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Martedì, 15 Ottobre 2019

Viaggio nel “Cuore” di tanti calabresi

Parlano due illustri cardiologi : Franco Romeo e Benedetto Marino. 

Nelle acque cristalline e azzurre di Scilla, si rispecchia, forte e sano, il cuore dei calabresi. A quest’immagine che rimanda al fenomeno della Fata Morgana dello Stretto, leghiamo il positivo risultato nel panorama delle patologie cardiovascolari, grazie a due grandi nomi del settore  ai quali, a partire dagli anni ‘70, si sono affidati tantissimi calabresi, intraprendendo fino a Roma il classico viaggio della speranza. Si tratta del professore Franco Romeo, reggino di Fiumara di Muro, direttore della cattedra di cardiologia dell’Università Tor Vergata di Roma con alle spalle un’ imponente attività di ricerca che lo vede al centro dell’interesse della scienza medica e del professore Benedetto Marino, di Palermo, uno dei nomi più autorevoli nel campo della cardiochirurgia, adesso in pensione. Li incontriamo a Scilla, in occasione del congresso nazionale di cardiologia, giunto alla sua dodicesima edizione.  Romeo è stata una delle presenze più qualificate, mentre Marino ha ricevuto il premio di Benemerenza Scilla Cuore per la brillante carriera da Enzo Montemurro, cardiologo scillese ed organizzatore del corso.

Un’interessante storia di complicità professionale e umana, quella dei due professori, dove i valori dell’amicizia e della stima diventano esempio per tanti giovani per riscoprire, nel “Giuramento di Ippocrate”, il senso profondo di quella che è una missione. Sullo sfondo del mare, il primo pensiero va ai calabresi ai quali hanno salvato la vita, da postazioni diverse: Franco Romeo con la clinica cardiologica e l’interventistica, quando questa tecnica non era ancora prerogativa di tanti; il professore Marino per tutti quei casi in cui la coronarografia evidenziava la necessità di andare oltre stent e palloncini, ricorrendo, invece, all’operazione a cuore aperto.

“Tanti pazienti calabresi arrivavano sul lettino operatorio con il sorriso, perché Franco, con la sua dedizione, aveva trasmesso tranquillità e fiducia. Lui non è solo un medico ma anche una persona speciale dallo straordinario senso di umanità. Per lui, vestire il camice non è un lavoro, ma un modo di vivere”. La simbiosi tra i due professori si è potuta cogliere anche al tavolo dei lavori congressuali quando, con emozione e orgoglio, Marino  definisce “sintesi mondiale delle cose semplici” la lettura magistrale di Romeo che ha richiamato anche la campagna “Centomila Cuori” promossa dalla Federazione Italiana dei cardiologi, di cui è presidente. “L’iniziativa – spiega il professore reggino- nasce sulla base delladirettiva dell’ONU relativa alla prevenzione delle malattie non comunicabili e ho voluto lanciarla da Scilla, perché questa terra richiama, idealmente, il valore della prevenzione, avendo dato i natali a Raffaele Piria e poi perché ho potuto parlare ad un auditorio vasto di cardiologi e medici del territorio”.

Facciamo un passo indietro: Romeo è calabrese di fama anche grazie alla ricerca medica. Il suo gruppo ha avuto il merito di aprire tante finestre innovative che fanno di Tor Vergata un centro propulsivo sempre più all’avanguardia. E’ così tornato prepotentemente alla ribalta lo studio sul bergamotto; come quello sulla loxina, la proteina che protegge dal rischio di infarto, frenando l’entrata e l’accumulo del colesterolo killer nelle coronarie e impedendo le tappe necessarie alla formazione dell’aterosclerosi. “Andremo sempre più lontano, con la possibilità concreta che un integratore, come il bergamotto, possa davvero entrare nella scienza medica. Di fatto, oggi sostituisce e integra le statine, con grandi vantaggi sul fronte delle conseguenze collaterali”.

Torniamo alle testimonianze di molti calabresi che, nel nome dell’arte medica e dei buoni sentimenti, ci permettono di scrivere pagine speciali: li abbiamo lasciati sul lettino operatorio e, nelle parole dei due professionisti, li troviamo festanti nella capitale, sempre più liberi dai primi controlli. Dice Marino: “C’è stato un vero e proprio pellegrinaggio; pazienti che ci affidavano la vita e con cui vivevamo tutte le fasi, dall’operazione alla ripresa, al saluto, sempre un arrivederci e mai un addio”.

Da sinistra (in occasione del congresso “Scilla Cuore”): Ezio Pizzi, Livia Azzariti, Benedetto Marino, Roberto Gervaso, Enzo Montemurro e Franco Romeo


Emerge anche uno spaccato della medicina di altri tempi, così diversa dai giorni nostri nei quali denunciare un camice bianco comincia ad essere pratica quotidiana. “Medico e paziente erano tutta una cosa e il letto un punto di condivisione di sentimenti, di attesa e di  gioia. Oggi il rapporto è sempre più frantumato da una visione sterile della medicina, fra burocrazia, tabelle e prescrizioni. Non c’è soluzione: bisogna tornare a quell’intensità del rapporto”. Aggiunge Romeo: “Ma c’è di più. Un  tempo, il paziente operato lo si tratteneva sette giorni per avviarlo alla riabilitazione e soprattutto per tenere sotto controllo le possibili complicanze legate al post operatorio. Oggi, dopo tre giorni, lo si manda a casa e a fare riabilitazione nelle strutture private. Ebbene, è un business ed è anche una ipocrisia perché, spesso, per problemi successivi, il paziente deve tornare in ospedale: l’ho detto al Campidoglio e lo dico a maggior ragione, adesso, ai tanti amici calabresi che chiamano per ogni consiglio”.

Reggino di Fiumara di Muro (lo stesso paese di Mino Reitano), Romeo mantiene un grande amore per la sua terra. Non a caso, subito dopo la morte del cantante, l’ amministrazione comunale l’ha voluto al suo fianco per le iniziative in memoria del ragazzo di Fiumara. “Un uomo buono e semplice, soprattutto generoso come tanti calabresi: questo era Mino che la Calabria e gli amici li portava nel sangue. Mi chiamava sempre negli ultimi tempi per informarmi sulla sua salute; era quasi diventato un esperto. E, ogni volta, l’appuntamento, era sempre al solito posto: nella nostra Fiumara”. Ed anche grazie a questi valori, oltre che al dono della scienza, che Franco Romeo, “arrivato a Roma, senza conoscere nessuno”, adesso di gente ne conosce tanta. Nella capitale, ricca di nomi famosi, dallo spettacolo alla politica, il suo ha impiegato poco a farsi conoscere. Fra i tanti che si sono imbattuti in una emergenza coronarica, c’è anche lo scrittore e giornalista Roberto Gervaso che a “Scilla Cuore” ha voluto ringraziarlo pubblicamente per quel  giorno, apparentemente come tanti, in cui con la Caronte mi stavo avviando verso la sponda siciliana e il professore Romeo lo ha letteralmente preso per i capelli e strappato alla morte. “Quando ho aperto gli occhi e mi ha detto che necessitavo dell’intervento chirurgico, il peggio era già passato.  Così gli ho detto: “Professore, dovevi salvarmi per forza. A mia moglie non piace vestire di nero”.