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Lunedì, 09 Dicembre 2019

“I problemi dell’Europa si risolvono con ‘più Europa’”. A Palazzo Campanella, una riflessione a 60 anni dai Trattati di Roma

“L’Europa non è un luogo, ma un’idea” - ha scritto Bernard-Henri Lévy. Ma questa idea è ancora valida? - ci si è chiesti al convegno “60 anni dopo i Trattati di Roma. Le sfide attuali dell’Unione Europea e il ruolo “L’Europa non è un luogo, ma un’idea” - ha scritto Bernard-Henri Lévy. Ma questa idea è ancora valida? - ci si è chiesti al convegno “60 anni dopo i Trattati di Roma. Le sfide attuali dell’Unione Europea e il ruolo del Mezzogiorno”. Al netto delle lacune e delle incompletezze fin qui registrate, la risposta, è senz’altro, sì.
Servirà piuttosto stabilire oggi come va ripensata l’Europa; avviare uno studio serio ed una riflessione responsabile per individuare dove si è toppato per apporre i giusti rimedi. Ma più di ogni cosa, occorrerà uno slancio, quella spinta propulsiva della politica e delle idee capaci d’inaugurare una nuova pagina europeista, perché un ciclo si è ormai esaurito e con esso gli strumenti che lo hanno sorretto.IMG_2521 Non senza una riflessione critica su quanto è mancato e sui possibili correttivi anche mediante una rivisitazione dei Trattati, per una “manutenzione necessaria” dopo 60 anni di vita.
E’ quanto emerso al convegno promosso a Reggio Calabria dalla Presidenza del Consiglio regionale in collaborazione con l’Università Mediterranea. Evento che ha ottenuto l’imprimatur di Palazzo Chigi, oltre che della Conferenza dei Presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome, realizzato con il patrocinio degli Ordini degli Avvocati e dei Dottori commercialisti e degli esperti contabili della città dello Stretto.
“L’Europa è viva? Per noi, la risposta è sì. E la risposta che diamo è una risposta politica. Pienamente, squisitamente politica” - ha esordito il presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto che ha soggiunto: “ I problemi dell’Europa si risolvono con ‘più Europa’. Occorre andare in direzione di un’unione non solo economica e monetaria, ma anche politica e militare. Io sono fermamente convinto della necessità di realizzare l’Unione politica ma l’Europa appartiene a chi crede negli ideali dell’europeismo e a chi ha intenzione di impegnarsi pienamente nel processo di integrazione. Ecco perché è giusto che quanti sono meno convinti, o intendono procedere più lentamente, non facciano da zavorra per tutti gli altri”.
Secondo il Presidente dell’Assemblea regionale: “Per la sua particolare collocazione nel Mediterraneo, cerniera tra l’Europa e il ‘Mare nostrum’, il Sud non può restare passivo, ma anzi deve diventare protagonista a livello continentale. Vogliamo lanciare la sfida di un nuovo meridionalismo, che dia un calcio al fatalismo e all’autocommiserazione. Le classi dirigenti devono dimostrare soprattutto di assumersi le responsabilità che derivano dal loro ruolo. Solo così - ha concluso Nicola Irto - riusciremo a essere degni dei Padri dell’Europa, che ha tanti difetti, ma ci ha dato la possibilità di vivere nella parte del mondo ‘giusta’: quella dei diritti e delle libertà”.
