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Martedì, 22 Gennaio 2019

Addio al proiezionista e alle “pizze” in celluloide. Pronte a chiuderei 20 sale cinematografiche calabresi

Lo sanno bene i “malati” della settima arte: andare al cinema non significa semplicemente guardare un film, ma immergersi in un contesto unico nel suo genere, viverne appieno l’emozione.
Lo sanno ancora meglio poi quelli che al cinema ci vanno nei piccoli centri di provincia della Calabria, dove in mancanza di infrastrutture e servizi per la collettività, molto spesso una piccola sala cinematografica svolge il ruolo prezioso di aggregazione sociale ed educazione alla legalità.

Un scena tratta dal film Nuovo Cinema Paradiso


Questa nobile funzione però non vale la salvezza, tra poche settimane, infatti, anche questi piccoli presidi di cultura potrebbero sparire, o almeno in parte.
Il problema, manco a dirlo, ha il solito nome: “crisi economica”, spinta e alimentata però in questo caso da un elemento che non sempre porta i risultati sperati, ovvero il progresso tecnologico. Il 2014 infatti viene considerato dagli esperti di settore come l’anno della svolta per il mondo del cinema. La terza in realtà affrontata nel corso della sua lunga storia, perché dopo il passaggio dal muto al sonoro e dal bianco e nero al colore, tra pochissime settimane il cambiamento epocale riguarderà il passaggio totale alla digitalizzazione delle centenarie pellicole in celluloide.
E siccome è risaputo, la storia non chiede permessi e non aspetta nessuno, da mesi ormai è partita per gli esercenti la corsa obbligatoria verso l’ammodernamento, al fine di rimanere su un mercato sempre più frammentato e competitivo. In pratica si tratta di mettere in cantina i vecchi, cari proiettori di “pizze” in celluloide, per fare posto a nuovi server e pc su cui il film, in formato digitale, viene decodificato e trasmesso da un proiettore con una qualità di gran lunga superiore a quella attuale. Nitidezza delle immagini ed estrema qualità del suono infatti renderanno più appetibili le sale, soprattutto per chi ama il 3d e gli effetti speciali. Nelle stesse sale inoltre si potrà anche assistere a concerti rock, di musica classica o una partita di calcio.
Non è tutto rose e fiori però, perché se per registi, produttori e distributori il passaggio al total digital comporta risparmi e maggiori possibilità nel campo dell’innovazione, a farne le spese attualmente sono i gestori delle sale cinematografiche. Per loro infatti il problema di questa trasformazione è legato ai costi di riconversione, che si aggirano tra 70 e 100 mila euro, a cui ne vanno sommati altri 25 mila se si vuole aggiungere anche il 3D. Un’enormità per tantissimi esercenti, che dovendo già fare i conti con l’inarrestabile emorragia di spettatori (il 30 per cento in meno negli ultimi due anni su scala nazionale e regionale) e il fenomeno della pirateria e Tv on demand, non possono permettersi tale investimento.
Secondo  dati recentemente diffusi dalla sezione regionale Anec - Associazione nazionale esercenti cinema - sono almeno 20 i cinema calabresi (su un totale di 50 sale censite nell’ultimo anno)  destinati ad uscire dal mercato. L’unica soluzione in vista per chi non riesce a fare quadrare i conti infatti è quella di abbassare definitivamente le saracinesche dopo anni di faticosa e appassionata attività svolta proprio in quei luoghi dove il buio della sala, l’odore delle poltrone, e un baretto magari a gestione familiare, da sempre rappresentato una certezza, un “non luogo” dove sognare, socializzare e riporre le ansie e le incertezze quotidiane almeno per l’intera durata della pellicola.
Sempre da quanto reso noto dall’Associazione nazionale esercenti Cinema, quasi tutti i cinema sui quali pende la scure della probabile chiusura si trovano in provincia di Cosenza e Reggio Calabria. Tra questi basta citare il “Gatto” di Trebisacce, il cinema “Italia” di San Giovanni in Fiore. Quelli che invece hanno affrontato il passaggio al digitale l’hanno fatto a spese proprie e con non poca fatica.
