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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Apre la Bottega della Legalità

Dedicata al piccolo Dodò Gabriele  

Recano tutti impresso il marchio della genuinità e della “tracciabilità etica” del prodotto.

Sono i frutti che germogliano nelle terre confiscate alla criminalità organizzata e affidate alle mani operose di giovani animati dalla voglia di cambiare il mondo; sono i frutti di una speranza che sboccia, rinnovandosi, ogni anno, nel segno della memoria e dell’impegno. La memoria, dovuta a quanti hanno sacrificato la propria vita sull’altare dei valori di giustizia e libertà; l’impegno, per non disperdere quella ricchezza immateriale di idee e principi, tanto grande da essere incalcolabile.

E’ questa la carica simbolica dei prodotti in vendita nella Bottega della Legalità, la prima, in Italia, ad essere ospitata nella sede di un Consiglio regionale.

Ma c’è un valore che va oltre il simbolo, è la svolta legata ad una scommessa imprenditoriale che vede reinserite nei circuiti dell’economia legale, realtà produttive strappate ad un sistema controllato dalle mafie. Risorse umane e materiali, spazi fisici ed economie a cui lo Stato pone il sigillo della legalità. Un’imprenditorialità che rispetta i diritti e la fatica del lavoro; che osserva le regole misurandosi solo sul terreno della qualità e della voglia di migliorare; che non inquina il libero mercato, perché fondata sulla libertà e sull’impegno anziché sul ricatto e la prevaricazione.

Nella veste grafica, i prodotti hanno il contrassegno de “Il G(i)usto di Calabria” perchè la “Bottega” ha voluto dare voce alla storia del piccolo Dodò Gabriele, ucciso a soli 11 anni mentre spensierato giocava con i suoi compagni a calcetto.

Una delle vittime innocenti della mafia finito, per un tragica fatalità, nella traiettoria dei proiettili in un regolamento di conti, nel crotonese.

Per i genitori, un dolore incommensurabile; per la comunità, una ferita profonda all’orgoglio civile in una terra che chiede con forza, speranza e riscatto ma soprattutto giustizia. La stessa che invocano il papà di Dodò, Giovanni Gabriele assieme alla moglie Francesca Anastasi, respingendo qualsiasi desiderio o tentazione di vendetta.

Commovente il ricordo di Giovanni Gabriele: “Dodò era un bambino solare, bravo a scuola, al quale piaceva giocare a calcio ed è proprio su un campo di calcio che ha trovato la morte.

Intitolata a Dodò, quella di Palazzo Campanella è, in Calabria, l’unica Bottega della Legalità; nasce a Reggio, proprio laddove si registra il maggior numero di beni confiscati in tutta la regione.

La Bottega della legalità all’interno del Consiglio regionale


Sponsor e promotori della “Bottega”, il Consiglio regionale della Calabria - con un ordine del giorno approvato all’unanimità - e l’associazione “Libera” al cui impegno si deve la Legge n. 109 del 1996, strumento principe per impedire che i beni confiscati siano riacquistati dalle mafie e nello stesso tempo garantire la loro gestione ed il loro riutilizzo a fini sociali.

Una scelta legata all’intuizione dell’onorevole Pio La Torre. Fu proprio il deputato siciliano a proporre la legge che introduceva il reato di associazione mafiosa (Legge Rognoni - La Torre, n. 646 del 1982) nonchè una specifica norma che prevedeva la confisca dei beni alla criminalità organizzata. “Se siamo qui oggi, è grazie a lui” - ha detto Gabriella Stramaccioni del coordinamento nazionale di Libera.

L’inaugurazione della “Bottega” cade in un anno particolare perché è nel 2012 che ricorre l’anniversario del trentennale della morte di Pio La Torre, ucciso dalla mafia il 30 aprile del 1982, così come il ventennale delle stragi in cui morirono i giudici Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Fu quest’ultimo a ribadire più volte che “colpire fino in fondo i patrimoni dei boss era l’arma vincente perché i mafiosi - sosteneva -  preferiscono stare in galera con i soldi che fuori senza soldi”.

Ancora però, si registrano limiti nella legislazione vigente.

Quel che occorre oggi più che mai, è un’antimafia dei fatti e non delle parole, abusate troppo nel nostro Paese. Servono misure concrete contro la corruzione che offende l’intera comunità ma c’è anche da debellare una cultura mafiosa serpeggiante: occorre dissociarsi da una mentalità che parla di paura, omertà, condizionamenti e sopraffazione.

“Sono troppi - sostiene Don Ciotti - quelli che hanno depenalizzato i reati dalla propria coscienza”.

E così anche scrive nel suo diario, Rita D’Atria, la giovane collaboratrice di giustizia suicidatasi pochi giorni dopo la strage di Via D’Amelio: “Prima di combattere la mafia devi farti un auto-esame di coscienza e poi, dopo aver sconfitto la mafia dentro di te puoi combattere la mafia che c’è nel giro dei tuoi amici. La mafia siamo noi e il nostro modo sbagliato di comportarci”.

L’inaugurazione de “Il G(i)usto di Calabria” è stata preceduta da un convegno tenutosi nella sala “Nicholas Green” dove gli allievi della scuola “Alcide De Gasperi”, diretti dal Maestro Roberto Caridi si sono esibiti in concerto.