IMG_2516La conferenza - brillantemente coordinata dal professore Francesco Manganaro, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza ed Economia dell’Università Mediterranea - ha rappresentato un confronto di alto profilo sull’Europa di ieri e su quella che s’intenderà costruire domani, rinnovando un patto tra popoli e un impegno comune delle Istituzioni a difesa di un sogno mai tramontato, di pace, giustizia, unità e cooperazione tra le Nazioni. Un’analisi senza pregiudizio del processo d’integrazione europea, avviato il 9 maggio 1950, con la presentazione da parte di Robert Schuman, del piano di cooperazione economica in coincidenza del giorno che segnò la fine della Seconda guerra mondiale. Una riflessione su luci e ombre, ma soprattutto luci, vista la composizione del Tavolo dei relatori: tutti convinti europeisti. “Perché quella dell’Europa - ha sottolineato Davide Giacalone (Editorialista e Scrittore) è una storia di successo, considerato che 60 anni sono un arco temporale molto breve. E’ che oggi si è abituati a ragionare senza storia, tutto si svolge nella contemporaneità. Né si può dimenticare che l’Europa quando nacque era irrimediabilmente divisa. Eppure, ha conseguito successi strepitosi nel suo medagliere che però non vengono ricordati come tali - per citarne uno: lo standard Gsm”. Nel suo libro, “Viva l’Europa, viva”, che ha dato il titolo anche al suo intervento, Giacalone compie una lucida e puntuale analisi economica, sovvertendo visioni parziali sull’Europa, talvolta populiste, così anche quando richiama la globalizzazione, fenomeno che “ha significativamente accorciato le distanze di reddito e ricchezza nel mondo, a differenza di quanto è avvenuto nel nostro mondo interno dove tali distanze si sono allargate”. E suggerisce anche una ricetta: quella di “mettersi in gioco, accettando la competizione; studiare e capire senza mai dimenticare il punto di partenza”. Forse, soprattutto, senza dimenticare i diritti fondamentali richiamati da Ruggiero Cafari Panico (Ordinario di Diritto dell’Unione Europea - Università di Milano): “Con l’Europa - ha detto il docente - non abbiamo svoltato il nuovo secolo: l’Europa è cresciuta sul piano economico e tecnocratico ma ad un certo punto ci siamo dimenticati delle libertà e dei diritti ed i successi sono avvenuti a scapito dei diritti dei più deboli e di quella dimensione sociale dell’Ue che si è smarrita.

Il presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto Il presidente del Consiglio regionale della Calabria Nicola Irto


Così com’è, dunque, l’Europa del ‘900 ha esaurito la sua funzione, è arrivata al massimo perché ha esaurito tutti gli strumenti a sua disposizione. E’ cambiato ‘il clima’, gli inglesi direbbero, il ‘mood’, l’umore. Occorre un rilancio della dimensione sociale e della solidarietà, attraverso un momento politico unificante - ha affermato Cafari Panico - una spinta che deve partire dal basso, per non finire di diventare una regione periferica della Germania”. Nel suo messaggio di saluto, il prefetto di Reggio Calabria, Michele Di Bari, ha evidenziato “l’importanza di guardare al passato, ai nostri Padri costituenti per avere una memoria storica e al contempo essere protagonisti del nostro presente, del nunc. Solo così potremo dare le giuste risposte ai cittadini”. Messaggi riecheggiati negli interventi del presidente dell’Ordine degli Avvocati reggini, Alberto Panuccio, e del presidente dell'Ordine dei Commercialisti, Stefano Poeta.
E non poteva mancare un’analisi geopolitica degli assetti internazionali affidata a Natalino Ronzitti, fra le più autorevoli voci della dottrina in materia di diritto internazionale. Il professore, Emerito di Diritto internazionale alla LUISS Guido Carli, si è soffermato con dovizia di particolari sui rapporti dell’Unione Europea con Stati Uniti e Russia. Cooperazione commerciale, ambiente, accordo di Parigi sul clima, immigrazione i temi affrontati da Ronzitti che ha anche sottolineato “la necessità per l’UE di dotarsi di una politica di difesa comune indipendente ed autonoma per far fronte alle sfide presenti nella comunità internazionale”.
“Il contrasto alla corruzione nell’Unione Europea” il tema del contributo di Alfredo Durante Mangoni (Coordinatore attività Internazionali anticorruzione del Ministero degli Affari Esteri) che ha sottolineato: “La storia europea di lotta alla corruzione è una storia di occasioni mancate” per poi soggiungere: “Stiamo cercando di sviluppare oggi un approccio olistico nella lotta alla corruzione . Essa va inquadrata e contrastata su tre fronti d’intervento, combattendo: crimine organizzato, finanziamento al terrorismo e riciclaggio. In questa cornice le misure di prevenzione patrimoniale sono fondamentali”.
