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Lunedì, 09 Dicembre 2019

Le sfide dell’intelligenza artificiale e l’etica della responsabilità.

L’ostracismo contro la corruzione.  L’economista Domenico Marino: “Oggi il Consiglio regionale si avvia ad essere pienamente una casa di vetro per i cittadini”

Dalle scelte politiche ed economiche per far emergere le grandi potenzialità inespresse del nostro territorio agli investimenti mirati per esaltare risorse e peculiarità della Calabria; dalla misurazione dei risultati e valutazione della performance della pubblica amministrazione anche in termini di “gradimento” dei cittadini, alle prospettive derivanti dall’applicazione dell’Intelligenza Artificiale.

L’economista Domenico Marino: “La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente nel prossimo ventennio il sistema produttivo, le relazioni industriali e anche la nostra vita quotidiana”
L’economista Domenico Marino: “La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente nel prossimo ventennio il sistema produttivo, le relazioni industriali e anche la nostra vita quotidiana”

Spazia su svariati argomenti l’intervista al professore di Politica Economica dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, Domenico Marino. Direttore del Centro Studi delle Politiche Economiche e Territoriali del Dipartimento Pau nonché direttore del Master di II° livello in “Economia dello Sviluppo e delle Risorse Territoriali Culturali e Ambientali” dello stesso Ateneo, Marino ricoprire diversi incarichi. E’ Presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione del Consiglio Regionale della Calabria; Componente della TasK Force per le Applicazioni dell’Intelligenza Artificiale alla Pubblica Amministrazione dell’AGID e Revisore legale.

Da sempre si afferma che la Calabria è fanalino di coda fra le regioni italiane. Ancor di più nelle ultime ricerche dove le classifiche la collocano in basso nei principali indicatori di benessere e sviluppo: lavoro; qualità della vita; strutture culturali e ricreative; emigrazione sanitaria.
Da esperto di Politiche Territoriali e di Economia dello Sviluppo e delle Risorse Territoriali Culturali e Ambientali, quali indirizzi si sente di suggerire in una pianificazione di breve e lungo periodo per la crescita della Calabria?

“L’economia calabrese rischia di essere intrappolata nel sottosviluppo e di vanificare ogni intervento teso a migliorare la situazione. In queste situazioni che potremmo definire di economia-trappola si rischia di far avvitare l’economia in un circolo vizioso che assorbe risorse e che non crea né sviluppo, né benessere. Per tentare di uscire da questa perversa trappola del sottosviluppo occorre una terapia d’urto, degli interventi che diano degli shock forti all’economia regionale. Per risollevare la Calabria occorre oggi un grande patto sociale che coinvolga tutti gli attori attorno ad un progetto di sviluppo forte, ma nello stesso tempo semplice da realizzare, e che parta non tanto dalle politiche assistenziali che per troppi anni sono state la principale forma di intervento in Calabria. Bisogna ripensare lo sviluppo con idee e strumenti nuovi, sapendo che se non rilanciamo i settori produttivi, la lotta alla disoccupazione sarà una chimera. Se non diamo opportunità ai giovani, perderemo la nostra migliore risorsa che è il capitale umano. Se non facciamo ripartire subito l’economia, il rischio dell’avvitamento è dietro l’angolo. Se prendiamo coscienza di essere sull’orlo di un precipizio possiamo forse trovare la forza per non precipitare e lentamente risorgere dal baratro”.

Lei ha, di recente, affermato che è in atto una nuova rivoluzione industriale che si compirà in un lasso di tempo molto ridotto rispetto a quanto avvenuto in passato.

“L’intelligenza artificiale è la nuova frontiera che può costituire una nuova rivoluzione non solo nell’industria, ma anche nella pubblica amministrazione. Si parla oggi diffusamente di Industria 4.0 e si comincia, se pur timidamente, a parlare di PA 4.0.
La nuova rivoluzione dell’intelligenza artificiale cambierà radicalmente nel prossimo ventennio il sistema produttivo, le relazioni industriali e anche la nostra vita quotidiana.

Qui e in primo piano: immagini del film Minority Report del 2002 diretto da Steven Spielberg e liberamente tratto dall’omonimo racconto di fantascienza di Philip K. Dick “Rapporto di minoranza”.
Qui e in primo piano: immagini del film Minority Report del 2002 diretto da Steven Spielberg e liberamente tratto dall’omonimo racconto di fantascienza di Philip K. Dick “Rapporto di minoranza”.

