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Mercoledì, 21 Agosto 2019

Polsi, don Strangio: "Non lasciateci soli"

Nella giornata conclusiva delle celebrazioni di Polsi il vescovo ha difeso la devozione popolare e ribadito l’annuncio del perdono per tutti, anche per mafiosi.

La corsa dei portatori della vara che hanno girato la statua della Madonna della montagna con le spalle al santuario per rivolgerla verso l’antro della sibilla è una delle ultime immagini della festa di Polsi. Il rito simboleggia il trionfo del bene sul male, passaggio imprescindibile prima della benedizione finale e del rientro della Madonna all’interno del santuario dove rimarrà custodita fino al prossimo anno.
Non si è mai interrotta la venerazione di Maria dopo la cerimonia dell’incoronazione di sabato sera. Il santuario è rimasto aperto tutta la notte per la veglia di preghiera e per dare ai tantissimi pellegrini, arrivati da tutta la Calabria e anche dalla Sicilia, di ricevere il sacramento della confessione. Sul piazzale la musica e le tarantelle hanno impazzato fino alle prime luci dell’alba e hanno accompagnato i portatori nel momento in cui hanno issato sulle proprie spalle la vara per la prima processione della mattina.
I portatori hanno poi deposto la Vergine al centro del piazzale adiacente al santuario dove il vescovo di Locri-Gerace monsignor Giuseppe Fiorini Morosini ha celebrato la Santa Messa. Nonostante un cielo plumbeo che, fino all’ultimo istante, ha minacciato pioggia, lo spiazzo di Polsi era pieno zeppo di fedeli. Pellegrini di ogni età ed estrazione sociale non sono voluti mancare e anche quest’anno, forse più numerosi che nel passato, hanno voluto tributare il proprio omaggio alla Madonna. Nelle prime file anche un nutrito drappello di rappresentanti delle Istituzioni. Per la Regione c’erano l’assessore ai Trasporti Luigi Fedele, il capogruppo del Pdl Gianpaolo Chiappetta e il segretario questore di palazzo Campanella Giovanni Nucera. In rappresentanza della Provincia hanno risposto presente il presidente Raffa e il suo vice Verduci oltre ad una cospicua rappresentanza dei sindaci del comprensorio.
Intensa, vibrante e, a tratti molto dura, l’omelia che Morosini ha scelto per celebrare la festa di Polsi di quest’anno. “Anche stavolta – l’incipit di Morosini - sentiamo echeggiare in questa valle l’invito che il profeta Isaia rivolgeva a tutto il creato, riflettendo sulla misericordia di Dio verso il suo popolo: giubilate, o cieli; rallegrati, o terra, gridate di gioia, o monti, perché il Signore consola il suo popolo e ha pietà dei suoi miseri.
E’ un invito cosmico generato dalla gioia profonda dell’esperienza religiosa dell’incontro con Dio, che dona pace e serenità; genera speranza e fa riprendere con forza rinnovata il cammino della vita; rinsalda i cuori nei propositi di bene e fa essere protagonisti coraggiosi del proprio futuro”.
Dalle parole del profeta il vescovo, senza peli sulla lingua come è sua abitudine, ha tracciato uno spaccato della nostra società, delle sue difficoltà attuali e del ruolo che la Chiesa dovrebbe svolgere per dare conforto ai fedeli e costruire un futuro migliore.
“Non vergognatevi della vostra fede” ha detto Morosini alla folla che attorniava l’altare allestito all’esterno del santuario. Quasi a mutuare il “non abbiate paura” di Giovanni Paolo II, Morosini ha difeso a spada tratta la fede popolare nelle sue manifestazioni più autentiche e ha invitato i fedeli a non abbattersi davanti alle difficoltà. “Alcuni pellegrini – ha detto ancora Morosini - all’incontro con Maria arrivano scalzi, o percorrono in ginocchio il tratto dalla porta della Chiesa all’altare. E’ gente non esaltata, ma che porta una pena grande nell’animo o deve ringraziare per una grande grazia ricevuta.  Tutto il resto – ha proseguito Morosini - il canto, il ballo al suono di organetto, la condivisione festosa del cibo con parenti e amici, è la manifestazione della gioia per l’incontro avvenuto con Dio mediante la Vergine; appartiene a quell’inno cosmico, al quale Isaia invitava il cielo, la terra, i monti, che con le loro altezze sembrano godere più di ogni altra creatura della vicinanza di Dio”.
Il vescovo, dunque, ha difeso l’essenza di Polsi e dei suoi riti, conscio della necessità di purificare alcuni aspetti della fede popolare. “Dobbiamo accostarci alla pietà popolare – ha detto ancora Morosini - non giudicandola nelle sue manifestazioni esteriori come prodotto sotto culturale. Essa, certamente, va anche purificata nelle sue manifestazioni e la Chiesa è molto attenta a questo, procedendo con la prudenza che la contraddistingue, consapevole che non si può giocare con il cuore dell’uomo. La pietà popolare va invece giudicata per i contenuti che esprime. Ed essi sono la fiducia profonda in Dio e l’abbandono alla sua provvidenza, spesso come ultimo baluardo della propria sofferenza e forse della propria disperazione”.
Dolore, sofferenza, disperazione. Ma anche perdono e speranza attraverso la mediazione della Croce e di Maria. Morosini né è sicuro e, al momento della preghiera della pace, lancia un duro messaggio a “certa stampa”.
“Prima hanno detto che la ‘ndrangheta si rafforzava per il silenzio della Chiesa. Adesso queste cartucce non le hanno più e ne hanno trovate delle altre. Dicono che la ‘ndrangheta si rafforza perché la Chiesa annuncia il perdono facile. Ed invece Cristo è morto sulla croce per ridare la speranza a tutti anche al più incallito dei peccatori. Tutti – ha detto Morosini – devono avere l’opportunità di convertirsi. Certo non bastano  tre Ave  Maria alla Madonna, ma occorre una conversione autentica del cuore. In questi termini, lo ribadiamo, la Chiesa annuncia il perdono per tutti, anche per i mafiosi”.
Parole sicuramente destinate a far discutere, ma che danno il senso vero della missione della Chiesa: recuperare le anime dei peccatori. “Poi chi ha sbagliato – ha detto ancora Morosini – continuerà a pagare il suo debito con la giustizia terrena, ma il perdono non si può negare a chi autenticamente si converte”.
Dopo il rito della Comunione, c’è ancora il tempo per i saluti e i ringraziamenti anche da parte del parroco di San Luca e rettore del santuario di Polsi don Pino Strangio che, nuovamente, si è rivolto alle istituzioni. “Completate le opere già avviate per le strade di accesso al santuario in modo che i pellegrini possano giungere qui agevolmente e in sicurezza. Non lasciateci soli”.