<< Si tratta di cinema che nella maggior parte dei casi aprono una o due volte a settimana –spiegano dall’Anec -, che quindi già faticano a rientrare nei costi di gestione, ma che comunque svolgono un importante ruolo sui territori. Chiuderli significherebbe ucciderebbe l’intero panorama culturale regionale ma anche tutto l’indotto che lavora attorno a tali esercizi >>.
Ma quali sono le possibilità concrete per scongiurare la chiusura? Poche al momento, anche perché in un periodo in cui l’intero sistema economico nazionale sembra perennemente attaccato alla bombola dell’ossigeno, riuscire a trovare le risorse necessarie per dare respiro a qualsiasi settore produttivo a volte appare quasi impossibile. Un aiuto, seppur minimo in questo senso lo dà il Governo, intervenuto di recente con una “Tax credit digitale”, ovvero un credito d’imposta del 30%, inserita nell’ultimo Decreto Sviluppo 2012. Molti Governi regionali invece nell’ultimo periodo hanno destinato ingenti risorse economiche, soprattutto a valere su fondi Comunitari, proprio per aiutare le sale cinematografiche nel delicato passaggio alla tecnologia digitale delle sale cinematografiche.
In Calabria invece si sta vagliando proprio in queste settimane la possibilità di prevedere nell’immediato una qualche forma di sostengo economico per gli esercenti in difficoltà e un rimborso almeno parziale che quelli che invece hanno sostenuto di tasca propria le spese per l’ammodernamento delle sale. << L’assessore regione alla Cultura Mario Caligiuri – spiegano dall’Anec – si è mostrato molto sensibile verso il problema e ha assicurato la massima attenzione al fine di intervenire in tempi brevi, noi in cambio abbiamo proposto la visione gratuita di film, balletti e opere a tutti i cittadini calabresi, ma bisogna farlo in fretta perché gennaio è vicino >>. E ad amplificare e sostenere il problema degli esercenti cinematografici proprio in questi giorni è arrivata anche un’interrogazione presentata da alcuni consiglieri regionali dell’opposizione (Emilio De Masi e Domenico Talarico), al fine di sensibilizzare l’intero Consiglio regionale.
Un altro spiraglio inoltre sembra arrivare anche dl Parlamento europeo, che pochi giorni fa ha varato le nuove linee di finanziamento per i programmi relativi alla cultura, la creatività e l’audiovisivo per il periodo 2014-2020. Il dato positivo risiede nell’aumento di circa il 9% delle risorse rispetto all’esercizio precedente. Al settore infatti andranno in totale 1,46 miliardi di euro. Tra le altre cose il programma prevede anche un sostegno economico per le sale che programmano una quota significativa di film europei. La speranza è quella che proprio parte di questi fondi possano essere utilizzati per adeguare le sale non ancora passate al digitale.
In attesa però di capire quale futuro attenderà i 20 cinema calabresi un dato, sicuramente triste per i romantici della settima arte c’è già, ovvero l’imminente scomparsa di una delle figure storiche legate alle care vecchie sale, il proiezionista. Molti di loro proprio in queste settimane nel buio delle loro piccole cabine stanno inserendo le loro ultime pellicole, in attesa di lasciare il posto a nuovi operatori che dallo schermo di un pc potranno gestire decine di sale cinematografiche. Un figura resa celebre anche da Philippe Noiret  in “Nuovo Cinema Paradiso”, film girato da Giuseppe Tornatore e che in una delle sue scene più belle e struggenti rende chiara la precaria esistenza della settima arte, ovvero quando il vecchio cinema in disuso viene demolito per fare spazio al nuovo che avanza, alla modernità, al progresso. Una distruzione più che simbolica, che trascina con sé la storia, gli aneddoti e i segreti di quei luoghi che proprio attraverso l’arte del Cinema hanno accompagnato l’Italia nella sua faticosa ricostruzione dal dopoguerra ad oggi.