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Sabato, 21 Settembre 2019

Conclusa la Convention dedicata alle terapie multidisciplinari del carcinoma mammario

Costruire una rete di medici come un ponte ideale tra Calabria e Sicilia per far fronte all’emigrazione sanitaria ed approfondire le tecniche più innovative rispetto al carcinoma mammario.

Prof. Curigliano dott. Spadaro, prof.Tnterri e il Prof. Mesiti

Questi i temi della convention “Il trattamento multidisciplinare del carcinoma mammario”, ospitata l’1 e 2 marzo, all’Ordine dei medici di Reggio Calabria, grazie al supporto della segreteria organizzativa e Provider ECM Lisciotto Congressi di Messina. L’appuntamento è stato fortemente voluto dai coordinatori scientifici il Prof. Mario Mesiti (responsabile chirurgia senologica Casa di Cura Villa Aurora di Reggio Calabria, polo di riferimento per il tratatmento multidisciplinare del carcinoma mammario) e il Dott. Pietro Spadaro (responsabile U.O. di Oncologia ed Ematologia – Casa di Cura Villa Salus di Messina e Consulente Oncologo della Casa di Cura Villa Aurora di Reggio Calabria). Il convegno di approfondimento ha trattato la tematica a tutto tondo, con interventi di chirurghi, radiologi e oncologi per ognuna delle sessioni. Una convention di medici da tutta la Calabria, con due importanti ospiti, esponenti di due istituti qualificati: il Prof. Corrado Tinterri, Direttore della Breast Unit dell’Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) e il Prof. Giuseppe Curigliano - Direttore Sviluppo nuovi farmaci e terapie innovative presso l’ Istituto Europeo di Oncologia di Milano.

Oggi il tumore  rappresenta la prima causa di malattia nella donna (incide per il 30% delle neoplasie) ed è la neoplasia diagnosticata più frequentemente in tutte le fasce d’età. Anche se, come in premessa ha spiegato il presidente dell’Ordine dei medici di Reggio Calabria, dott. Pasquale Veneziano: «Sono stati fatti passi notevoli rispetto agli inizi degli anni Settanta, quando questo tipo di tumore era devastante nel 90% dei casi. Oggi, a dispetto del passato, si riesce a fare prevenzione, a trovare i noduli in fase iniziale e, con interventi non invasivi, si riesce a mantenere la struttura della mammella».

I numeri presentati da Mesiti fanno riflettere: i grandi centri ospedalieri della Calabria (escluso Crotone), secondo i dati relativi al 2016, hanno affrontato dai 100 ai duecento interventi l’anno. «Se si guarda agli interventi relativi ai  tumori maligni della nostra regione, da gennaio a dicembre 2016, dei 1460 ricoveri di residenti solo il 54% degli interventi viene eseguito in Calabria, il resto viene seguito fuori. Quasi il 50% delle pazienti calabresi emigra». Parte da qui l’idea della convention spiega Mesiti: «Sono calabrese ma lavoro a Messina dal 1968 ed ho sempre vissuto male la migrazione sanitaria. Da anni – ci racconta lo specialista - ho maturato la convinzione che è giusto coinvolgere tutti i colleghi della Calabria, per far capire che anche da noi esistono strutture sanitarie in grado di gestire questo tipo di malattie.  Non ci sono solo i centri a Milano, Roma, Napoli.

Mesiti, Veneziano e Spadaro

La migrazione sanitaria rappresenta una perdita di sostanze sia per la regione Calabria, sia per le pazienti che si sottopongono a viaggi, costi di trasferimento e stress quando invece potrebbero ottenere in loco, nelle adeguate ed idonee strutture lo stesso trattamento che ricevono fuori». Così nella convention di due  giorni «Ho coinvolto i colleghi della Calabria, perchè la costituzione di una rete di medici può dare ai pazienti la possibilità di essere curati in modo adeguato. Al Nord c'è una maggiore organizzazione, viene data una maggiore visibilità al sistema sanitario molto più efficiente; certo loro vivono di una situazione alberghiera migliore. Ma anche al Sud c’è la volontà di curare e dare alle donne lo stesso trattamento standard che ricevono gli altri posti». Quanto ai numeri relativi alla diffusione del carcinoma, evidenzia Mesiti: «Assistiamo ad una anticipazione dell'insorgenza della malattia nelle donne più giovani: mentre prima avevamo una frequenza relativamente bassa per le donne con meno 40 anni adesso questo numero di pazienti aumenta, probabilmente perché c'è maggiore incidenza, ma anche perché c'è un'anticipazione diagnostica, si riesce a fare una diagnosi più precoce».

