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Mercoledì, 16 Ottobre 2019

Comuni sciolti: Il “caso” San Lorenzo. Commissariati e felici

Sono decine in Calabria i comuni e le Asp i cui organi rappresentativi sono stati sciolti e commissariati per infiltrazione ndranghetistica o per "morte prematura" a causa della mala amministrazione negli ultimi anni. C’è il caso eclatante, per le dimensioni Sono decine in Calabria i comuni e le Asp i cui organi rappresentativi sono stati sciolti e commissariati per infiltrazione ndranghetistica o per "morte prematura" a causa della mala amministrazione negli ultimi anni. C’è il caso eclatante, per le dimensioni cittadine, di Reggio Calabria, ma la mannaia dello Stato, dinanzi alle informative delle prefetture non ha certo risparmiato comuni medi e piccoli di vario colore politico o ‘civico’.

San Lorenzo (Reggio Calabria)


La questione, visto il fenomeno ampio e significativo, non poteva non impegnare una discussione sui caratteri della rappresentanza democratica elettiva, la qualità della partecipazione popolare alle scelte dei partiti e dei movimenti nel momento di scegliere i nomi dei candidati e varare le liste, la trasparenza e la legittimità degli atti.
La mainstream su cui convergono le posizioni e gli autorevoli interventi di studiosi, parlamentari e uomini politici, porta dritta a considerare, comunque, lo scioglimento anticipato di un ente  locale un vulnus per la democrazia, una sospensione della capacità di una comunità di autodeterminarsi. Il tessuto democratico del nostro Paese, sin dal tredicesimo secolo, è stato costruito sulla vita delle città, agorà organizzate e statuite con regole, da cui hanno preso vita i moderni poteri locali, nelle varie forme ordinamentali (Regioni, Comuni, Province, Comunità Montane) fino ai nostri giorni.
Fatto salvo il principio dell’autodeterminazione e dell’autarchia, eccessivamente esaltato nel 2000 con la riforma in senso federalista del titoloV della Costituzione, oggi in discussione, i cittadini in Calabria hanno rare volte partecipato in maniera chiara al dibattito sulla ‘sospensione democratica’ degli enti.
Così non è stato a San Lorenzo, in provincia di Reggio Calabria, poco più di duemila anime, aggrappato alle falde aspromontane ioniche lunghe le gole del torrente Tuccio. Centro di produzione olivicola di qualità, di allevatori, culla di una borghesia terrierache non ha mai dimenticato le origini anche dopo il trasferimento a valle a causa delle intemperie alluvionali che subissano ancora oggi la Calabria.
A San Lorenzo, contrariamente alla mainstream, ai ‘bisogni di democrazia’ declamati, i cittadini e le cittadine dell’antico borgo hanno deciso di essere tali: protagonisti, intanto, del loro presente, prima di gettare lo sguardo al futuro.
Un gruppo di donne, di ogni ceto sociale, ha voluto con caparbia tipicamente calabra, ‘gettare il cuore oltre l’ostacolo’, chiedendo al prefetto Sammartino il mantenimento del commissariamento del piccolo Comune, ottenendo il rinvio al prossimo anno del ritorno alle une ed alla amministrazione ordinaria.
“Tutto è cominciato da una sera – racconta Antonella Scordo, professoressa all’Accademia di Belle Arti a Reggio Calabria - giungendo in corriera da Reggio in paese dopo una settimana di lavoro. Buio pesto, illuminazione pubblica interrotta dall’Enel per morosità, strade dissestate, municipio chiuso e gli uffici trasferiti in una delegazione a valle e senza servizi alla persona. Era veramente il colmo. A muso duro e a chiare lettere – prosegue la prof. Scordo – abbiamo fatto intendere ai partiti ed a quanti volevano fondare liste elettorali per il prossimo 25 maggio, di astenersi perché non avevamo alcun intenzione di andare a votare. Di converso, abbiamo testimoniato agli organi competenti l’impegno e la dedizione della commissaria prefettizia, la dottoressa Michela Fabio, che in poco meno di tre anni del suo lavoro ha restituito dignità e decoro al nostro paese realizzando opere civili e infrastrutturali ferme da anni. E non solo: ci ha ridato fiducia nelle istituzioni e nello Stato, che non è poco di questi tempi”.
“La dottoressa Fabio – prosegue Antonella Scordo – ha dimostrato di volerci bene, di essere parte attiva di questa comunità come se ci stesse vivendo: ha costruito criteri di efficacia nella ripartizione dell’acqua potabile in estate; ha fatto realizzare dalla Forestale le così dette linee tagliafuoco, grazie alle quali abbiamo scongiurato incendi devastanti all’agricoltura ed agli allevamenti; ha realizzato il nuovo collettore fognario mentre per decenni i liquami finivano dentro il greto del fiume Tuccio; ha fatti ripulire il cimitero, infestato da erbacce; ha riportato l’illuminazione pubblica ed ha applicato una verifica a tutte le spese, evitando il dissesto finanziario dell’ente e, di conseguenza, l’aumento automatico delle tasse ai cittadini. Le sembra poco? Da qui, la richiesta al prefetto Sammartino di prolungare il commissariamento almeno per un anno, per farci respirare e per fare ragionare qualcuno”.
E la democrazia? proviamo a chiedere. ”E’ questa non è democrazia? Non è democratico scegliere di essere amministrati dai migliori e più capaci”?