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Domenica, 20 Ottobre 2019

Numeri e qualità connotano l’efficienza della cardiochirurgia reggina

Permettere ai calabresi di potersi curare a casa propria, in una struttura pubblica e d’eccellenza. È questo l’obiettivo principale del Grande Ospedale Metropolitano Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria, che ha definitivamente aperto le porte del nuovo reparto di Cardiochirugia. cardio chirurgia reggio calabriaUna vicenda lunga e travagliata, che ha inizio nel 2007 a seguito della legge regionale del 17 agosto 2005 n.13 che ha istituito la Cardiochiriurgia a Reggio Calabria. Operazione conclusasi nel 2011 con un investimento pari a 18 milioni di euro. Tra difformità, ricorsi e un danno erariale pari a circa 40 milioni di euro, dovuti alla mancata messa in funzione del reparto, si arriva al 2015, anno in cui il Presidente della Regione Calabria nomina commissario straordinario della struttura il Professor Frank Benedetto.
Due gli obiettivi principali che il rinomato cardiologo è chiamato a portare a termine: far partire la PET e la Cardiochirurgia. Tramite la struttura commissariale che sposa l’intenzione del presidente Oliverio di partire con la cardiochirurgia, inizia l’iter di apertura.
Il 2 dicembre 2016 il reparto di Cardiochirurgia,il primo in Calabria in un Ospedale Hub di secondo livello, pensato per le emergenze, viene definitivamente consegnato alla città di Reggio Calabria e alla regione tutta. Si auspica una nuova era per i cittadini calabresi che oggi possono contare su un’assistenza h24, grazie al pronto soccorso che nelle altre strutture (Sant’Anna Hospital e Mater Domini, entrambe a Catanzaro) non è presente. Altri punti di forza del nuovo Centro Cuore sono due sale operatorie, di cui una ibrida, personale altamente specializzato e sistemi tecnologici di ultima generazione.

Abbiamo incontrato il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Frank Benedetto e il primario del reparto di Cardiochirurgia Dott. Pasquale Fratto per conoscere lo stato dell’arte del Centro, partendo da quelle che sono state le criticità.

Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Frank Benedetto Il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera Frank Benedetto


I mesi precedenti l’apertura del nuovo reparto sono stati caratterizzati da momenti difficili e di grande tensione. Facciamo riferimento al decesso di un giovane ragazzo, avvenuto durante il trasporto in elisoccorso verso il reparto di Cardiochirurgia dell’ Ospedale Sant’Anna di Catanzaro.

“È stata fatta una grande speculazione sulla pelle di un povero ragazzo che purtroppo non abbiamo potuto operare perché, come dichiarato in diversi comunicati stampa, ci trovavamo in una fase di start up. Non si può improvvisare una cardiochirurgia - dichiara costernato Benedetto-. In un comunicato stampa dell’11 novembre, abbiamo fatto presente che, relativamente al periodo iniziale, le attività del reparto sarebbero state limitate ad interventi in elezione e che solo a rodaggio completato avremmo iniziato ad affrontare le urgenze e quindi gli interventi chirurgici.   Quando è arrivato questo ragazzo (il 26 novembre ndr) è stata attivata tempestivamente la procedura standard, ovvero l’utilizzo dell’elisoccorso che trasporta i pazienti finoal reparto di Cardiochirurgia di Catanzaro. È chiaro che se le attività programmate e podromiche all’avvio dell’attività chirurgica fossero state completate, sarebbe stato nostro dovere intervenire”. 

Il 7 novembre scorso, con l’arrivo del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin, c’è stato però una sorta di taglio del nastro del reparto e all’esterno è passato il messaggio che fosse perfettamente funzionante. Cos’è realmente successo?

cardio chirurgia reggio calabria3“Più che inaugurazione- asserisce Benedetto-  è stata un’occasione per presentare alla cittadinanza le nuove attività dell’azienda ospedaliera, ovvero: l’introduzione della Chirurgia Robotica nel Blocco Operatorio, prima in Calabria, il nuovo reparto di Terapia intensiva Neonatale, con la relativa complanarità dei reparti di Ginecologia e Ostetricia, la ristrutturazione e il potenziamento del Pronto Soccorso con una superficie che oggi conta circa 2000 metri, la presentazione della nuova PET – uno degli strumenti diagnostici tumorali più innovativi -, il nuovo acceleratore lineare di Dual Technology, che è uno dei pochi attivi in Italia, la Chirurgia Toracica e la Cardiochirurgia con il ‘Centro Cuore’. Il giorno di presentazione delle attività abbiamo comunicato che l’attività cardiochirurgica sarebbe iniziata a fine mese (novembre ndr) e lo abbiamo ribadito in diverse note stampa. Il letto chirurgico non era ancora a norma e questo è stato il motivo per cui questo ragazzo non è stato operato. In quei giorni noi facevamo simulazioni costanti e continue di interventi e di preparazione all’ammalato. Cosa sarebbe successo se avessimo operato quel ragazzo e se fosse deceduto ugualmente? Non crede sarebbe stato molto più grave e da irresponsabili?
Ci rivolgiamo al dott. Fratto, classe 1963, alla guida del reparto di Cardiochirurgia da agosto del 2016. Calabrese di nascita e milanese di adozione, Fratto ha prestato servizio presso il reparto di Cardiochirurgia del Niguarda, maturando un’esperienza ventennale nel trattamento chirurgico di tutte le cardiopatie dell’adulto, in elezione ed emergenza, trapianto di cuore compreso.