Presenti, fra gli altri, il Procuratore generale della Repubblica presso il Tribunale di Reggio, Salvatore Di Landro, il Vicario generale della Curia Arcivescovile della Diocesi Reggio-Bova, Don Antonino Iachino, il Vicepresidente della Provincia di Reggio, Giovanni Verduci, l’Assessore provinciale alla Cultura ed alla Difesa della Legalità, Eduardo Lamberti Castronuovo, l’imprenditore Tiberio Bentivoglio, autorità militari, rappresentanti di tanti sodalizi impegnati sul fronte della legalità e studenti delle scuole di ogni ordine e grado della città di Reggio Calabria.

E’ stata la Capitale la prima città d’Italia ad ospitare la Bottega dei saperi e dei sapori della legalità, dedicata alla memoria dell’onorevole Pio La Torre. Ora a Reggio Calabria, la Bottega al piano terra di Palazzo Campanella, è divenuta il simbolo di una straordinaria e genuina esperienza imprenditoriale, affidata alla gestione della cooperativa di Condofuri “I-Chora”, presieduta da Dimitri Praticò e che vede insieme soci reggini e del Trentino Alto Adige.

E’ un modo per tenere alti la memoria e l’impegno contro le mafie” - ha detto il Presidente del Consiglio regionale - “lasciando un segno forte nelle nuove generazioni: la Bottega sarà infatti una tappa obbligata nelle visite delle scolaresche a Palazzo Campanella. I giovani devono sapere chi era Dodò, come è morto, perché e soprattutto dove, cioè su un campetto di calcio mentre coltivava la sua passione”. Monito che la guerra all’oppressione mafiosa non è un affare esclusivo delle forze dell’ordine e della magistratura ma di tutti.

Il progetto della Bottega è stato curato dall’architetto Rosa Quattrone, figlia dell’ingegnere Demetrio Quattrone, ucciso dalla ‘ndrangheta a Reggio nel 1991.

Alle pareti del locale, figure geometriche raffigurano una scena di bambini mentre giocano in un campo di calcio. Un nastro rosso congiunge il pavimento al soffitto, metafora del sangue versato dalle vittime innocenti dal quale nasce la speranza del cambiamento.

La Bottega mette in vetrina e commercializza prodotti vari. “Prodotti doppiamente buoni in quanto ricchezze illecite vengono trasformate in beni condivisi e restituiti alla collettività” - ha spiegato Mimmo Nasone del coordinamento provinciale di Reggio dell’associazione  Libera”.

Un concetto ribadito dal Presidente della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta, Salvatore Magarò: “Colpire i mafiosi nei patrimoni - ha detto Salvatore Magarò - sottraendo loro i proventi dell’attività illecita è tra le strategie di contrasto la più efficace, non solo perché indebolisce gli imperi della mafia, ma anche per il suo valore educativo, in termini di percezione concreta del valore dello Stato, capace di dare risposte forti, oltre le carcerazioni”.

“A circa tre anni dalla sua inaccettabile scomparsa, il piccolo Domenico Gabriele è diventato il simbolo di quella stragrande maggioranza di cittadini calabresi che - ha detto il consigliere regionale Salvatore Pacenza, Segretario della Commissione regionale contro la ‘ndrangheta - hanno scelto di affrancarsi dalla mafia, intraprendendo un percorso di legalità ed emancipazione. In questo percorso di responsabilità e coraggio, va inoltre dato atto dell’impegno e dell’esempio espressi in questi anni dai genitori del piccolo Dodò”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il capogruppo dell’Udc e Presidente della Commissione “Ambiente”, Alfonso Dattolo per il quale “questa scelta è stata una dimostrazione di vicinanza ai genitori del bambino ma soprattutto un atto dalla forte carica simbolica”.

In questi anni, esemplare è stata anche l’esperienza di Libera in Calabria con le diverse cooperative sociali che hanno alimentato la fiamma della legalità. Tanto da divenire scomode e bersaglio di gravi attacchi: incendi, alberi sradicati, devastazioni. Gesti inqualificabili che l’intera comunità ha ripudiato con sdegno, segno che in Calabria qualcosa sta cambiando, come sottolineato anche dal Presidente Francesco Talarico: “In Calabria colgo un risveglio delle coscienze che è segno di speranza. Grande è la voglia di partecipazione e forte il bisogno di riscatto, soprattutto nei giovani. Ed è proprio dal loro entusiasmo e dalla voglia di cambiare che oggi dobbiamo ripartire, mettendo nuovo slancio in tutto quello che facciamo. E’ tempo di riscoprire l’orgoglio di essere calabresi”.

E proseguendo, ha voluto ringraziare ancora una volta magistratura e forze dell’ordine, che tanti brillanti risultati hanno conseguito nella lotta alla criminalità. “E’ soprattutto grazie a loro se la speranza di sconfiggere la ‘ndrangheta è forte ed attuale”. Infine un’esortazione: “Ce la possiamo fare tutti insieme, lavorando in un’unica direzione e in nome di valori comuni. Per questo continueremo ad aprire le porte del Palazzo ad ogni apprezzabile iniziativa in grado di diffondere una nuova cultura, fatta di diritti ma anche di doveri che ci renda capaci di progredire sulla strada della civiltà e della liberazione da ogni forma di bisogno”.

 

L. L.