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Sabato, 21 Settembre 2019

N. Siciliani de Cumis rieletto Presidente dell’Associazione Makarenko. La sua relazione: “La gioia del domani e l’educazione nelle prigioni”

Nell’Università Tor Vergata di Roma, per ricordare i 130 anni dalla nascita dell’educatore e scrittore ucraino Anton Semënovič  Makarenko, nei giorni 10 e 11 ottobre 2018 si è svolto un impegnativo convegno italo-russo sul seguente tema: “Dimensioni sovranazionali della pedagogia sociale di A. S. Makarenko”.

La “Coppa Makarenko”, Roma 10 ottobre 2018. Nella foto dell’homepage un momento del Convegno: “Nessuno dei 3000 giovani delinquenti delle colonie di rieducazione dirette da A. S. Makarenko è ritornato a delinquere”

Il convegno è stato organizzato di comune accordo dal “Dipartimento di storia, patrimonio culturale, formazione e società” della Facoltà di Lettere e Filosofia di Tor Vergata, dall’Associazione Italiana Makarenko (Roma), dall’Associazione Makarenkiana  Russa e dall’Associazione Makarenkiana  Internazionale (entrambe Mosca).

   Il convegno è stato salutato dalle autorità accademiche russe e italiane: in particolare dal Direttore del Dipartimento ospitante Franco Salvatori, dal Prof. Carlo Cappa, Direttore del corso di laurea magistrale in scienze pedagogiche  e dal Prof.  Ignazio Volpicelli (Ordinario di Pedagogia generale), che ha ricordato Luigi Volpicelli suo padre, tra i primissimi italiani che,  nella   notissima “Storia della scuola sovietica”,  ebbe modo di occuparsi  dell’opera di  Makarenko fin dagli anni Quaranta del Novecento;  e dalla Professoressa  Tat’jana  Korablëva dell’Università N.I. Pirogova di Mosca, Presidente dell’Associazione Makarenkiana  Russa e Vicepresidente dell’Associazione Makarenkiana  internazionale che, prima di svolgere la sua relazione storico-istituzionale e prospettico-organizzativa, ha consegnato attestati di benemerenza ai rappresentanti dell’Università di Tor Vergata, ai Colleghi italiani impegnati variamente nel Convegno (Franco Salvatori, Carlo Cappa, Maria Serana Veggetti, Ignazio Volpicelli, Mario Caramitti, Agostino Bagnato, Francesco Tamburrino)  e,  con l’attestato,  una  coppa  al merito  a  Nicola Siciliani de Cumis, con incisa la seguente dedica: All’onorevole Presidente dell’Associazione Internazionale Makarenkiana,  professore Nicola Siciliani de Cumis (Italia, Roma) per l’avanzamento delle idee di Makarenko in Europa da parte della direzione dell’Associazione Makarenkiana Russa – Mosca / Roma, 11 ottobre 2018.