Dal 2 dicembre ad oggi all’interno del Centro Cuore di Reggio Calabria sono stati eseguiti 72 interventi. Dottor Fratto, possiamo dire che il reparto adesso funziona a pieno regime? Ci racconta un po’ l’iter di apertura? 

il primario del reparto di Cardiochirurgia Dott. Pasquale Fratto il primario del reparto di Cardiochirurgia Dott. Pasquale Fratto


“Assolutamente sì. Il reparto funziona a pieno regime dal 2 dicembre. Solitamente per aprire una cardiochirurgia ci vuole un anno. Noi lo abbiamo fatto in quattro mesi. Io sono arrivato il primo di agosto e in pochi giorni abbiamo espletato tutti i concorsi per quanto riguarda il personale medico e paramedico. Siamo passati alla realizzazione di una serie di attività tese alla ricognizione, definizione, identificazione, messa a norma delle apparecchiature già presenti in reparto e mai utilizzate. Sono state indette le gare per l’acquisizione del materiale per la terapia intensiva e per la degenza ordinaria, nonché tutto lo strumentario chirurgico. Infine abbiamo formato il personale”.

Contemporaneamente siete partiti con l’attività di accreditamento dell’unità operativa di cardiochirurgia. Ci spiega meglio direttore?

“Accreditamento vuol dire che la struttura possiede tutti i requisititi tecnici, scientifici, culturali, necessari per garantire uno standard di qualità ed efficienza- asserisce Benedetto-. In poche parole, vuol dire rispettare le regole dal punto di vista gestionale e tecnico. Ed il primo intervento è avvenuto quando è arrivato il certificato di accreditamento e sono state completate tutte le procedure di organizzazione e di razionalizzazione di tutto il sistema di funzionamento della cardiochirurgia.  Le dirò che questo accreditamento non era neanche necessario, ma ci siamo sottoposti per ulteriore garanzia nei confronti dei cittadini. Non possiamo permetterci di sbagliare e chi sceglierà di curarsi in questo reparto deve sapere che quando il dottore Fratto ha operato il primo paziente è stato come se prima di lui ne avesse operati altri 100, perché tanti sono stati i test effettuati nel periodo di formazione del personale”.

A proposito di formazione del personale, si è parlato di cifre da capogiro destinate al personale medico giunto dall’ Ospedale Niguarda. Dottor Fratto come stanno realmente le cose?

ingresso_centro_cuore“Tutti i centri di Cardiochirurgia del mondo quando iniziano un’attività vengono associati ad un altro centro che è il centro madre. Per farle un esempio: Lecco ha iniziato con Bergamo perché Bergamo era il centro da cui proveniva il primario. L’Ospedale Niguarda vanta un’alta esperienza nel campo della Cardiochirurgia in tutte le cardiopatie, congenite e acquisite, dell’età pediatrica e dell’età adulta. Inoltre, è il centro di riferimento nazionale per il trapianto di cuore e per l’impianto di cuore artificiale. Ci siamo affiancati al centro italiano che ha la mortalità a trenta giorni tra le più basse d’Italia. Detto questo, il personale andava formato. Sono venuti due ferristi, un nurse di anestesia per poche settimane e una cardioanestesista senior del Niguarda Calabria dal mese di ottobre a febbraio.

È stato scritto che alla cardio-anestesista Giovanna Pedrazzini è stato erogato un compenso di 818 euro al giorno.

Risponde il direttore Benedetto. “Guardi, la fattura che abbiamo ricevuto dall’Ospedale Nguarda è di 35 mila euro comprensiva di: stipendio lordo del dirigente medico per tutto il periodo di permanenza, trattamento fondamentale, accessorio, oneri previdenziali, oneri connessi e 200 euro lordi al giorno che la dottoressa ha percepito per ogni accesso che ha fatto in ospedale. Ci terrei, inoltre, a ricordare che la dottoressa in questione è venuta a Reggio Calabria per un periodo di comando di 19 settimane e non in villeggiatura. Di fatto, in più, ha percepito quei 200 euro lordi al giorno. Senza considerare che è stata presente qui tutti i giorni, festività natalizie comprese”.

