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Martedì, 15 Ottobre 2019

Vincenzo Pasqua (Oliverio pr.): “Le vicende Alitalia rievocano la questione meridionale”

“La decisione di Alitalia di tagliare i voli su Reggio Calabria è un fatto gravissimo ed inaccetabile. Dico ciò al netto da tutte le possibili strumentalizzazioni politiche che vorrebbero ridurre la rilevanza della questione a mere incapacità di natura politica “La decisione di Alitalia di tagliare i voli su Reggio Calabria è un fatto gravissimo ed inaccetabile. Dico ciò al netto da tutte le possibili strumentalizzazioni politiche che vorrebbero ridurre la rilevanza della questione a mere incapacità di natura politica o presunte mancanze di autorevolezza del singolo.

Il consigliere Vincenzo Pasqua (Oliverio Presidente) Il consigliere Vincenzo Pasqua (Oliverio Presidente)


Magari fosse questo, o anche solo questo! Credo, invece, sinceramente, che la decisione di Alitalia, qualunque sia potuta esserne la causa, e ben al di là di quelle che saranno le sicure soluzioni individuate dal tavolo ministeriale in programma nei prossimi giorni, sia un aspetto sintomatico della puntuale riviviscenza di una questione in realtà mai sopita: la “Questione del Mezzo dì d’Italia” come venne definita all’indomani dell’Unità d’Italia. La Questione Meridionale, di fatti, riemerge in tutto il proprio vigore ogniqualvolta sui tavoli romani si prendono decisioni che, in una maniera o nell’altra, penalizzano le Regioni della Bassa Italia, sacrificando, in nome di interessi nazionali, unitari e/o superiori, ovvero meramente economici, quelle realtà territoriali che già all’indomani dell’Unificazione del Paese vivevano una condizione di marginalità e povertà.
In una Regione in cui l’emigrazione, anche sanitaria, è una costante, in cui il tasso di disoccupazione soprattutto giovanile è tra i più alti d’Europa, in cui non vi sono grandi investimenti, quale messaggio può passare attraverso simili scelte? Difatti, posso comprendere che la società battente bandiera, per quanto avente natura privatistica e senza per ciò solo dimenticarne la genesi pubblicistica che di tante risorse pubbliche ha usufruito nel recente passato,in un ottica meramente aziendalistica possa pensare, a mò d’ esempio, di compensare l’aumento del costo delle tasse aeroportuali degli scali internazionali (.J F. Kennedy – New York) con tagli di vario genere, ma immaginare di adottare simili scelte nella direzione del quasi isolamento di territori che necessiterebbero, al contrario, di ben più consistenti misure a sostegno dello sviluppo e della crescita, si avvicina a qualcosa di veramente molto preoccupante.
Ed allora, domando a me stesso, di quale considerazione gode la nostra terra nel resto del Paese?
Veniamo percepiti come una risorsa o come un problema dal resto dei nostri connazionali?
Chi e perché può osare tanto nei confronti di una terra tanto bella quanto emarginata, nei fatti, dal resto del Paese?
Cosa siamo? Solo contribuenti destinati a sostenere con la nostra forza lavoro le condizioni di maggiore benessere delle altre regioni?
A cosa serve il neo istituito Ministero per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno?
È accettabile, domando a me stesso, che qualcuno a Roma o comunque, al di fuori della nostra regione, possa decidere di relegare ai margini dal punto di vista dei collegamenti con il resto del Paese, una realtà già di per sé in grande svantaggio rispetto a tutte le altre?
Viviamo in una Regione in cui ogni giorno, (vedi ultimi dati Istat sul decremento demografico), intere famiglie sono costrette ad emigrare al Nord o ancor di più all’estero in cerca di lavoro ed in cui intere comunità sono quasi isolate a causa della chiusura delle strade di collegamento perché il più delle volte le Province e molti Comuni non riescono a garantire né gli stipendi né tantomeno i livelli minimi di prestazioni proprio a causa di vincoli di bilancio o dissesti finanziari che ammontano a poche decine di milioni di euro, mentre al contempo a livello centrale assistiamoalla scelta di rimpinguare le casse di noti Istituti diCredito privati (del nord del Paese) con decine di miliardi di euro.
E se tali Istituti di Credito fossero stati meridionali, avremmo avuto identico trattamento?
Ed allora, perché non utilizzare, invece, quei fondi, o comunque alla stessa maniera anche altri fondi, per ripianare i debiti pubblici (Comuni e Province) che invece gravano sulle spalle di ciascun contribuente garantendo agli stessi almeno condizioni civili ed accettabili di vivibilità?
Probabilmente la Questione meridionale andrebbe affrontata de visu una volta per tutte veramente, senza lasciar spazio alla demagogia e alla retorica, ma credo questo sia un problema prima di tutto di volontà e di forza politica che oggi manca perché a causa del vigente sistema numerico di rappresentanza in Parlamento le nostre presenze sono troppo risicate e spesso numericamente insufficienti.
E quel che è peggio è che in presenza di un simil sistema che vuole far si che a tot abitanti corrisponda un rappresentante in Parlamento, in una terra in cui l’emigrazione cresce giorno dopo giorno, diviene palese che l’inesorabile trascorrere del tempo non potrà che peggiorare le cose, a meno che, ma questo dipenderebbe dalla volontà del resto dei nostri connazionali, il cui interesse in tal senso al momento mi sfuggirebbe, non ci sia una vera volontà di spezzare questo sistema in cui abbiamo un Paese che viaggia a due velocità, e che in taluni casi, molto sommessamente, con i dovuti distinguo, assimilerei  all’inscindibile rapporto che fa sì che esista una America del Nord, prospera e sorridente, ed una America del Sud che tutti conosciamo. Quasi al pari del connubio inscindibile giorno/notte”.