Questi, in sintesi, gli obiettivi perseguiti e in larghissima parte realizzati del convegno: 1. fare il punto sulle attività delle tre Associazioni Makarenkiane Italiana, Russa e Internazionale  negli ultimi cinque  anni (ne hanno discorso Agostino Bagnato, Tat’jana Korablëva e Nicola Siciliani de Cumis, nelle loro rispettive relazioni sull’attualità  dell’insegnamento di Makarenko “per divertare uomini”, sul “grande assolo” di Makarenko nel “Poema pedagogico”  del XX secolo e sulla “gioia del domani” e l’educazione nelle prigioni). 2. informare degli avanzamenti degli  studi  su Makarenko in Italia e in Russia (se ne sono avuti degli ottimi esempi di tipo disciplinare e interdisciplinare  nelle relazioni di  Maria Serena Veggetti su “Attività educativa e ‘ominazione’ secondo Makarenko e Vygotskij” e di  Mario Caramitti sulla “specificità” del significato di “Poema” nella cultura e nella tradizione letteraria russa). 3. dare notizia della recentissima nuova edizione di tutte le opere di Makarenko in nove volumi, a cura di Anatoly Arkadevič  Frolov. 4. far partecipi delle esperienze didattiche delle scuole makarenkiane e nelle famiglie in Russia (vedi le relazioni di Tat’jana  Skobelëva su  “La formazione del lavoratore e del professionista nel sistema pedagogico di Makarenko”; di Natalia Ilyšina, “Il ‘tono maggiore’ dell’attività lavorativa dei bambini sovietici sulle pagine del ‘giornale dMichail Boguslavskij, Tatiana Korablëva, Nicola Siciliani de Cumis. Brindisi di chiusura delle due giornate del Convegno: alla “vita”, la parola più ripetuta nel “Poema pedagogico”egli insegnanti’ e della rivista ‘Educazione degli scolari’ negli anni ’60 del XX secolo”; di Lydmila Stroganova, “Precetti di educazione familiare e modernità”; Tat’jana Boguslavskaja, “L’eredità pedagogica di A, S, Makarenko: vicessitudini interpretative”; di Aleksej Sizov, “L’eredità di A. S. Makarenko attraverso gli occhi di uno studente moderno”);  5. render conto del “Valore mondiale dell’attività di Makarenko come spunto per creare un museo”, secondo Yulia Michailova  e della “Pedagogia sociale della personalità in A.S. Makarenko: elementi principali e prospettive”, secondo Michail Boguslavskij;  6. raccontare delle iniziative passate presenti e future  per la messa in rete degli importanti materiali multimediali relativi alla vita e all’opera di Makarenko (vedi la relazione di Alexander Fedosov, “Sistema educativo di A. S. Makarenko e informatizzazione dell’educazione”;  e cfr. di Eleonora Errede, la tesi di laurea magistrale “Makarenko in rete”, Sapienza Università di Roma, Anno accademico 2009-2010, Relatore Prof. Nicola Siciliani de Cumis - Correlatore Prof. Corrado Veneziano).  7. rendere edotti dei progressi degli studi sul rapporto  oggettivamente  sostenibile tra l’antipedagogia di Makarenko, la psicologia pedagogica di Vygotskij e le idee politico-educative e didattico-organizzative di Gramsci (cfr. il volume “Makarenko ‘didattico’ 2002-2009. Tra pedagogia e antipedagogia”. A cura di Nicola Siciliani de Cumis.

Una stretta di mano: “Si è in carcere perché si è puniti, ma non si è per essere puniti

Con la collaborazione di Chiara Coppeto, Roma, Edizioni Nuova Cultura, 2009; e tutti gli scritti su Makarenko e Gramsci della stessa Coppeto,  rintracciabili nel sito dell’Assiciazione Italiana Makarenko, https://www.makarenko.it  e in altri siti internet, a cominciare dal sito della rivista “l’albatros”, www.l’albatros.it ).  8.  essere  partecipi  delle attività  del Laboratorio di scrittura e lettura nei due carceri di Regina Coeli  (Roma) e Ugo Caridi (Catanzaro/Siano), coordinate da Nicola Siciliani de Cumis  e direttamente e/o indirettamente riconducibili all’esperienza educativa di Makarenko come direttore di colonie di  educazione.  9. sapere  delle esperienze  ispirate a Makarenko così in alcuni istituti per minorenni nello Stato degli Urali, a Ekaterininburg  come, in Italia, nel primo Centro estivo per bambini a Oppido Lucano (Matera), fondato e diretto da Francesco Tamburrino. A partire, oltre che dall’istruttivo intervento di quest’ultimo, dal contributo di Aleksandr Nazarov, “La pedagogia di A.S. Makarenko come strumento di lavoro con adolescenti in conflitto con la legge” e dalla relazione di Tat’jana Dorochova, “Il lavoro come strumento per l’educazione civica degli adolescenti delinquenti -  l’eredità di Makarnko e il mondo contemporaneo”.  10. e, dunque, documentare variamente le dimensioni sovranazionali dell’incidenza educativa e letteraria di Makarenko  e del tramandarsi non effimero della sua eredità. Con fervidi auguri, per “la gioia del domani”, di potere leggere o rileggere i testi di Emiliano Mettini (“Valori di base del sistema educativo di A.S. Makarenko”), di Gianna Trifonova (“Il collettivismo dell’ideologia sovietica nel sistema di A.S. Makarenko”), di Lev Mardachaev, “Le basi del sistema educativo di A.S. Makarenko”, di “Aleksander Egoričev, “La pedagogia di A.S. Makarenko pe il XXI secolo”  e di Ludmila Stepanova, “Obiettivi della pedagogia di A.S. Makarenko nel contesto dei problemi odierni dell’educazione”.  

