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Mercoledì, 11 Dicembre 2019

2014: cinquecento anni dalla canonizzazione di San Bruno di Colonia. Come si prepara la magnifica Certosa di Serra

Parla il direttore del Museo della Certosa Fabio Tassone. Sta per essere ufficialmente inaugurato un anno importante per la famiglia certosina. Nel 2014, infatti, ricorreranno i cinquecento anni dalla canonizzazione di San Bruno e per quanto riguarda la Calabria, in Parla il direttore del Museo della Certosa Fabio Tassone. Sta per essere ufficialmente inaugurato un anno importante per la famiglia certosina. Nel 2014, infatti, ricorreranno i cinquecento anni dalla canonizzazione di San Bruno e per quanto riguarda la Calabria, in particolare, dal ritorno dei Certosini nell’eremo di Santo Stefano, a Serra San Bruno, città dov’è collocato uno dei più prestigiosi monumenti mondiali della Calabria.

Fabio Tassone, direttore del Museo della Certosa


Per le celebrazioni si è attivata da qualche tempo la macchina organizzativa e noi siamo in grado di fornire alcune date e appuntamenti precisi.
L’approssimarsi delle due ricorrenze rimanda ad una riflessione sulla realtà odierna di quest’ordine religioso, sollecita gli stessi monaci e i numerosi fedeli ad un cammino di preghiera e di rinnovata spiritualità che approfondisca il messaggio sempre attuale del santo di Colonia.
Quale preludio al cinquecentenario a fine novembre una rappresentanza dell’associazione “Amici della Certosa” si è recata nella Capitale. Nella Basilica Santa Maria degli Angeli, durante la messa presieduta da don Jacques Dupont, procuratore generale dell'Ordine dei Certosini e priore della Certosa di Serra, è stata presentata l'icona di San Bruno, poi benedetta da Papa Francesco nell’udienza generale in piazza San Pietro il 27 novembre, che sarà esposta durante questo particolare anno nella cappella esterna del monastero e durante le celebrazioni del centenario.
Per parlare delle solenni ricorrenze che giungeranno con il 2014, della realtà monastica, della sua storia, dei prossimi appuntamenti, del ruolo che ricopre il Museo della Certosa quale luogo di conoscenza e di “finestra” sulla vita solitaria e silenziosa dei Certosini abbiamo incontrato il suo direttore, Fabio Tassone.
Sembrano lontani gli eventi alluvionali che lo scorso 19 novembre si sono abbattuti sulla Calabria e anche su Serra San Bruno, creando danni e disagi pure al Museo che riapre al pubblico domenica 15 dicembre. Un’ennesima dimostrazione di come la popolazione calabrese sappia anche dignitosamente  rimettersi all’opera.

La Certosa di Serra San Bruno


Lungo il tragitto per Serra la pioggia scende a tratti placida e leggera a tratti poco più copiosa, con il sole che fa capolino, ma è il fascino dei colori della fitta vegetazione, nelle intense gradazioni dal marrone al rosso dall’ocra al verde delle foglie, ad attrarre l’attenzione. Preannuncia che la meta è ormai prossima, la vista di uno dei torrioni delle mura di cinta del monastero che si erge innanzi allo spiazzo dove nell’ottobre 2011 una folla di fedeli ha atteso la venuta di Benedetto XVI. Colpisce il paesaggio, mentre si ode lievemente poco distante lo scampanellio di un gregge al pascolo.
Il direttore del Museo ci attende nella foresteria, accanto all’ingresso principale del monastero. In attesa che il piccolo uscio si schiuda e consenta l’acceso nel locale attiguo, suscita emozione sostare innanzi all’imponente e austero portone, spartiacque tra la vita della gente comune e di coloro che hanno scelto nella fede, il silenzio come compagno di vita. La breve attesa rimanda con il pensiero al tempo che oltre il portone chiuso ha un'altra dimensione, probabilmente più umana, a quell’attesa che è anche ascolto, preghiera, meditazione. Ed eccoci con Fabio Tassone.

Due rilevanti ricorrenze sono ormai prossime, vogliamo parlarne?

Certamente il 2014 sarà un anno importante per l’intero Ordine. Il 19 luglio del 1514  giungeva l’autorizzazione al culto di San Bruno, con la sua canonizzazione, durante il pontificato di Leone X. È un’occasione per porre l’accento sulla figura di San Bruno e sulla storia, la tradizione spirituale e umana dei Certosini. Ma altre ce ne sono state negli ultimi anni.

Una sala del museo della Certosa (foto Bruno Tripodi)


Nel 1984 un importante anniversario ha contrassegnato la storia dell’Ordine con i novecento anni trascorsi dalla fondazione del primo monastero, la grande Chartreuse, ad opera del santo di Colonia che poi si stabilì in questi luoghi.
Anno anche contraddistinto dalla visita a Serra del pontefice Giovanni Paolo II. Sono stati celebrati i nove secoli, ancora, nel 1991 della fondazione di questo complesso monastico e nel 2001 dalla morte di San Bruno.
Con il 2014 giunge una nuova opportunità per riflettere sulla sua grande personalità che ancora vive, sull’attualità del messaggio per gli stessi Certosini e per i fedeli in particolare di questa diocesi che maggiormente saranno coinvolti nelle celebrazioni.
Ricorrono, inoltre, i cinquecento anni dal ritorno dei Certosini a Serra, ma si tratta di un riferimento quello all’anno 1514 più che altro convenzionale, poiché di fatto da quel momento la presenza dei monaci in questo monastero non è stata sempre costante, a causa di varie vicissitudini, come l’evento sismico del 1783 o a causa di accadimenti di natura politica come la soppressione degli ordini religiosi.

Perché allora il riferimento a quest’anno come svolta epocale?