Parliamo invece dei soldi risparmiati in questi quattro mesi.

cardio chirurgia reggio calabria2“Fino ad oggi abbiamo prodotto otto milioni e trecento mila euro. Senza considerare tuttii soldi risparmiati per il servizio di elisoccorso che nel 2016 (fino al 30 novembre) è partito da Reggio Calabria per emergenze, non urgenze (ovvero non si poteva fare a meno), 36 volte. Dal due dicembre non è mai partito. È chiaro che la cardiochirurgia costa molto, ma stiamo parlando di vite umane salvate. È un risparmio per la regione, ma soprattutto per il paziente che può curarsi a casa propria. Anche perché la cardiochirurgia non si risolve in pochi giorni. Il paziente che arriva qui oltre alla degenza ordinaria, grazie al reparto di Cardiologia adiacente, può sottoporsi all’intervento e fare la riabilitazione all’interno del Centro Cuore in Day Hospital”.

Il reparto di Cardiochirurgia è sicuramente uno dei reparti più delicati, quello con maggiore difficoltà e dove i sistemi di garanzia e di controllo devono essere efficientissimi. Dottor Fratto ci racconta qualcosa del personale medico del reparto di Cardiochirurgia e di com’è strutturato?

“Il reparto è dotato di 10 posti di terapia intensiva, 10 posti di degenza ordinaria, 2 sale operatorie, di cui una ibrida, ovvero quella sala che può fare interventi in chirurgia transcatere (utilizzando cioè le tecniche radiologiche, miste alla chirurgia tradizionale). Quando abbiamo bandito i concorsi per il personale medico c’è stato un record nazionale di partecipazione: 60 chirurghi, 52 anestesisti, 100 perfusionisti. Sono stati selezionati 7 cardiochirurghi più il primario, 5 anestesisti che diventeranno 7 a breve, 3 perfusionisti (tecnici della circolazione extracorporea) e 40 infermieri. Il personale dell’ospedale proviene da tutta Italia, alcuni sono tornati dall’estero. Ci sono medici da Palermo, da Bergamo, da Roma”.

Dunque, una migrazione al contrario per una volta. Ed anche lei è tornato alla sua regione d’origine…

corridoio_reparto_cardiochirurgia“Assolutamente sì e l’ho fatto con enorme piacere. Vorrei che il Centro Cuore diventasse un punto di riferimento non solo per i reggini, ma per tutta la Calabria e che finisca questa storia che i calabresi debbano farsi la valigia e riempire la case di cura privata di mezza Italia perché qui non è possibile curarsi. Ho la fortuna di guidare un centro all’avanguardia: vada lei stessa a fare un giro, chieda ai pazienti, guardi con i suoi occhi. Lo vede quel monitor? Qui è possibile controllare il paziente h24 attraverso una telecamera puntata su ogni letto di ospedale. Una sorta di Grande Fratello che però serve ad intervenire tempestivamente in caso di urgenze”.
Che il reparto di Cardiochirurgia abbia tutte le carte in regola per diventare un punto di riferimento non solo per la provincia di Reggio Calabria, ma per tutta la regione e il sud in generale, lo si comprende non soltanto dalla struttura all’avanguardia e dal personale altamente specializzato che opera al suo interno, ma anche dal numero di interventi chirurgici realizzati in questi primi tre mesi.
“Una media di un intervento al giorno di cui sono un 40% emergenze, 40% urgenze e il resto interventi in elezione (ovvero programmati). Per fare un paragone, una città come Trento nei primi 4 mesi ha realizzato 15 interventi. Inizialmente si era pensato di operare due tre volte a settimana, nei fatti stiamo operando tutte le notti”.

Possiamo dire che il Centro Cuore rappresenti quindi una svolta per tutta la regione. Ma come si fa ad invertire una tendenza che è ormai radicata nella mente dei calabresi, quella della mobilità passiva che porta i pazienti ad emigrare nelle città del nord per curarsi. Come si inverte il sistema?

“Innanzitutto ha bisogno di un lasso di tempo. Deve entrare nella mente dei pazienti che molte prestazioni possono essere erogate qui. Ci vorrà del tempo, ma sono fiducioso. Allo stesso tempo, è importante da parte nostra garantire lo stesso standard qualitativo, non solo quantitativo. Lo dobbiamo ai reggini e a tutti i pazienti che sceglieranno di curarsi qui”. 
Mariarita Sciarrone