In questo stesso ordine di idee, la Presidente dell’Associazione Makarenkiana Russa, il Presidente dell’Associazione Makarenkiana Internazionale e una rappresentanza di relatori al Convegno  hanno comunicato di avere in programma per il prossimo 15  ottobre  un incontro con la direzione educativa di Regina Coeli, a scopo reciprocamente conoscitivo e per studiare eventuali forme di collaborazione. Finito l’incontro, la stessa delegazione  visiterà il Museo criminologico di Roma in via del Gonfalone. La Presidente dell’Associazione Makarenkiana Russa ha poi preannunciato che la prosecuzione dei lavori del presente convegno avverrà a Ekaterininburg, nella prossima primavera (data da concordarsi). Altro obiettivo raggiunto del Convegno,  a conclusione del suo svolgimento, è stato il rinnovo della carica del Presidente dell’Associazione Internazionale Makarenkiana per il quinquennio 2018-2023. Presidente uscente  il Prof.  Nicola Siciliani de Cumis  (in carica dal 2013 al 2018). Nuovo Presidente per il quinquennio 2018-2023, rieletto all’unanimità, lo stesso Nicola Siciliani de Cumis. Primo adempimento, nelle prossime settimane: l’elezione dei 7 vicepresidenti dell’Associazione Makarenkiana Internazionale, in ambito italiano, russo e ucraino.

 

“Makarenko, ‘La gioia del domani’ e l’educazione nelle prigioni
di Nicola Siciliani de Cumis

A dire il vero, l’uomo non può vivere se non vede davanti a sé qualcosa di piacevole da raggiungere. Il vero stimolo della vita umanaè la gioia del domani. Nella tecnica pedagogica questa gioia del domani è il principale mezzo di lavoro, che nello stesso tempo prende due direzioni. La prima consiste in quella stessa gioia, nella scelta delle sue forme e manifestazioni esteriori. La seconda consiste in una regolare, tenace trasformazione delle espressioni più elementari della gioia in quelle più complesse e umanamente più significative. Si forma così una linea interessante: dalla soddisfazione primitiva dello zuccherino al più profondo senso del dovere.