Da quel momento ha inizio il periodo più bello della presenza dei Certosini a Serra, segna una rinascita sotto il profilo spirituale, culturale e artistico, del quale oggi abbiamo ampia testimonianza e riscontro. Ha avvio un periodo prospero sotto molteplici aspetti, la Certosa annoverava grange dalla provincia di Crotone a quella di Messina. Questa Certosa ha significato tanto nella realtà del meridione d’Italia.

Processione San Bruno di ottobre di qualche anno fa


Quali le iniziative in campo in vista quindi del 2014?

Ci si sta preparando a livello istituzionale coordinandosi con Regione e Comune per promuovere iniziative di carattere storico e artistico, a livello ecclesiale con iniziative che saranno promosse con e dalla Diocesi di Catanzaro-Squillace e improntate alla figura di San Bruno e alla sua eredità spirituale.

L’attenzione della Curia si è già registrata di recente in concomitanza delle celebrazioni dello scorso ottobre, in onore di San Bruno che ne rievocano il trapasso terreno, quando è stata manifestata volontà di elevarlo a compatrono della Diocesi.

L’arcivescovo monsignor Vincenzo Bertolone in occasione dell’inaugurazione dell’anno pastorale ha dato inizio all’iter che condurrà il santo serrese a essere proclamato compatrono dell’Arcidiocesi insieme a San Vitaliano e a Sant'Agazio. La cerimonia si terrà a Serra, probabilmente, in occasione delle celebrazioni in onore di San Bruno che usualmente si tengono il lunedì dopo Pentecoste e che il prossimo anno ricorreranno il 9 giugno.
Un convegno sulla figura del santo si terrà il prossimo 10 maggio. Il 19 luglio sarà celebrato l’anniversario dei novecento anni dall’autorizzazione del culto.
Saranno intraprese altre iniziative, delle quali parleremo nel prosieguo. Nel 2014, inoltre, saranno trascorsi venti anni dall’inaugurazione del museo. I lavori per la sua realizzazione sono stati avviati sotto la guida del priore don Gabriele Lorenzi ed è stato inaugurato nel 1994 sotto la reggenza dell’attuale priore don Jacques Dupont.

Spazio antistante il museo della Certosa


Il museo è stato voluto per preservare il clima di austerità che attiene ad una vita ritirata quale è quella dei monaci certosini. Precedentemente, il monastero poteva essere visitato solo dagli uomini in alcuni periodi dell’anno. Senza disturbarne la quiete e il clima di raccoglimento, il museo è un luogo di conoscenza, di connessione tra la vita monastica e il mondo. Visitandone gli ambienti si apre una “finestra” sulla vita di chi ha scelto la clausura. Il percorso proposto dal museo, tra pannelli divulgativi, documenti, riproduzione degli spazi nella quale la vita dei monaci si svolge nella quotidianità, oggetti e materiale audiovisivi, rappresenta una preziosa esperienza educativa. Non solo, il Museo ha anche una sua casa editrice attraverso la quale promuove la conoscenza della realtà certosina. Vengono ancora proposte diverse attività e tra queste delle mostre. L’ultima “Dagli amanuensi ai digitanti”, allestita con l’esposizione di volumi antichi, commenti alla Bibbia, provenienti dalla biblioteca della Certosa, è stata inaugurata il 7 novembre. Sarà visitabile fino al 6 gennaio. Si tratta di un ciclo di esposizioni di cui questa è la seconda. La prima è stata allestita lo scorso anno, come in quest’occasione, in concomitanza del Festival “Leggere e scrivere” di Tropea. Anche l’iniziativa dello scorso anno aveva ad oggetto la Bibbia, considerata l’importanza che riveste il suo studio nell’attività contemplativa dei Certosini, in particolare. Altre mostre sono state allestite in precedenza ed hanno avuto ad oggetto opere d'arte e reliquari, in gran parte provenienti dal patrimonio del monastero.

L'icona di San Bruno presentata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli a Roma


Quanti visitatori registra attualmente il museo e da dove provengono?

Nel 2012 sono stati 28 mila, con una presenza significativa di stranieri, tedeschi per lo più, in vacanza nel bacino territoriale compreso tra Soverato e Tropea.

Quante sono le certose e i Certosini nel mondo? Quanti i monaci presenti nella certosa di Serra?

Le certose sono una ventina, tra monasteri maschili e femminili. I religiosi circa 350. Qui in certosa al momento i monaci sono sei.

Come mai secondo lei la certosa ha sempre suscitato grande interesse?

La certosa di Serra, come le altre un po’ ovunque, ha sempre suscitato interesse per il clima di austerità che la connota, per il fatto che chi sta fuori non possa vedere ciò che accade oltre le sue mura, una circostanza che l’avvolge in un’aurea di mistero. Sommersi dai rumori, come siamo, ai più non riesce di comprendere la scelta del silenzio, quel silenzio che fa parte di tutte le nostre vite, del quale abbiamo bisogno, ma che non riusciamo a conquistare, quel silenzio che prelude all’ascolto di se stessi e all'incontro con l'Altro.

Che cosa significa per lei lavorare in un ambiente così particolare e che significato ha nella sua vita?

Sono direttore del museo dal 2008. Gran parte della mia giornata si svolge qui presso il monastero, ma questo non fa di me un monaco. Il mio lavoro, che mi piace, serve a contribuire a mantenere il clima di raccoglimento, da una parte, e a dare risposte alle esigenze delle persone che arrivano fino al Museo con una richiesta di approfondimento della vita spirituale, o semplicemente per curiosità. Tanto più il lavoro è impegnativo e tanto meno riesco a godere del clima spirituale che si respira intorno a queste mura, ma d'altra parte è giusto così. Comunque è una parte importante della mia vita che influenza in qualche modo anche il resto della mia esistenza.