IMG_2454Altra questione al centro delle cronache: “L’Unione Europea e la gestione del fenomeno migratorio” che è stata oggetto della relazione di Federico Casolari (Associato di diritto dell’Unione Europea - Università di Bologna). “L’Ue - ha spiegato il professore - ha deciso di adottare un approccio emergenziale rispetto al fenomeno migratorio. Le misure extra ordinem, extra sistemiche provocano non pochi problemi e generano la crisi all’interno dello Stato di diritto dell’Unione”. Casolari “ha stigmatizzato una tendenza ormai strutturale rispetto al fenomeno migratorio e alla crisi economico-finanziaria. Una tendenza ormai di ‘experimental governance’, una forma di sperimentazione che segna una via di fuga rispetto all’ordinamento giuridico europeo e ai suoi valori con una sostanziale violazione dello Stato di diritto europeo e del suo impianto valoriale”.
Altra questione di stringente attualità ed interesse: “L’Unione Europa e lotta al terrorismo internazionale” affrontata da Marina Mancini (Associato di Diritto internazionale all’Università Mediterranea di Reggio Calabria) che ha curato l’organizzazione scientifica dell’iniziativa. Nella sua accurata ricostruzione, Mancini ha sottolineato che rispetto a questa emergenza, “inizialmente l’approccio dell’Ue è stato reattivo più che proattivo, cioè l’Europa si è mossa dopo il verificarsi degli attentati”. Dopo un lungo excursus sulla normativa e sulla sua evoluzione, e dopo aver analizzato anche il fenomeno dei Foreign Fighters, Mancini ha sottolineato come “rispetto ai reati terroristici, per una volta, l’Italia non sia in ritardo”.
“L’allargamento dell’Unione Europea: quali prospettive?”. A questo quesito ha dato risposte esaustive Caterina Malara (Dottore di ricerca in Ordine internazionale e diritti umani - Università Mediterranea). Malara ha ricordato come “il processo di adesione sia fondato su condizioni rigorose, che prevedono non solo l’allineamento delle legislazioni locali alla normativa europea ma soprattutto il rispetto dello Stato di diritto, dei principi democratici e dei diritti umani. IMG_2524Attualmente, la strategia per l’allargamento, contenuta in un documento, prevede quali Stati candidati: Balcani occidentali e Turchia mentre l’ultimo ingresso è stato quello della Croazia nel 2013”.
Su “L’Unione Europea e la Brexit” è intervenuto Michele Messina (Ricercatore di Diritto dell’Unione Europea dell’Università di Messina), il quale ha ricordato la ricorrenza del primo anniversario del referendum sulla Brexit. Dopo un puntuale excursus fino ad oggi, Messina ha detto: “Ad un anno dal referendum sulla Brexit ed in virtù di quanto riscontrato negli ultimi due mesi, si può affermare che la disintegrazione dell’Ue è stata scongiurata”. Messina ha parlato anche di “nuove spinte verso un’idea d’Europa e d’integrazione sempre più stretta, beninteso, solo tra quegli Stati membri che la vorranno”.
A trarre le conclusioni è stato il direttore del Digiec dell’Università Mediterranea, Francesco Manganaro che ha rilanciato: “E’ impossibile disintegrare l’Europa, perché è una consolidata esperienza di coinvolgimento delle persone, al di là delle Istituzioni. La crisi non è dovuta alla moneta unica - come taluni vogliono far credere - ma qualcosa non ha funzionato in Italia e all’interno dell’Ue, ma soprattutto non ha funzionato la politica all’interno dell’Unione Europea. Abbiamo avuto un arretramento dei diritti sociali per atteggiamenti troppo prudenti e non adeguati delle Corti”. Servirà dunque un nuovo slancio per ripartire dalla politica e dalle idee.
Alla giornata di studio ed approfondimento - che ha previsto crediti formativi per i professionisti e per gli studenti universitari  - ha preso parte anche il Questore di Reggio Calabria Raffaele Grassi.
Presenti in sala, tra gli altri, l’on. Demetrio Battaglia, i consiglieri regionali Francesco Cannizzaro, Domenico Battaglia, Arturo Bova, il segretario generale del Consiglio, Maurizio Priolo, il capo di Gabinetto del Presidente del Consiglio, Ugo Massimilla, il presidente del Corecom Giuseppe Rotta, la presidente della Commissione regionale per le Pari Opportunità Cinzia Nava.