Tra la prima e la seconda rivoluzione industriale ci sono cento anni, fra la seconda e la terza 50 anni, fra la terza e la quarta 20 anni, fra la quarta e la quinta forse basteranno 5 anni. Oggi la globalizzazione rappresenta un concetto superato e legato ad un’idea ormai stantia di sviluppo. Oggi il termine sviluppo va coniugato con gli aggettivi smart ed intelligente e in questo ambito la competizione è alla pari fra tutti i Paesi poiché si sono annullati i vantaggi storici fra Paesi industrializzati e Paesi in via di sviluppo.

Con l’intelligenza artificiale la competizione si sta spostando dall’ambito prettamente tecnologico a quello culturale ed organizzativo, dove le variabili legate alle capacità di governance dei processi diventeranno predominanti rispetto alle variabili tecnologiche.
Questa rivoluzione può essere un’opportunità per colmare il gap tecnologico e di sviluppo. Ma può essere anche un rischio, se la Calabria non sarà in grado di essere pronta a governare questi cambiamenti”.

Come potrà cambiare il volto della pubblica amministrazione attraverso l’applicazione delle nuove acquisizioni informatiche come BigData, intelligenza artificiale e machine learning? 

“Con l’Intelligenza artificiale potremo avere una Pubblica Amministrazione più efficiente, più inclusiva e meno costosa. Potremo abbattere molte delle barriere che oggi limitano i diritti di molte persone, potremo migliorare la qualità della vita, potremo ridurre la spesa pubblica. Ad esempio nella sanità, l’uso dell’IA porterà un notevole miglioramento della capacità di prevenzione e cura, contribuendo a diminuire morbilità e mortalità ed i costi sanitari. Usando i big data sanitari in modo predittivo, infatti, si potrà riuscire a predire molte tipologie di malattie come quelle metaboliche e cardiovascolari ed in futuro anche i tumori”.

Parliamo di processi complessi in atto che pongono nuove domande, nuovi rischi, ma anche nuove opportunità.

“Big data, intelligenza artificiale e apprendimento automatico stanno diventando strumenti molto diffusi sia nel settore pubblico che in quello privato.
L’analisi dei big data utilizzando le tecniche rese possibili dall’IA, crea implicazioni molto forti per la protezione dei dati ed applicare i principi di protezione dei dati quando si utilizzano dati personali in un contesto di big data può diventare estremamente complesso. Queste implicazioni derivano non solo dal volume dei dati, ma anche dal trattamento, dalla complessità dell’elaborazione e dalla possibilità di conseguenze impreviste per gli individui.

Per Marino “Poche istituzioni in Italia e in Europa possono vantare livelli di trasparenza più elevati del Consiglio regionale della Calabria, che si è totalmente aperto al controllo sociale da parte dei cittadini”
Per Marino “Poche istituzioni in Italia e in Europa possono vantare livelli di trasparenza più elevati del Consiglio regionale della Calabria, che si è totalmente aperto al controllo sociale da parte dei cittadini”
Numerosi sono i vantaggi che possono derivare dall’uso di big data per individui, servizi pubblici, imprese e società in generale. Ma questi benefici saranno veramente reali solo quando il diritto alla privacy sarà effettivamente tutelato.
La coniugazione del binomio privacy-trasparenza in un contesto di big data è la sfida da affrontare e da vincere”.

Il rischio più pericoloso – accanto ai problemi connessi alla tutela della privacy, questione peraltro fondamentale – è forse quello di affidarci troppo alle macchine, ai calcoli e ai numeri, smarrendo la centralità della persona, quale unico soggetto in grado di governare i processi dentro uno schema che non parli solo ‘il codice’ della razionalità ma sia capace di ponderare, mediare, armonizzare, avere una visione d’insieme?

“La giustizia è un concetto legato fortemente alla “umanità”. E’ un principio etico e non mera conformità ad una regola. Gli uomini e le istituzioni umane sono state sempre in costante tensione per far convergere giustizia e regole.
Lo scenario Minority Report, prendendo spunto dal famoso film di Tom Cruise, ci fa comprendere come l’Intelligenza Artificiale potrà aiutare l’uomo, ma mai sostituirlo. Usare la macchina può migliorare la nostra vita, ma solo se questo uso non fa venire meno la nostra umanità. Quanto più il mondo sarà complesso e popolato da entità artificiali, tanto più sarà necessario costruire principi etici che salvaguardino la nostra umanità. Altrimenti conosceremo nuove e più sofisticate forme di totalitarismo”.

