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Domenica, 20 Ottobre 2019

L’ “Ostacolo” è il successo di Tina Sgrò

Non solo è tra i  cinque finalisti italiani della sezione pittura al prestigioso Premio Arte Laguna2013 cui hanno partecipato ottomila artisti da tutto il mondo provenienti dai cinque continenti,  l’artista Tina Sgrò, classe ‘72 di Reggio Calabria, si aggiudica il Non solo è tra i  cinque finalisti italiani della sezione pittura al prestigioso Premio Arte Laguna2013 cui hanno partecipato ottomila artisti da tutto il mondo provenienti dai cinque continenti,  l’artista Tina Sgrò, classe ‘72 di Reggio Calabria, si aggiudica il Premio SpecialeMaelström Art Gallery con l’opera L’Ostacolo.La incontriamo al suo rientro da Venezia, davanti ai suoi bellissimi dipinti esposti a Reggio Calabria alla sua mostra personale Artivisive.

L'ostacolo, Tina Sgrò, Premio Speciale Maelström Art Gallery


Finalista al Premio Internazionale Arte Laguna. Con quale opera ha partecipato e cosa significa per lei questo premio?

Si intitola L’Ostacolo ed è un’opera molto grande, 180x150, eseguita per la recente mostra che si è svolta a Putignano in provincia di Bari nell’antica sede del Palazzo Romanazzi, in centro città. Dal primo minuto sono stata convinta della validità di questo dipinto, in cui davvero la luce ha un ruolo strutturale importante. Il premio Arte Laguna è in grande espansione. Per me ha notevole importanza, in quanto mi da la possibilità di confrontarmi con artisti internazionali che certamente hanno molto da dire.

In questi giorni è in corso Artivisive, la sua personale allestita all’interno dello spazio espositivo IannìInterior Design a Reggio Calabria. Cosa raffigurano i suoi dipinti in mostra?

Sono per lo più dipinti che rappresentano ambienti interni. Luoghi della memoria e del sogno. Ma anche tangenziali, oggetti e anche paesaggi urbani. C’è anche un nudo. Sono stata attenta nella scelta di opere che forse mi rappresentano completamente, come qualità e varietà di soggetti.

Ha uno stile ed un’identità artistica molto esclusivi. La sua è un’arte che sconfina nel design e lo racconta, attraverso la rappresentazione di interni enfatizzati nella loro essenza estetica e privi della presenza umana. Luoghi non abitati. Stanze vuote che ognuno, con l’osservazione, riempie con i propri affetti. I propri personaggi. Le proprie emozioni. Luoghi talmente reali nella rappresentazioni dei dettagli in chiaro scuro che diventano surreali, onirici, come set delle proprie scene di vita. Che si accomodano all’angolo di un divano. Su una sedia vuota. Da cosa nasce questo stile, questa ricerca. Come si evolve e cosa vuole trasmettere attraverso la sua pittura?

Tina sgrò con Stefano Gagliardi della Galleria Gagliardi di san Gimignano (Bari).


Guardare oltre le apparenze. Se penso ai miei primi lavori, ricordo che dipingevo oggetti di uso quotidiano, come mestoli, pentole, piatti, scorci di cucina, ma già da allora per me quelli non erano solo oggetti. Io ci vedevo qualcosa che andava oltre a come mi apparivano, ci vedevo un'azione compiuta. Guardare oltre mi fa scoprire un arcobaleno di colori.

Hai definito la vita di un’artista come una “missione sociale”, cosa intendi?

Il lavoro dell'artista ha un cammino lungo e non facile. Ad oggi l'artista per sua fortuna, può ritagliarsi uno spazio nella società, il lavoro non si ferma alle opere in galleria, ma può uscire fuori, e la stessa arte nelle sue varie forme non è solo un “qualcosa” da vedere dentro il museo, ma la puoi trovare in giro per la città, dentro i negozi, nelle vetrine, nelle strade.

Nella tua missione, che tipo di contributo ritieni di avere offerto con il tuo sacrificio ed il tuo impegno, all’evoluzione della cultura dell’arte e, quindi della cultura sociale?

L’artista ha un ruolo molto importante nella società. Sottolineando l’aspetto poetico potrei dire che l’artista sazia l’anima e le da forza e vigore. Ma anche denuncia e esplosione di stati d’animo e intolleranze. Nei miei dipinti è l’essere umano ad essere assente, ma non la sua azione, pressante e spessa. Non ho da offrire contributi all’evoluzione artistica, specialmente in questo periodo storico/culturale di basso livello. Offro le mie visioni interpretabili e noleggiabili a chiunque ne voglia fare uso nella formulazione personale del pensiero.

Cosa ti ha offerto e cosa ha sottratto alla tua arte, e alla tua vita, essere di Reggio Calabria?

Tina Sgrò ad Arte Laguna 2013 a Venezia


La società reggina è nell’insieme bizzarra e debole. L’offerta ha molte pecche, in quanto l’atteggiamento predominante è quello di schiacciare coloro che hanno voglia di emergere e lavorano tanto per ciò. Una forma tumorale di profonda invidia che crea molti problemi e li aggiunge a quelli già urticanti della città in sé. Non mi sottrae nulla, in quanto per fortuna trovo sempre terreni fertili e accoglienti (ovviamente fuori dalla mia città), dove muoversi con intelligenza, vigore e radiosa energia credo sia una delle poche strade sicure da percorrere.

Nella tua visione creativa. Come ti vedi tra cinque anni?

Spero piena di cose da fare. Progetti, soprattutto all’estero. Ciò che mi manca adesso. Ma sto lavorando per questo fin d’ora.

Una frase che va per la maggiore è “dobbiamo ripartire dalla cultura”. Proviamo a riempire questa frase di contenuti. Come possiamo immaginare questa ripartenza?

In realtà non so se ci devo credere o no. Ancora mi arrabbio per quello che di spiacevole succede spesso e per quello di meraviglioso che potrebbe avverarsi ma non si realizza. Cos’è la cultura? Non certo desertica erudizione, ma un abbraccio largo tra erudizione e spazio mentale aperto. Non amiamo la nostra terra, non guardiamo il mare con occhi emozionanti. Non uniamo, cioè, l’erudizione all’emozione, all’anima. Questo è il problema principale. Poi, la nostra maledetta genetica, improntata alla distruzione di tutto ciò che anche la natura si sforza di darci. Spero, aggrappata ad un filo finissimo, che il futuro possa divenire intreccio artistico/culturale/civico. Il problema è uno: che tutto ciò è demandato a noi cittadini che disprezziamo Reggio in tutte le forme immaginabili.