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Venerdì, 23 Agosto 2019

Mediterraneo: mare di lacrime e sangue

Il nuovo naufragio, a mezzo miglio dall'Isola dei Conigli, ha provocato una strage di bambini, di donne e di uomini che scappavano dalla miseria dei loro paesi, in cerca del pane in Occidente. Dolore, tanto dolore e rabbia per un Il nuovo naufragio, a mezzo miglio dall'Isola dei Conigli, ha provocato una strage di bambini, di donne e di uomini che scappavano dalla miseria dei loro paesi, in cerca del pane in Occidente. Dolore, tanto dolore e rabbia per un Mediterraneo che diventa sempre più mare di lacrime e di morti innocenti, con i “ viaggi della speranza “ verso le coste italiane che si trasformano in tragedia "Basta, è un orrore! ", ha urlato il sindaco di Lampedusa, Giusi Nicolini. Pochi giorni, prima davanti alle coste di Scicli, l’equipaggio di una carretta del mare aveva  gettato in acqua decine di “ viaggiatori della speranza “ , facendoli morire per annegamento, perché non sapevano nuotare. Il “ migranticidio”, a cui assiste indifferente l’Europa, dura ormai da anni e ogni volta, di fronte ad un nuovo naufragio, non si può mai dire che sia l’ultimo. I giornali scrivono di ultima tragedia consumata, ma l’ultima è sempre quella che, inesorabilmente, deve ancora arrivare e poi puntualmente arriva. Papa Francesco che a Lampedusa, significativamente, aveva compiuto il suo primo viaggio da Pontefice, ha espresso tutto il suo sdegno, per l’ennesima tragedia, con parole inequivocabili: “Viene la parola vergogna: è una vergogna”, ha detto, aggiungendo, subito dopo: “Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita, uomini, donne, bambini, per i familiari e per tutti i profughi. Uniamo i nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie. Solo una decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle”.
La Chiesa, inascoltata, ha sempre alzato la sua voce sul grande dramma umano del Mediterraneo. Recentemente, il  presidente della Cei cardinale Angelo Bagnasco, si è chiesto " se veramente l'Ue prenda in seria considerazione questo dramma umano che continuerà ad affacciarsi sulle coste dell'Italia, che sono quelle dell'Europa".
“Non è più possibile rimanere indifferenti, dinanzi al continuo ripetersi di tragedie evitabili ”, dice, da sempre, padre Giovanni La Manna, presidente del Centro Astalli, il Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati in Italia nella cui sede a Roma papa Francesco si è recato in visita solo poche settimane fa.  “ È necessario – sostiene padre La Manna - garantire canali umanitari sicuri a quanti, in fuga da conflitti e persecuzioni, sono in cerca di protezione. È l’unica strada percorribile per evitare che trafficanti di esseri umani continuino a mettere in pericolo vite innocenti, lucrando sulla loro disperazione”.
Ma come e da dove partono i barconi, con il lo pietoso carico umano, di fronte al quale l’Europa dei popoli non fa sentire la sua voce ? Secondo uno studio dell’ “Osservatorio di politica internazionale” - centro studi del Parlamento italiano che coinvolge autorevoli contributi scientifici – diverse sono le rotte che dal Nord Africa portano immigrati nordafricani, dell’Africa sub-sahariana e asiatici, soprattutto pachistani, afgani e bengalesi, a cui, negli ultimi tempi, si sono aggiunti siriani e egiziani.  “ La sponda sud del Mediterraneo – si fa rilevare nello studio - continua a rappresentare una delle aree più politicamente instabili a livello globale “. L’analisi dell’Osservatorio, a cura di Marco Zupi, con la collaborazione di Alberto Mazzali e contributi di Sara Hassan,  prende in considerazione principalmente due fenomeni.  Anzitutto l’aumento, senza precedenti, dei movimenti migratori interni ai paesi e fra gli stessi Stati del Nord Africa, che interessano sia ampie fasce della popolazione autoctona, sia le comunità  stabilitesi prima del 2010 nei paesi del Nord Africa, soprattutto in Libia. In secondo luogo, il fenomeno  dell’aumento dei flussi migratori irregolari che transitano nel Nord Africa e si dirigono via mare verso l’Europa meridionale, in particolare le coste del sud Italia.
Nello studio, si analizza l’evoluzione dei movimenti in Libia, Egitto e Tunisia e si concentra poi l’osservazione sulle conseguenze del nuovo scenario in termini di trasformazione dei principali flussi e rotte migratorie dal Nord Africa verso l’Europa e l’Italia in particolare. Le difficoltà di reperimento di risorse rimane, secondo lo studio, rimane uno degli ostacoli principali per affrontare in termini concreti la questione delle migrazioni e si auspica  una più convinta partecipazione europea, soprattutto in considerazione dell’importanza che riveste la questione migratoria per lo sviluppo della capacità dell’UE di darsi politiche esterne e relazioni regionali condivise nel contesto del ricambio politico in corso in molti dei paesi partner della sponda sud del Mediterraneo. Ma quanti dovranno essere i morti perché si decida di intervenire?