Lei è il Presidente dell’Organismo Indipendente di Valutazione del Consiglio Regionale della Calabria. In cosa consiste e come si svolge il vostro lavoro? 

“I compiti dell’OIV sono disciplinati dall’art 14 del d.lgs 150/2009. In sintesi sono:

  1. a) monitorare il funzionamento complessivo del sistema della valutazione, della trasparenza e integrità dei controlli interni ed elaborare una relazione annuale sullo stato dello stesso;
  2. b) comunicare tempestivamente le criticità riscontrate ai competenti organi interni di governo ed amministrazione, nonché alla Corte dei conti;
  3. c) validare la Relazione sulla performance;
  4. d) garantire la correttezza dei processi di misurazione e valutazione;
  5. e) proporre, sulla base del sistema di misurazione e valutazione all’organo di indirizzo politico-amministrativo, la valutazione annuale dei dirigenti di vertice e l’attribuzione ad essi della retribuzione di risultato:
  6. f) promuovere e attestare l’assolvimento degli obblighi relativi alla trasparenza e all’integrità;
  7. h) verificare i risultati e le buone pratiche di promozione delle pari opportunità”.

E’ stato detto che la corruzione sia tra i mali principali del nostro Paese. Quali sono le nuove fenomenologie di questo problema? 

Qui e in primo piano: immagini del film Minority Report del 2002 diretto da Steven Spielberg e liberamente tratto dall’omonimo racconto di fantascienza di Philip K. Dick “Rapporto di minoranza”.
Qui e in primo piano: immagini del film Minority Report del 2002 diretto da Steven Spielberg e liberamente tratto dall’omonimo racconto di fantascienza di Philip K. Dick “Rapporto di minoranza”.
“La corruzione è un fenomeno pervasivo e nebuloso che, in generale, non desta allarme sociale e, pertanto, resta sommerso fin quando le indagini non lo fanno venire alla luce.
La corruzione rappresenta in tutte le società un fenomeno ciclico che raggiunge un massimo nei periodi di maggior lassismo nella repressione da parte dello Stato e diminuisce nei periodi in cui lo Stato aumenta il livello di controllo. Il comportamento corruttivo diventa vantaggioso dal punto di vista economico quando la probabilità di essere scoperti e sanzionati è bassa, anche in presenza di pene elevate, e quando mancano forme di controllo e di disapprovazione sociale per i comportamenti corruttivi.
Anche le organizzazioni criminali preferiscono oggi ricorrere a meccanismi corruttivi per realizzare il condizionamento del mercato, piuttosto che ai tradizionali metodi violenti. Del resto perché intimidire con violenza chi può più agevolmente essere comprato? E, inoltre, corrompere con una pistola sotto il tavolo non risulta sicuramente più semplice?
Economia della corruzione ed economia criminale tendono sempre più a sovrapporsi, fino a diventare quasi indistinguibili con la corruzione che è diventata il nuovo biglietto da visita della criminalità organizzata.
Queste considerazioni rendono ancora più cogente la necessità di un intervento forte e realmente incisivo contro la corruzione come strumento per combattere anche la colonizzazione dell’economia legale da parte delle organizzazioni criminali, oltre che per realizzare l’obiettivo di un maggior livello di legalità diffusa nella società”.

Sono eventi di corruzione non solo le condotte penalmente perseguibili ma anche i comportamenti scorretti in cui le funzioni pubbliche sono utilizzate per favorire interessi privati.

