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Martedì, 15 Ottobre 2019

Un tesoro di 1200 reperti archeologici

Recuperato grazie ai carabinieri

Più di 15000 monete in argento e bronzo di epoca magnogreca, romana e bizantina; 10 metal detector; 1200 reperti archeologici, consistenti in vasi ceramici, fibule, anelli, bottoni, pesi da telaio e materiale in ceramica; 42 reperti di natura paleontologica. È questo il “tesoretto” che un’inchiesta condotta dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza, diretto dal capitano Raffaele Giovinazzo, ha consentito di recuperare a seguito di un’indagine durata due anni e mezzo.

È nell’ottobre del 2009 che parte l’inchiesta, quando a seguito di segnalazioni alla Procura di saccheggi dei siti si è cominciato ad indagare fino a scoprire delle vere e proprie aste on-line che avvenivano sul sito di Ebay, di cui hanno dato ampia notizia a Crotone, in una conferenza stampa tenuta presso il museo archeologico di Capocolonna, il procuratore della Repubblica di Crotone, Raffaele Mazzotta, la soprintendente archeologica della Calabria, Simonetta Bonomi, il comandante della Compagnia dei Carabinieri di Crotone, capitano Antonio Mancini, e il comandante del nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza, capitano Raffaele Giovinazzo.

Oltre al recupero di circa 17mila reperti archeologici l’operazione ha portato alla denuncia di tre persone, tutte della provincia di Crotone, accusate di ricettazione e violazione del codice dei beni culturali. In totale gli indagati nell’indagine sono stati settanta, tutti coinvolti nella compravendita dei reperti.

Gli indagati, dunque, secondo quanto accertato dai carabinieri, una volta trafugati i reperti, procedevano alla vendita con delle vere e proprie aste on-line attraverso la piattaforma Ebay, grazie alla cui collaborazione è stato individuato il nickname che uno dei tre denunciati utilizzava per effettuare le vendite on-line. Da lì si è scoperta una vasta e articolata rete di compravendita di oggetti di natura archeologica, venduti tutti con la dicitura “da pulire”, che ha visto coinvolte praticamente tutte le regioni d’Italia, ad eccezione di Calabria e Valle d’Aosta.

“Da pulire”, quindi, e proprio dall’incrocio dei campionamenti tra il terriccio presente sui metal detector e quello rinvenuto sui reperti, ritrovati nelle case dei facoltosi professionisti che se li erano aggiudicati all’asta, si è appurata la corrispondenza dei vari pezzi, grazie agli esami condotti dipartimento di Scienze della terra dell’Unical di Cosenza.

Alcuni dei reperti sequestrati dai carabinieri a Crotone (foto di Giuseppe Pipita)


I pezzi recuperati, la maggior parte dei quali ascrivibili al territorio crotonese, ma tra i quali si registrano anche provenienze pugliesi e venete, sono ora custoditi presso i caveau di vari Nuclei dei Carabinieri, in base alla località dove sono stati rintracciati. L’augurio è che questi ritrovamenti possano presto essere consegnati alle Soprintendenze e che non finiscano per rimpinguare i già “traboccanti” magazzini dei musei, ma possano fare bella mostra di sé nei musei che aspettano di ospitarli, quello di Capocolonna in primis, per aggiungere altri tasselli alla ricostruzione del nostro passato.

Naturalmente i reperti dovranno poi subire degli studi, propedeutici all’esposizione museale, che ne dovranno accertare, intanto, l’autenticità, ma che dovranno portare anche alla loro datazione e classificazione.

Per ora si continua a gioire per il “bel colpo” messo a segno dai carabinieri, e si apprezzano le parole del procuratore Mazzotta, il quale non disdegna mai di ricordare l’attenzione che il suo Ufficio riserva alla tutela del patrimonio culturale e paesaggistico, nella convinzione che la Cultura sia il veicolo più adatto per favorire il rilancio della nostra regione.

La stessa soprintendente Bonomi ha affermato che “la Procura crotonese risulta essere la più attenta in Calabria alla tutela del patrimonio culturale”, ma ha anche dichiarato che vorrebbe che almeno una selezione di quei ritrovamenti possa trovare collocazione nel museo archeologico di Capocolonna.

Ora, in attesa che si svolga l’iter imposto, non si possono non fare alcune considerazioni circa le violenze subite dai territori vittime di gente che dimostra di ignorarne la valenza storico-culturale, contribuendo così a favorire la cultura dell’illegalità che trova terreno fertile nella convinzione che quelli che sono beni di tutti siano in realtà beni di nessuno, di cui potersi impadronire per sostenere traffici illeciti e conseguenti profitti personali.

Una riflessione andrebbe fatta anche sulla tutela dei siti archeologici, troppo spesso “abbandonati” al solo senso civico della gente. La verità è che nel nostro Paese sono troppo esigui i fondi destinati alla cultura in genere, come settore, e i musei e i siti archeologici non riescono con le risorse loro destinate a provvedere alla ricerca scientifica, alla tutela e alla valorizzazione dei beni, per cui spesso lo stato di incuria e di abbandono in cui versano importanti siti sono ascrivibili alle modeste somme destinate al nostro patrimonio culturale.

L’investimento fatto in cultura non è un investimento a perdere, soprattutto in una terra come la Calabria, dove potrebbe invece dare ricadute positive, favorendo sia la formazione di una nuova “coscienza culturale” sia l’economia dell’intera regione.

 

A.G.


 

Alcuni dei reperti sequestrati  dai carabinieri a Crotone (foto di Giuseppe Pipita):

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