Anton S. Makarenko

Vorrei cominciare con la citazione di un dato fondamentale fornitomi da Tat’jana F. Korablëva: il dato cioè, che Makarenko, nelle istituzioni penali e rieducative da lui dirette dal 1920 al 1937, ha avuto a che fare con circa 3.000 giovani delinquenti da rieducare e che nessuno di essi è ritornato a delinquere… Io sto svolgendo la mia attività di Volontario nelle carceri di “Regina Coeli” di Roma e “Ugo Caridi” di Catanzaro (Siano), proprio sul presupposto che i metodi praticati da Makarenko possano essere uno strumento didattico di portata straordinaria nella realizzazione della riforma dell’esecuzione penitenziaria: col risultato specifico di contribuire a ridurre la recidiva; e, più in generale, di aderire all’articolo 27 della Costituzione della Repubblica Italiana:
“L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato. Non è ammessa la pena di morte, se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra”.
Ma che cosa vuol dire ri-educazione secondo la nostra Costituzione? Tutto il “Poema pеdagogico” è una formidabile, articolata ed esauriente risposta a questa domanda. Perché è la proposta di una felice ipotesi di “uomo nuovo” che, per usare la terminologia makarenkiana, si concretizza nell’intreccio di “pedagogia della lotta” e di “gioia del domani”.
Una concretizzazione che, nei limiti del possibile, viene messa alla prova in alcune realtà carcerarie italiane, nonostante le limitazioni imposte dalla esecuzione penitenziaria. E sul presupposto di una didattica ispirata ai valori educativi del “pedagog” Makarenko tra progettualità, immaginazione, creatività, formazione, laboratorio, narrazione, romanzo, “poema”. E mediante la messa in funzione di minuscoli “collettivi di pensiero” che, sull’esempio di Makarenko, aspirino a farsi “stile di pensiero educativo e di azione formativa, realizzatrice di risultati tangibili e pubblicabili”…
Una idea certo ambiziosa, ma non velleitaria né irrealizzabile, che ai Volontari del Laboratorio di scrittura e lettura di Regina Coeli e di Catanzaro è sembrata e continua a sembrare particolarmente stimolante e feconda nel dialogo con la società civile consentito dalla legge e favorito dalle Direzioni dei due carceri.
Il “Poema pedagogico” rappresenta pertanto per noi insegnanti Volontari nei due carceri suddetti la configurazione romanzesca, ma storicamente fondata del “dover essere” nel presente per il futuro di un’azione umanisticamente “gioiosa” (alla Vittorino da Feltre della Ca’ Zoiosa) e “ominante” (come direbbe Vygotskij).
Difficile da realizzare in carcere, ma facile da concretare individualmente proprio quello stesso equilibrio umano condiviso da Makarenko con gli ospiti delle sue colonie. Un equilibrio che si regge sulla sequenza “rieducativa”, non calcolata astrattamente ma organicamente feconda delle attività fisiche, affettive, culturali, lavorative, etiche, amministrative e civili di tutti i soggetti del processo educativo descritto nel “Poema pedagogico”. Un equilibrio prezioso da conoscere da parte di quanti oggi operano dentro e fuori le carceri, in Italia ma non solo.
Nonostante le difficoltà e il blocco dei processi riformatori in atto e considerato il perdurare dei mali supremi dell’inerzia, dell’attendismo, degli scaricabarile. Ma la verità è che siamo ancora lontani dalla messa in pratica dei principi del Cristianesimo e delle altre religioni e dalle etiche laiche che ammettono e promuovono esperienze “rieducative” e “riparative”.
Un tendenziale dimenticatoio. Un impoverimento della memoria dei capisaldi dell’opera immane, ma non abbastanza feconda dei tanti volenterosi antesignani della “gioia del domani” in carcere, come “tecnica” educativa. Da rileggere al riguardo il capitolo del “Poema”, “Ai piedi dell’Olimpo”...
Tra le tante personalità di “gioiosi” maestri del futuro in carcere e fuori del carcere, indicherei qui alla rifusa e senza i necessari distinguo almeno queste figure storiche: Socrate, Gesù, Dante, Budda, Beccaria, Tolstoj, Dostoevskij, Gogol’, Nietzsche… Ed è ciò che comporta nuove ed accurate indagini sulle fonti del Makarenko educatore (a suo modo) in carcere.
Tra le tecniche adottate da Makarenko spiccano il collettivo e “la più importante” delle “invenzioni” di Makarenko, per sua stessa ammissione, e il reparto misto. Altre tecnologie complementari: la rotazione delle mansioni. Il ludico e il ludiforme. L’educazione artistica in tutte le sue forme. Il senso dell’onore e l’obiettivo principale della responsabilizzazione dell’individuo e del collettivo. Il valore della corresponsabilità.
E, poi, l’idea fondamentale, costitutiva del modo di pensare di Makarenko, che un handicap sociale possa tradursi in una risorsa… E una risorsa, non solo per il portatore dell’handicap oggetto di attenzione, ma anche e soprattutto per quanti interagiscono socialmente con lui. La “gioia del domani”, in questo senso, non potrebbe mai attuarsi in un ambito esclusivamente individuale, ma esigendo un’estensione a tutt’intera la collettività.
Di qui la dimensione “localizzata” dell’opera di Makarenko, aderente ai luoghi del suo lavoro di “pedagog”, ma al tempo al tempo stesso “extralocalizzantesi”, aperto all’Unione delle repubbliche socialiste sovietiche e sovranazionale. Fatto educativo, letterario e un atto eminentemente politico.
Un “poema”, il “Poema pedagogico” dello scrittore Makarenko, che affonda le sue radici e attinge i suoi significati nella cultura ucraina e russa tradizionale (per es. nei “Demoni” di Dostoevskij e nelle “Anime morte” di Gogol’), ma che ripropone praticamente “tutti” i significati attribuiti nei dizionari al verbo greco “poieo”. E non solo.
