Per offrire informazioni e servizi, questo portale utilizza cookie tecnici, analitici e di terze parti. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina, cliccando su qualunque altro link nella pagina o, comunque, proseguendo nella navigazione del portale si acconsente all'uso dei cookie. Per maggiori informazioni sui cookie e su come eventualmente disabilitarli consultare l'informativa sulla Privacy.

Domenica, 20 Ottobre 2019

Da Scilla idee “giovani” per il costituzionalismo italiano



Studi costituzionalistici: parte la sfida per una comunità scientifica a trazione giovanile. Accogliere e stimolare la partecipazione di giovani studiosi non ancora titolati, fra questi dottorandi, assegnisti, insomma i cosiddetti precari della ricerca giuspubblicistica. Una sfida su cui intende scommettere con convinzione l’associazione “Gruppo di Pisa”, dal 1998 attiva nella promozione della cultura giuridica in ambito nazionale e internazionale. Un’occasione più unica che rara quella offerta dalla realtà nata nella città della torre pendente, a dieci ragazzi giunti da tutta Italia nel Castello “Ruffo” di Scilla. Quella di entrare a diretto contatto, confrontandosi a viso aperto (magari facendosi anche sportivamente “massacrare”), con alcuni fra i più autorevoli esponenti del costituzionalismo italiano. Un momento di autentica valorizzazione e promozione delle migliori risorse giovanili si è dunque concretizzato nella perla della costa Viola, grazie all’iniziativa del “Gruppo di Pisa” che così ha anche inaugurato il proprio ciclo annuale di seminari.

La giornata di studi fortemente voluta dalla vicepresidente del “Gruppo di Pisa” e docente di Diritto Costituzionale presso la facoltà di Giurisprudenza della “Mediterranea”, Carmela Salazar, si è avvalsa della supervisione dei professori: Paolo Carrozza (Scuola Superiore S. Anna di Pisa), Antonio Ruggeri (Università di Messina), Roberto Bin (Università di Ferrara), Roberto Romboli (Università di Pisa), Pasquale Costanzo (Università di Genova) e presidente “Gruppo di Pisa” e Antonio Spadaro, (Università "Mediterranea" di Reggio Calabria).

“E’ un modo per far andare avanti – spiega con soddisfazione la professoressa Salazar - le idee più fresche, più giovani e quindi si presume, più cariche di entusiasmo, favorendo tra l’altro il necessario processo di ricambio generazionale. Chiaramente questo da solo non basta, perché spetta poi alle scelte politiche di puntare con decisione sulla valorizzazione della ricerca”. “Questi dottorandi – ci dicono Costanzo e Spadaro – normalmente lavorano nelle loro università senza particolari rapporti fra di loro. Noi vogliamo invece dar vita ad una sorta di comunità scientifica allargata in cui i giovani studiosi possono contare sulla guida dei più esperti. E’ un iniziativa sperimentale che parte già bene, certo sotto il profilo organizzativo, difficilmente potremo trovare una location di una bellezza pari a Scilla”. Iniziativa intelligente secondo Carrozza, “che investe il senso stesso delle tesi di dottorato. Ai nostri tempi non c'era il dottorato e c'era molta meno abitudine ad affrontare il giudizio degli altri. Abbiate il coraggio – è l’invito rivolto dal professore ai giovani studiosi - di contraddire anche i più esperti”. Giudizio positivo anche da parte di Bin che invita però a tenere sempre ben presente “l’importanza per le nuove leve della ricerca, di conoscere innanzitutto le basi del funzionamento del sistema e con esse la teoria delle fonti”.

Sovranità statale, costituzionalismo multilivello, dialogo tra le corti. A tracciare il sentiero del confronto scientifico andato in scena a Scilla, sono stati argomenti ad ampio raggio che oggi appaiono però collegati in un modo diverso da come poteva sembrare solo dieci anni fa. La sovranità statale è un concetto in crisi dal momento che nessun ordinamento può più rivendicarne una in senso assoluto. “Vuoi perché – sottolinea la professoressa Salazar - inserito in contesti più ampi come il mosaico dei ventisette stati che compongono l’Unione europea, vuoi perché comunque anche al di fuori di questi contesti subisce la costante azione pressante esercitata dalla globalizzazione”. Dunque la sovranità statale che è un concetto cardine del costituzionalismo oggi è in forte evoluzione, proprio perché abbiamo una serie di strutture multilivello. In Italia ad esempio ne abbiamo verso il basso come specifica del resto lo stesso nuovo articolo 114 della Costituzione quando parla di Repubblica ripartita in comuni, province, città metropolitane, regioni e stato. “Ognuno di questi livelli di governo – continua la vicepresidente del “Gruppo di Pisa” - si occupa di cose che si intersecano fra di loro senza una distinzione netta. Ciò comporta tutta una serie di problematiche, perché se da un lato aumenta l’ambito di intervento degli enti locali, per altro verso si crea la necessità di fare ordine fra i vari conflitti che inevitabilmente si vengono a creare. Quindi la sovranità dello Stato non solo è messa in crisi verso l’alto, da istanze legate allo spazio giuridico sovranazionale, ma anche nella dimensione interna, cioè nello spazio giuridico substatale”.