Mentre il professor Spadaro ci spiega come «Fino a poco tempo fa i tumori alla mammella si trattavano solamente con la chirurgia, la chemioterapia e le terapie mediche. Oggi – sostiene - abbiamo bisogno di un pull di specialisti, che comprendono anche il genetista e il biologo molecolare, perchè realmente possono fare una mappatura delle caratteristiche biologiche della malattia per concentrare un trattamento multidisciplinare che possa portare alla guarigione». E i numeri fanno ben sperare se si considera che «i risultati positivi superano il 61% dei casi». Anche Spadaro sottolinea che il trend della patologia è in aumento e che «quasi il 40% della pazienti hanno meno di 50 anni. Il sistema sanitario nazionale – aggiunge - non prevede uno screening di massa per pazienti di quella fascia, dunque dobbiamo appoggiarci a strutture private accreditate o all’iniziativa delle pazienti poiché non c’è la chiamata delle Asp per la prevenzione». Di buono ci sono le ultime novità relative  ai trattamenti ormonali che consentono un lavoro personalizzato e di precisione.

Di “Ricostruzione mammaria immediata ed oncoplastica: nuove frontiere nella chirurgia del carcinoma mammario” ha parlato uno dei due ospiti provenienti da fuori regione, il professor Corrado Tinterri: «Non si parla più di sola chirurgia di asportazione del tumore ma di oncoplastica, ossia di quell’attenzione sia alla rimozione del nodulo maligno,  sia al risultato estetico che segue all’intervento. Così, in collaborazione ai colleghi chirurghi plastici, si può migliorare la qualità della vita delle nostre pazienti». Secondo Tinterri, il focus è orientato «alla persona, ai diversi tipo di interventi e alle nuove terapie che ci permettono di individualizzare al massimo il trattamento. L’utilizzo di tecniche di chirurgia plastica in oncologia consente di ottenere ottimi risultati estetici e paradossalmente di aumentare la rimozione di tessuto mammario patologico. La finalità è avere un migliore esito estetico e garanzia di margini chirurgici indenni dalla malattia»; mentre «le protesi utilizzate rimangono assolutamente affidabili e senza rappresentare un rischio oncologico per le pazienti oggi hanno una durata biologica di decenni».

Ha fatto leva sulla necessità del trattamento multidisciplinare nella cura dei tumori alla mammella il professor Giuseppe Curigliano che ha esposto le novità sul trattamento del carcinoma mammario, riportando i contenuti di un recente congresso sul tema tenutosi a Vienna. «Negli ultimi 10 anni abbiamo avuto grandi progressi nella gestione del tumore mammario con miglioramenti della sopravvivenza inimmaginabili negli anni passati – evidenzia e poi, entrando più nello specifico – l’Italia paese è all’avanguardia nella gestione delle pazienti con tumore mammario. Nell’ultimo anno abbiamo avuto i primi risultati della immunoterapia nel tumore mammario triple negative. L’immunoterapia in aggiunta alla chemioterapia standard ha prolungato la sopravvivenza di circa 10 mesi nei pazienti con tumori che esprimono PD-L1. Questa combinazione dovrebbe diventare una nuova opzione terapeutica per i pazienti con carcinoma mammario metastatico triplo negativo». In conclusione, dalla convention è emerso che l’atteggiamento si sta in parte modificando così come nei casi di recidive locali con un lungo intervallo libero di malattia. La consapevolezza di nuove conoscenze sulla biologia molecolare delle diverse tipologie di carcinoma mammario e lo sviluppo di nuovi farmaci ad azione biologica mirata hanno determinato una vera e propria rivoluzione nel trattamento medico oncologico di tale patologia.

 

 

 

 

Gabriella Lax