Giacché infatti, per quel che posso dirne alla luce delle mie esperienze educative di impronta makarenkiana in carcere, il “Poema pedagogico” rinasce a nuova vita tutte le volte che lo si rilegga anche (e direi soprattutto) in circostanze diverse da quelle da cui il “Poema pedagogico” è scaturito. La felicità della narrazione di Makarenko nel proprio tempo contamina e per così dire promuove prospetticamente e per il futuro, il lettore che felicemente vi s’intrighi. In questo senso, la peculiarità del racconto makarenkiano sembra inaugurare una sorta di maieutica collettiva, diacronicamente trasversale e intergenerazionale, oltre che sincronicamente orizzontale e interculturale. Una maieutica inclusiva ed espansiva, che addentrandosi nel passato della storia narrata ne costruisce un’altra al futuro. La “gioia del domani”, che ha dato senso all’esperienza del Makarenko educatore e scrittore, di prolunga ben oltre la storia da lui raccontata e ben oltre la presente rivisitazione ri-educativa. Una “rieducazione”, che riproponendosi oggi fuori dal proprio tempo non vuol dire riconversione facilitata e indifferenziata del “messaggio” originario makarenkiano, ma sta a significare piuttosto “attivazione critica e revisione autocritica, procedura educativa” ed “autoeducativa”, cioè “costruttiva” ed “autoricostruttiva” di innovative dimensioni estetiche, intellettuali, morali, civili, intrinsecamente umane e umanizzanti. E dunque produttive di imprevedibili novità. Le novità dell’“uomo nuovo”, nuovo anche a se stesso.
Un tipo d’uomo, cioè, che è tutt’altra cosa, da ciò che può avere condotto le persone condannate a subire il carcere. Non il dolore del male provocato, ma la prospettiva di un bene da valorizzare. Dimensioni ludiformi, interiormente liberatorie, finalizzate alla qualificazione del tempo presente alla luce di barlumi di futuro, e decisamente contrapposte all’inedia, all’infinito dolore di un’irreparabile sconfitta umana. Aperte invece ad un’idea del domani coraggiosamente gioiosa.
Una “procedura formativa” e una “tecnologia educativa”, che dai condizionamenti sociali negativi che hanno portato ad infrangere la legge, viene a produrre autocondizionamenti di tipo opposto, tali da offrire ai detenuti la possibilità di riqualificare il proprio tempo in carcere e a progettare un tempo di vita “ben altro” da quello che ha condotto alla carcerazione. La “gioia del domani” consiste proprio in questo: nel lasciarsi alle spalle un condizionamento sociale negativo e nell’avere di fronte la prospettiva di condizioni individuali e sociali diverse e migliori.
Una pratica immediatamente e senza mezzi termini umanizzante, “ominante” (Vygotskij), che è essa stessa anticipazione del futuro: “gioia del domani” come “eudemonia”… Come senso della prospettiva non campata in aria, ma radicata nell’esperienza riabilitativa del carcere in quanto istituzione non punitiva al di là della carcerazione stessa, ma costruttiva di realizzabili possibilità umane “altre”. Ecco perché i risultati educativi messi in scena nel “Poema pedagogico”aiutano a spiegare il senso di una importante posizione di principio: si è in carcere “perché”si è puniti, ma non si è in carcere “per essere”puniti. Se la restrizione carceraria può essere un momento tecnicamente necessario, risulta del tutto controproducente e diseducativo non affiancare alla restrizione carceraria altre modalità di trattamento aperte ad un presente e ad un futuro ragionevolmente diversi.
Di qui il contributo di Makarenko ad una pratica e ad una teoria della detenzione fondata sul “lavoro”, sulla “cultura”e sulla “bellezza”. Sulla costruzione e sul mantenimento di “regole”. Sul “rispetto delle singole persone”e sulla “fiducia nel potenziale collettivo, solidaristico, cooperativo degli uomini in quanto tali”. Il “sogno di una cosa” come “gioia del domani”.
Una sorta di “microcredito” che si trasformi in un investimento sociale “macro”. Un sistema di “capacitazioni” (da “capabìlity”, secondo Amartya Sen), che presuppone storicamente, contestualmente e psicologicamente, precise realtà ed effettive possibilità in crescita di “stadi prossimali di sviluppo”(Vygotskij).
Il “gioco” come dimensione umana anticipatrice di novità felicemente fondative della personalità e fisiologicamente irrinunciabili come il “lavoro”. Makarenko, Vygotskij e Gramsci sono anche su questo punto completamente d’accordo.
Il “ludico”, ancora il “ludico”in un’infinita varietà di forme ecome presupposto del diritto a un lavoro autogratificante. La “gioia del domani” come illuminazione costante della strada da percorrere tanto fuori del carcere quanto dentro il carcere.
L’articolo 17 del Regolamento penitenziario, che in Italia “regola” per l’appunto i rapporti tra società civile e carcere viene originalmente risolto da Makarenko attraverso un’azione che nel “Poema pedagogico” “parte” dalle colonie di rieducazione e “arriva” nella società civile, fino ad investire la stessa politica. Suprema responsabile di quel che accade e non accade tra noi cittadini delle nostre rispettive patrie.
La Costituzione, ancora la Costituzione della Repubblica italiana. E le nostre rispettive Costituzioni, da comparare e da esaminare in profondità, per intanto alla luce delle “Dimensioni sovranazionali della pedagogia sociale di Anton S. Makarenko”.

Nicola Siciliani de Cumis
Roma 10 ottobre 2018