Da una ventina d’anni ormai, mentre il ruolo della decisione politica è sempre più sfilacciato, si è profilata un’espansione del potere giudiziario. Nel momento in cui mancano regole complete su temi scottanti come possono essere l’eutanasia, la procreazione medicalmente assistita, il testamento biologico, il cittadino si rivolge a qualcuno e questo è il potere giudiziario. Quindi c’è un ruolo di quest’ultimo sia a livello nazionale che sovranazionale, che contende a volte senza volerlo, il campo alla politica.

“Negli ordinamenti costituzionali complessi – chiarisce Salazar - in cui abbiamo norme di principio che traducono valori come la libertà, l’uguaglianza, la solidarietà, non abbiamo più un mero esecutore ma un soggetto che contribuisce alla creazione del diritto. Ovviamente a fronte di una latitanza protratta del legislatore magari per tutelare il consenso grazie al quale vive, l’espansione del giudiziario buon andar bene solo fino ad un certo punto. E’ necessario un cambio di mentalità della classe politica perché non è più possibile mettere in secondo piano le vere istanze della collettività che devono essere filtrate alla luce dei valori costituzionali. Per far ciò serve però anche una classe politica preparata da un punto di vista tecnico e invece assistiamo troppo spesso a discussioni fra esponenti sia nazionali che locali, in cui si resta basiti con affermazioni che se fatte da uno studente in sede d’esame, farebbero scattare la bocciatura dopo pochi secondi”.

Di grande rilevanza infine, il tema del “dialogo tra le corti”, “che – fa notare il professor Ruggeri – va contestualizzato nell’ambito della presente congiuntura caratterizzata da una crisi economica senza precedenti. Altro dato abbastanza consolidato inoltre è quello relativo alle carenze negli organi di direzione politica che hanno portato ad una innaturale giurisdizionalizzazione nonsolo dei conflitti politici ma anche delle domande sociali. La crisi economica ha obbligato i governi ad adottare una serie di misure che condizionano fortemente l’operato dei giudici. Basti pensare alla giurisprudenza costituzionale sul coordinamento delle finanze pubbliche”. L’emergenza economica ammonisce tra l’altro Ruggeri, fa correre due rischi micidiali. “Uno riguarda l’emarginazione della politica e dello stesso diritto rispetto all’economia, con le scelte di governo che ormai discendono direttamente dai centri di potere economico. E poi c’è un riflesso ancora più profondo legato allo scadimento dell’etica pubblica che determina un impoverimento della Costituzione sul cui grado di normatività oggi è lecito interrogarsi. Pensiamo alle norme sul riparto delle competenze stato-regioni con l’autonomia politica di queste ultime che è pari a zero, allo stesso equilibrio fra gli organi della direzione politica che appare compromesso, ai diritti che sono sottoposti a sacrifici come non avevamo mai visto. Non ultime, la Corte Costituzionale e le corti europee obbligate a operazioni di bilanciamento squilibrate. Il dubbio insomma, è che questa non sia una crisi momentanea, ma una vera e propria crisi di sistema”.

Questi i nomi dei dottorandi intervenuti al Castello “Ruffo” di Scilla: Sebastiano Dondi, Università di Ferrara, Sara Benvenuti, Università di Firenze, Anna Maria Lecis cocco-Ortu, università di Siena, Andrea Lollo, università di Pisa, Elisa Tira, università di Verona, Andrea Melani, università di Milano, Giacomo Delledonne, Scuola Superiore S. Anna di Pisa, Federica Grandi, università "La Sapienza" di Roma, Alberto Racca, università di Torino, Maura Foglia, università di Genova.