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Mercoledì, 13 Novembre 2019

“I legami con i politici valgono il 5,7% in media dei ricavi d'impresa”

Lo quantificano Paolo Pinotti, del dipartimento ‘Analisi delle politiche e management pubblico’ dell’università Bocconi, e Federico Cingano, dell’Ufficio studi della Banca d’Italia,  in un documento pubblicato sul ‘Journal of the European Economic Association’ che dimostra come “il nesso tra aziende Lo quantificano Paolo Pinotti, del dipartimento ‘Analisi delle politiche e management pubblico’ dell’università Bocconi, e Federico Cingano, dell’Ufficio studi della Banca d’Italia,  in un documento pubblicato sul ‘Journal of the European Economic Association’ che dimostra come “il nesso tra aziende e amministratori pubblici riduca del 20% la capacità delle pubbliche amministrazioni  di fornire beni pubblici”.
“Legami tra imprese e politici – dice Paolo Pinotti - sono diffusi in molti Paesi. Se, da una parte, i legami politici potrebbero fornire rendite private alle imprese collegate, dall’altra, ci potrebbero essere anche costi sociali per il resto dell'economia”.
Pinotti e Cingano vanno anche oltre, fino ad affermare che “ i guadagni siano particolarmente significativi in aree caratterizzate da spesa pubblica elevata e di alti livelli di corruzione”.
Una questione nazionale e non riconducibile a questa o a quell’area del Paese, anche se, come in più di una occasione afferma il Vicepresidente nazionale di Confindustria, Ivan Lo Bello, nel Mezzogiorno la questione pesa di più per la storica fragilità delle imprese e per l’eccesso di committenza pubblica che ne caratterizza le attività.
“Il nostro lavoro – continua Paolo Pinotti - si fonda su una teoria da cui si possono derivare le rendite private e i costi sociali associati in termini di cattiva allocazione della spesa pubblica. Il modello che abbiamo adottato usa i dati longitudinali che abbinano informazioni dettagliate su un campione rappresentativo di imprese manifatturiere italiane e tutti i loro dipendenti, con archivi amministrativi dei politici locali italiani nel periodo 1985-1997”.

Paolo Pinotti


Ne discende che una azienda con legami politici,  è definita “come un'impresa che impiega almeno un individuo in un governo locale, e i risultati suggeriscono che l'accesso ai legami politici aumenta i ricavi di circa il 6%. Tuttavia, tali guadagni si realizzano solo quando una società è collegata al governo locale, e non ai partiti di opposizione”.
Paolo Pinotti e Federico Cingano, inoltre, forniscono prove che supportano l'ipotesi di “grabbing hand” (arraffamento,letteralmente!) a causa del meccanismo analizzato.
“La domanda pubblica – prosegue ancora Pinotti -  è spostata verso quelle aziende che impiegano i politici locali. Pertanto, l'effetto medio è interamente guidato da vendite sul mercato interno e non dalle esportazioni, e da imprese che operano in settori che sono fornitori di input per la pubblica amministrazione. Tutto ciò si evidenzia maggiormente nelle regioni caratterizzate da elevata spesa pubblica (21,9%) e elevata corruzione (8,5%). Per di più, tale cattiva allocazione degli appalti pubblici a causa dei legami politici – sottolinea Pinotti - riduce di circa il 20% la capacità delle pubbliche amministrazioni di fornire beni pubblici”.
La conclusione cui pervengono Pinotti e Cingano evidenzia scientificamente un assunto noto ma finora non abbastanza quantificato:”i legami politici forniscono guadagni per le imprese collegate a scapito di perdite di efficienza nel settore pubblico. In altre parole – conclude Paolo Pinotti – i guadagni fatti dalle imprese collegate non sono dovuti a una maggiore produttività, ma piuttosto alle maggiori vendite ai responsabili degli appalti pubblici grazie ai loro legami. E questi guadagni aumentano con l’aumento di corruzione”.