aggiunge la soddisfazione di sapere che l’allievo di un tempo, che ho avuto il piacere d’incontrare in questa simpatica circostanza, svolge oggi importanti incarichi istituzionali. È come una poesia, che commuove”.

Carla Spinella cosa sogna di fare ‘da grande’?

“Spero di pubblicare tutto quello che ho scritto in questi trent’anni. Inoltre dal 2012, dopo la pubblicazione di “Eva ostinata”, ho scritto tantissimo, incoraggiata dai riconoscimenti ricevuti con quel libro( in particolare  il secondo posto nel concorso internazionale “Città di Bellizzi”, e il primo posto al Concorso nazionale di Poesia Edita  “Franza Kafka 2012” di Gorizia”).  Ripeto: voglio pubblicare tutto quello che ho scritto perché non vada perduto. Vorrei che il mio nome restasse nella letteratura. È un’ambizione  non dettata dalla vanità, tanto è vero che non mi interessa essere famosa mentre sono viva. Vorrei che il mio nome non scomparisse dopo la morte. Cosi come “ci sono” Leopardi, Foscolo, Ungaretti e gli altri, vorrei che ci fosse Spinella.  E’ un obiettivo che  mi sta aiutando molto, perché mi dà  la forza necessaria per continuare a pubblicare. Mi dà la voglia di pubblicare, che non ho avuto nei trent’anni in cui ho scritto tutte queste cose. Vorrei anche cercare di finire i romanzi che ho lasciato in sospeso… anche se so che poi tutto finisce in poesia. Ecco, questo è un mio difetto: cerco di scrivere una prosa e mi vien fuori una poesia. Debbo rassegnarmi perché capisco che la mia voce vuole parlare così”.