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Domenica, 20 Ottobre 2019

Da Amaroni al festival Jazz di San Marino

Da Amaroni (Cz) al Festival Jazz di San Marino,  viva attesa per la prova di Luca Filastro!
Giovane e sfavillante interprete di ragtime, sicura promessa della musica, regalerà ad un vasto pubblico della prestigiosa rassegna diretta da Lino Patruno un concerto di piano indimenticabile.

Lino Patruno, lo storico jazzman, non ha dubbi… Tra i pianisti emergenti, ce n’è uno per cui scommetterebbe qualunque cifra. Un talento naturale che non riesce a passare inosservato, candidandosi ad una carriera luminosa. Carriera che, per così dire, è stata già avviata in una dimensione internazionale, con l’esibizione (per via dello stesso Patruno, che ne è direttore artistico) al Festival Jazz di San Marino dello scorso anno.

Luca Filastro, da Amaroni, provincia di Catanzaro, classe ’92 (dunque 20 anni appena!), diploma al Conservatorio di Vibo Valentia, commenta entusiasta: “sono stato invitato personalmente da Patruno a San Marino nel bel cartellone di jazz tradizionale. Ho aperto la seconda serata, esibendomi in piano solo. All’inizio non ci credevo... Ed ora mi fa un effetto strano essere stato invitato a fianco di importantissimi nomi del jazz! Un esordio impegnativo, che ho affrontato d’impeto, ma con l’abituale concentrazione”.

Il giovane interprete di ragtime Luca Filastro e lo storico Jazzman Lino Patruno


Impegno. Appunto, quanto ne richiede lo strumento?

Nulla si ottiene senza sacrifici. Sin da piccolo ho dovuto rinunciare a tante cose perraggiungere i miei obbiettivi. Ma sono stato spinto dalla forte passione per la musica, in particolare il jazz, e tutto è andato liscio. Adoro, purché sia ottima, la musica, purché suonata con passione, senza distinzioni di generi, anche se il mio debole resta il jazz tradizionale”

Com’è nato questo amore per il ragtime, il desiderio di calcare le orme di Morton, Joplin, Wilson, Waller?

“Da incontri che mi hanno segnato: Lino Patruno in primis, mi ha preso subito in simpatia; poi Paolo Alderighi, Massimo Nunzi, Giovanni Ceccarelli, Massimo Gaglioti, il mio insegnante di armonia, e Chiara Macrì, di storia della musica. E naturalmente il mio maestro di pianoforte Paolo Pollice, che mi segue da una decina d’anni. Ho poi da ringraziare chi ha creduto in me, a cominciare dalla mia famiglia, i  miei genitori, anche loro innamorati della musica”.

La vera scaturigine di questa predilezione?

“Curiosando tra i ricordi in soffitta di mio padre, grande appassionato di jazz tradizionale, scopro, tra tanti dischi, un Lp in cui la band di Sidney Bechet suona ‘Maple leaf rag’. Una folgorazione! Da lì è iniziata una ricerca appassionata, anche attraverso la lettura dei libri di Arrigo Polillo e Franco Fayenz, quelli di Gunther Shueller e poi gli ultimi scritti da Patruno, come ‘Quando il jazz aveva swing’”.

Momenti di scoramento?

“Certo, agli alti seguono i bassi.. Sono però testardo e ambizioso, e credo bisogna esserlo in ogni cosa, impegnandosi al massimo, ma restando umili, coi piedi per terra.”

Musicista jazz in Calabria…

“Nella mia adorata terra ho avuto scarse possibilità di confrontarmi con altri musicisti con le mie stesse inclinazioni. Oggi mi muovo di più, e sono spasmodicamente alla ricerca del tempo perduto: di incontri, di scontri anche, di confronti critici per attingere idee e pratiche interpretative nuove”.

Il ragtime, lo stride piano, il jazz delle origini... Una vocazione curiosa per un giovanissimo pianista…

“E’ vero! Mi rendo conto. Ma riesco a trovare poca altra musica così trascinante, gioiosa, effervescente, vitalistica. Più la suono e più mi piace!”

 

Roberto Messina