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Lunedì, 19 Agosto 2019

Martini: disamina di una manipolazione post mortem...

La morte di un “gigante” della spiritualità, del pensiero e della cultura non doveva essere trasformata in baraccone politico-ideologico. Eppure è accaduto, e ciò deve indurci a riflettere sempre di più sul potere dei mass media di erigere una realtà La morte di un “gigante” della spiritualità, del pensiero e della cultura non doveva essere trasformata in baraccone politico-ideologico. Eppure è accaduto, e ciò deve indurci a riflettere sempre di più sul potere dei mass media di erigere una realtà inventata e adattata a piacimento. La morte di Carlo Maria  Martini, arcivescovo di Milano per 22 anni, è divenuta pretesto “radicale”  perché ha rifiutato l’accanimento terapeutico, il che – bisognerebbe spiegare a  Marco Pannella– non significa affatto eutanasia.

Il cardinale Carlo Maria Martini


E’ stata trasformata in vento scissionista antipapale perché il progressismo di Martini si è sempre  civilmente confrontato con il conservatorismo Ratzingeriano, ma i due non si  sono mai mancati di rispetto e il cardinale deceduto si è sempre mosso con  acume e libertà all’interno della Chiesa Apostolica Romana. E’ stata  stigmatizzata dal pensiero destro-liberale rappresentato dal giornalista e  scrittore Antonio Socci, perché – a suo dire – il defunto arcivescovo avrebbe  lavorato per promuovere il pensiero catto-comunista. E pensare che lastoria non si fa con i “se” e con “ma”. Il pensiero e l’azione di Martini si sono librati nel mondo con assoluta intelligibilità, che non abbisogna di traduttori   o interpreti. Si è espresso nitidamente e dolorosamente contro la pedofilia clericale, ha riconosciuto dignità sociale e civile agli omosessuali, ha  visitato i carcerati e si è preoccupato delle loro condizioni di vivibilità, ha parlato coi i giovani e dei giovani esortandoli a far emergere “la brace che cova sotto le ceneri”, ad essere loro i protagonisti della rinascita sociale e del rinnovamento della Chiesa. E’ stato un Pastore a tutto spiano, universale.

Il cardinale Martini con Papa Benedetto XVI


Un gesuita originale e “da laboratorio” come Padre Bartolomeo Sorge, direttore  di “Civiltà Cattolica” e vero ispiratore della “Primavera di Palermo”, che tutti erroneamente attribuiscono a Leoluca Orlando.In molti hanno posto una domanda, che risuona offensiva e distorsiva nei confronti della storia: “se fosse stato Papa?”. Non lo è stato e non è stato  neppure un antipapa. La storia non si fa con i “se” e con i “ma”. La storia si  scrive con l’azione e il pensiero e domandarsi ciò che sarebbe potuto accadere “se” Martini fosse stato eletto al Soglio di Pietro è un esercizio di retorica da maghi e non da intellettuali.Il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio De Bortoli, ha esortato Papa Benedetto XVI a celebrare i funerali del Cardinale Martini, allo scopo di dimostrare l’unità della Chiesa. Richiesta alquanto secolare. La Chiesa, per  fortuna, ragiona con parametri differenti. Se Benedetto XVI avesse celebrato le esequie di Carlo Maria Martini avrebbe dovuto, poi, celebrare le esequie di tutti i porporati, che agli occhi del Papa sono e devono essere tutti eguali. E’ solo egli il “primus inter pares”.
Ma in questo Paese si ha il diritto di morire senza essere centristi di destra o di sinistra?

Antonio Marziale sociologo, giornalista, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori.