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Martedì, 15 Ottobre 2019

Quale futuro per l’informazione? Parla Tullio Camiglieri

Il giornalista e manager nel settore della comunicazione, già dirigente Sky, direttore dell’agenzia stampa “il Velino” e presidente di Open Gate Italia, ci accompagna in un viaggio che unisce rimpianti ed innovazione, la nostalgia per la televisione pedagogica che sapeva Il giornalista e manager nel settore della comunicazione, già dirigente Sky, direttore dell’agenzia stampa “il Velino” e presidente di Open Gate Italia, ci accompagna in un viaggio che unisce rimpianti ed innovazione, la nostalgia per la televisione pedagogica che sapeva educare. Erano i tempi della ‘tv - modello’, italiana, inglese o americana, che offriva al pubblico un contenitore di notizie e conoscenze, al di là di tutto quello che la gente potesse desiderare.

Tullio Camiglieri


Forse oggi questo può non sembrare proprio democratico, ma se ancora si crede nel valore culturale della comunicazione - via etere, carta stampata o online che sia-, la sfida è innalzare i suoi contenuti, veicolando esempi positivi che trasferiscano bellezza e conoscenza nel senso più nobile.
Un Paese forte culturalmente è in grado di infondere nuove speranze ai giovani che, per lo sviluppo di internet, hanno sempre più il messaggio a portata di mano; servono, dunque, linee editoriali forti, che ne stimolino lo spirito critico ed il senso di consapevolezza e responsabilità, respingendo i falsi miti che rischiano di condizionare le menti più fragili.

Chiediamo a Camiglieri, che è autore anche de “La grande avventura della pay tv”, alla luce della sua esperienza, tra profumo di carta stampata e tv di ieri e di oggi, cosa sta cambiando? Si sta davvero scrivendo un nuovo futuro?

“La carta stampata è destinata a modificare profondamente la sua natura, cogliendo le opportunità offerte dalla rete. L’informazione ci raggiungerà sui terminali che abbiamo a disposizione, seguendo il concetto base delle ‘breaking news’: subito e ovunque. Sta cambiando anche il modo di fruire i contenuti audiovisivi; non sono più solo le televisioni generaliste a distribuire film, telefilm, serie e programmi di intrattenimento. La rete ha già assunto un ruolo centrale. Servizi come Netflix negli Stati Uniti e Infinity in Italia, ci permettono, con un abbonamento minimo, di scegliere in ogni momento, da qualunque luogo, in una library che contiene migliaia di prodotti. Il digitale terrestre ha moltiplicato il numero dei canali televisivi disponibili, sviluppando l’offerta tematica”.

Ci parli di Mission, trasmissione di Rai uno, che la riguarda direttamente: è possibile un risvolto positivo nonostante le polemiche sorte?

“L’esperienza di Mission è stata umanamente e professionalmente unica. Avere portato un tema così forte, come il dramma dei campi profughi, in prima serata e sulla principale rete televisiva italiana, è stato un grande risultato, per il quale bisogna ringraziare la Rai. Le polemiche sono state, in buona parte, strumentali ed originate dalle organizzazioni del volontariato che speravano di essere protagoniste della trasmissione. Questo è stato un motivo di reale tristezza”.

La tv  era ammirata  come  una scatola magica; può ancora meravigliare il pubblico?

“A meravigliare il pubblico saranno sempre le storie, il potere di seduzione delle immagini, i sentimenti e le passioni che vengono messi in gioco. La tv è un mezzo attraverso cui tutto questo arriva, uno dei tanti; di certo non sarà mai più l’unico. Facciamo per un attimo questa riflessione: se la tv ed i media in generale sono lo specchio di un Paese e dovrebbero rappresentarne la democraticità e la libertà, oggi ciò che appare non rispecchia tutto questo. La nostra società ha necessità di ritrovare la fiducia nel cambiamento, anche se radicale e soprattutto progressivo e positivo”.

Come sarà l’informazione di domani? Migliore o peggiore? Dove si andrà?

“Non so se sarà migliore o peggiore. Di sicuro, potremo scegliere quella che ci piace di più e che sentiamo più vicina alle nostre sensibilità. Chi è abituato a comprare un quotidiano sceglie quello che apprezza di più, per i contenuti editoriali, per il valore dei suoi collaboratori e per lo spazio che dà alla politica, alla cronaca o allo sport. In futuro, avremo sempre più un’informazione ‘profilata’, disegnata sulle sensibilità e sugli interessi di ognuno di noi”.

Il mondo di internet avrà ripercussioni sul mondo della tv? Le sue sfide sono diverse: broadcaster, competitor a banda larga ed i computer, con i social e la tv via internet. Cos’è Infinity?

“E’ il tentativo di dare un’offerta complementare alla televisione generalista; un luogo dove troviamo migliaia di film, da vedere in qualunque momento. E’ l’evoluzione del vecchio blockbuster, dove andavamo prima di rientrare a casa, per decidere il film della serata. Oggi questa scelta la possiamo fare direttamente da casa, tra un grandissimo numero di titoli, che un luogo fisico non avrebbe mai potuto contenere”.

Il consumatore avrà più potererispetto al produttore? Sarà più indipendente nel selezionare i suoi acquisti? Come sarà l’offerta?

“Più si allarga la fascia di pubblico che utilizza la rete, più si è in grado di conoscere le  preferenze degli utenti e di offrire  prodotti sempre più vicini ai gusti di ognuno. Quando negli Stati Uniti, Netflix produce una nuova fiction, non sta provando ad indovinare; dei suoi abbonati conosce i gusti in maniera precisa e saranno questi a trainare le scelte produttive. La rete darà l’opportunità di venire incontro anche al pubblico più di nicchia, a differenza della tv generalista, che dovrà sempre puntare ai grande numeri di share”.