“In primo luogo la corruzione ha un costo, un costo che è fatto di più componenti. La corruzione distorce, innanzitutto, la concorrenza di mercato, perché la selezione non avviene sulla base del merito, bensì sulla base del sinallagma corruttivo. Le selezioni, le gare, i concorsi non sono vinti dai migliori, ma da coloro che sono meglio inseriti nei meccanismi di corruzione. E questo ha come corollario lavori fatti male e sprechi. L’altra componente di costo della corruzione è costituita dalla dispersione di risorse che vengono distratte dal loro indirizzo verso il bene collettivo per essere trasformate in illegittime utilità private. Il danno sociale prodotto dalla corruzione non rimane limitato, quindi, solo allo spreco di risorse connesso, ma incide negativamente sulla libertà economica distorcendo i meccanismi di libera concorrenza e di meritocrazia che sono alla base di ogni democrazia economica. Eliminare e/o ridurre il costo della corruzione è un obiettivo di civiltà, oltre che un mezzo per sanare i bilanci pubblici. La Banca Mondiale nel 2004 stimava nel 3% del PIL l’ammontare delle tangenti nel mondo e a questa cifra vanno aggiunte le altre inefficienze correlate. Sulla base di questa stima in Italia il valore delle tangenti sarebbe pari a più di 60 miliardi di euro”.

Serve che attecchisca e maturi l’etica della responsabilità. Perché il momento coercitivo è sempre una sconfitta per lo Stato mentre la prevenzione si attua solo sul terreno della cultura, coltivando un nuovo modo di essere e pensare che abbia a cuore la res pubblica, dunque il bene comune.

“Il problema della corruzione non si risolve, quindi, semplicemente aumentando le pene, anzi, spesso sono i Paesi con le pene più dure ad avere i tassi più elevati di corruzione. Occorre, piuttosto, creare un meccanismo educativo che generi una disapprovazione sociale dei comportamenti corruttivi perché, ‘prima facie’, sembrerebbe che la corruzione, tutto sommato, sia accettata quasi come un male necessario da una larga parte della popolazione italiana. Ragionare solo sull’inasprimento delle pene può essere uno sterile esercizio perché, se non si introducono solidi e condivisi meccanismi sociali di messa al bando di corruttori e corrotti, non si potranno ottenere risultati tangibili. Nella democrazia ateniese erano in vigore due istituti: l’atimia e l’ostracismo. L’atimia, letteralmente perdita dell’onore, comportava la perdita dei diritti civili, mentre l’ostracismo consisteva nella condanna ad un esilio forzato di 10 anni per coloro che rappresentavano un pericolo per la polis. La vera sanzione per i comportamenti corruttivi è l’istituzione di forme di atimia e di ostracismo che riguardino gli aspetti economici e partecipativo-elettorali di corruttori e corrotti che, unite a norme che consentano l’aggressione ai patrimoni illeciti frutto di corruzione, porterebbero come risultato all’abbattimento certo del livello della corruzione. La loro natura di provvedimenti amministrativi assicurerebbe una più facile e veloce applicazione e, nel contempo, porterebbe ad un maggior livello di garanzia per i soggetti che vedrebbero attaccata la loro libertà economica e patrimoniale, ma non necessariamente quella personale”.

In occasione della giornata della trasparenza è stato affermato che: “Se vogliamo il rispetto delle regole dobbiamo pretendere che esse vengano percepite. Ed è l’esempio che genera la credibilità delle regole”.

“Le regole diventano credibili se sono effettivamente attuate e fatte rispettare. Le famose “grida” di manzoniana memoria sono l’esempio del fatto che non basta scrivere delle regole, se queste poi non vengono applicate con efficienza ed imparzialità. Una regola non applicata con efficienza ed imparzialità è di fatto disapplicata!”.

 Al Consiglio regionale della Calabria lei ha dato una bella pagella sostenendo che oggi assurge ad Istituzione tra le prime classificate negli adempimenti relativi agli obblighi di pubblicazione.

“Oggi il Consiglio regionale si avvia ad essere pienamente una casa di vetro per i cittadini. Tutte le informazioni sull’attività dell’ente sono disponibili sul sito e ogni calabrese può seguire il percorso legislativo in tutte le sue fasi, dalla proposta, alla discussione, fino all’approvazione. Poche istituzioni in Italia e in Europa possono vantare livelli di trasparenza più elevati! Il Consiglio regionale si è totalmente aperto al controllo sociale da parte dei cittadini. Forse, però, questo livello elevato di trasparenza non viene ancora in pieno percepito dai cittadini che devono essere aiutati a progettare e realizzare forme di controllo sociale dell’attività politica. Va fatto notare, però che, forse per la prima volta, la politica anticipa la domanda di trasparenza dei cittadini, andando ben oltre rispetto a quanto viene oggi richiesto”.